Iraq, 77.000 iracheni uccisi in cinque anni secondo il Pentagono

Settantasettemila (77.000) iracheni uccisi dagli inizi del 2004 all’agosto 2008 – nella stragrande maggioranza civili.

Sono i dati forniti dal Pentagono, i più completi finora, e tuttavia notevolmente inferiori alle cifre diffuse lo scorso anno dal ministero dei Diritti Umani di Baghdad.

Non sono stati molto pubblicizzati, a dire il vero: prima di essere ripresi – ieri – dalla Associated Press (AP), erano stati pubblicati sul sito Internet del CENTCOM (il comando Usa la cui zona di operazioni include il Medio Oriente) in luglio, senza spiegazioni. In seguito a una richiesta del National Security Archive della George Washington University – sulla base del Freedom of Information Act (FOIA), legge degli Stati Uniti che garantisce la trasparenza della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini.
Ma per tre mesi nessuno se ne è occupato.

Non che adesso se ne sappia molto. L’AP riferisce che al quartier generale del CENTCOM – a Tampa, in Florida – il portavoce non è stato in grado di fornire delucidazioni.

Settantasettemila (77.000) iracheni uccisi dagli inizi del 2004 all’agosto 2008 – nella stragrande maggioranza civili.

Sono i dati forniti dal Pentagono, i più completi finora, e tuttavia notevolmente inferiori alle cifre diffuse lo scorso anno dal ministero dei Diritti Umani di Baghdad.

Non sono stati molto pubblicizzati, a dire il vero: prima di essere ripresi – ieri – dalla Associated Press (AP), erano stati pubblicati sul sito Internet del CENTCOM (il comando Usa la cui zona di operazioni include il Medio Oriente) in luglio, senza spiegazioni. In seguito a una richiesta del National Security Archive della George Washington University – sulla base del Freedom of Information Act (FOIA), legge degli Stati Uniti che garantisce la trasparenza della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini.

Ma per tre mesi nessuno se ne è occupato.

Non che adesso se ne sappia molto. L’AP riferisce che al quartier generale del CENTCOM – a Tampa, in Florida – il portavoce non è stato in grado di fornire delucidazioni.

Questi i numeri: 63.185 civili uccisi e 13.754 membri delle forze di sicurezza (esercito e polizia).

I giornalisti dell’agenzia di stampa avrebbero voluto sapere, ad esempio, se fra i civili vengono contati anche gli insorti, e fra le forze di sicurezza i “Figli dell’Iraq” o “Consigli del risveglio” che dir si voglia. Ma non hanno cavato un ragno dal buco.

Dati sensibili

Il fatto è che le cifre sulle vittime irachene del conflitto seguito all’invasione guidata dagli Stati Uniti sono roba politicamente delicata – e molto. Tant’è che per diversi anni il governo di Baghdad aveva smesso di fornire i dati in suo possesso alla Missione delle Nazioni Unite.

Lo scorso anno le stime diffuse dal ministero dei Diritti Umani: 85.694 morti dal gennaio 2004 al 31 ottobre 2008, fra civili e forze di sicurezza.

Non che le autorità di Baghdad siano diventate più trasparenti. Ieri funzionari del ministero della Sanità, che tiene il conto degli iracheni uccisi (o cerca di tenerlo) tramite i certificati di morte, si sono rifiutati di discutere i nuovi dati degli americani.

Dati che sono stati scoperti dalla AP questa settimana, nel corso di un controllo di routine. L’agenzia di stampa infatti verifica regolarmente i numeri delle vittime del conflitto iracheno (civili e militari), che ha iniziato a chiedere nel 2005, sempre attraverso il FOIA.

I numeri esatti del conteggio del CENTCOM riportano 76.939 iracheni uccisi e 121.649 feriti in totale fra il gennaio 2004 e l’agosto 2008. Nello stesso periodo, le vittime fra le truppe Usa e quelle della cosiddetta “Forza multinazionale” sono state 3.952.

I dati resi pubblici sono assai poco specifici anche riguardo alle cause di morte dei civili.

Le stime variano

Quanti siano precisamente gli iracheni morti dall’invasione del marzo 2003 a oggi non è facile saperlo.

Una delle stime più diffuse – quella di Iraq Body Count, un gruppo indipendente, basato in Gran Bretagna, che cerca di tenere il conto delle vittime civili dall’inizio della guerra – varia fra 98.252 e 107.235 dal marzo 2003 al 19 settembre 2010.

Ma esistono stime molto superiori, che arrivano a centinaia di migliaia di morti – e non sono state aggiornate.

La più famosa, del 2006, pubblicata sulla rivista medica britannica Lancet, parla di oltre 600.000.

La AP, che fino al mese scorso ha compilato un suo conteggio quotidiano degli iracheni uccisi nelle violenze confessionali (esclusi gli insorti), dà un totale di 49.416 morti (fra civili e membri delle forze di sicurezza) nel periodo compreso fra il 28 aprile 2005 e il 30 settembre 2010. Ma avverte che si tratta di stime al ribasso, perché di molti omicidi e uccisioni non si viene a sapere, specie se avvengono nelle zone più remote dell’Iraq.

Meglio tardi che mai

E ora arriva il CENTCOM. Meglio tardi che mai.

I suoi dati sono disaggregati per province, e mostrano un picco nelle uccisioni di civili fra il 2006 e il 2007, periodo nel quale in Iraq ci fu una vera e propria guerra civile a carattere confessionale – sciiti contro sunniti.

Dagli oltre 2.100 iracheni uccisi in media ogni mese nel 2006 (rispetto ai 239 al mese del 2004) si arrivò a volte a superare i 3.000 al mese nel 2007.

Poi la discesa brusca – in concomitanza con gli effetti della cosiddetta “surge”: la strategia irachena del presidente Usa George W. Bush basata sull’aumento delle truppe, nonché dei “Consigli dei risveglio” sunniti, e della tregua dichiarata da Muqtada al Sadr.

Tutti fattori che, messi insieme, contribuirono a ridurre notevolmente la violenza.

Nel luglio 2008, le cifre del CENTCOM danno 804 civili iracheni uccisi, che scendono a 488 il mese successivo, agosto.

E qui si fermano, ma la violenza in Iraq non si è fermata.

Gli iracheni continuano a piangere i loro morti – vittime di attentati, omicidi, violenze.

Anche se nessuno sa esattamente quanti siano.

Fonti: Associated Press, Washington Post