Iran, no di Washington alla mediazione russa

Gli Stati Uniti sembrano aver deciso di tirare dritti per la strada del confronto duro con l’Iran. Alla proposta del ministro degli Esteri russo Lavrov di tenere una riunione straordinaria tra Cina, Russia, Troika europea (Germania, Francia, Gran Bretagna) e gli stessi americani per trovare una posizione comune prima della riunione del Consiglio di sicurezza, da Washington hanno risposto picche. A parlare è stato il numero tre del Dipartimento di Stato, Nicholas Burns, che in questi giorni parla spesso di nucleare iraniano. Burns ha spiegato che il suo Paese vuole che le prime discussioni ufficiali si tengano esclusivamente in seno all’Onu. E visto che in Consiglio di sicurezza siederà l’ambasciatore John Bolton, a cui non piacciono il Palazzo di vetro, il multilateralismo e i toni diplomatici, e poco probabile che la posizione comune si trovi in quell’occasione («spingeremo sul Consiglio il più che possiamo per arrivare a una risoluzione che richiami l’attenzione iraniana» ha detto giovedì). Quello che sappiamo è che la riunione si terrà nei primi giorni della prossima settimana e che, secondo indiscrezioni pubblicate dal New York Times, la bozza predisposta da Francia e Gran Bretagna chiede al direttore dell’Aiea El Baradei di relazionare al Consiglio con l’obbiettivo ufficiale di raggiungere un accordo con l’Iran che garantisca l’impiego pacifico delle tecnologie nucleari da parte di Teheran. Nella bozza non si menzionano le possibili sanzioni e questa è l’unica strada per sperare di far abbassare i toni a Teheran.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan ha invitato a usare tutte le carte della diplomazia: «I negoziati devono andare avanti non so quale azioni o decisioni il Consiglio finirà per prendere, ma gli sforzi dell’Aiea e delle altre parti coinvolte devono proseguire». Il problema dei toni usati con l’Iran è cruciale, dopo aver tirato la corda, a Teheran non vogliono essere umiliati, mostrare all’opinione pubblica di aver chinato il capo di fronte a Bush. Ci vorrebbe quell’equilibrio che non sembra essere elle corde di Bolton ma che potrebbe essere in quelle dei diplomatici europei e russi. Chi non sta avendo un ruolo, ancora una volta, è l’Europa come unione: la riunione dei ministri degli Esteri a Salisburgo ha prodotto la seguente posizione di Javier Solana, rappresentante europeo per la politica estera: «Non escludo le sanzioni, dipende da che tipo, perché ovviamente non vogliamo colpire il popolo iraniano». Delicato nei toni quanto improbabile mediazioni tra posizioni evidentemente diverse. Un poco più preciso è il francese, «Non vogliamo sanzioni punitive, la mano (del compromesso) è tesa, negoziati sono possibili». Lo sforzo di Parigi sembra dunque essere quello di sostenere un po’ la Russia, mentre Blair usa toni più forti spiegando che se Teheran non adempierà ai suoi obblighi «si creerà una situazione seria». Gli obblighi sono gli stessi a cui non hanno mai adempiuto l’India – fino alle promesse contenute nell’accordo di questi giorni con Bush -, il Pakistan e Israele.

Stranamente moderata è suonata la spiegazione di Bush della frase da lui stesso pronunciata secondo cui «l’Iran rappresenta una grave minaccia». Secondo il presidente le minacce sono la fine dell’export di greggio e la volontà di distruggere Israele. Da Gerusalemme, dove l’ha bomba c’è già, fanno sapere che non tollereranno passi indietro dell’Onu. Il premier ad interim Ehud Olmert ha sostenuto che «Bisogna parlare meno e lavorare di più, non possiamo in alcun modo accettare la possibilità che l’atomica finisca in mani iraniane». E alla domanda sull’ipotesi di colpire le istallazioni nucleari iraniane, come già fatto nel 1981 con una centrale irachena, ha risposto «di queste cose non si parla».