Iran, i fantasmi della guerra sporca

Trovare una foto di Reza Baruni in internet è una missione impossibile. Eppure il suo nome, negli ultimi venti giorni, è stato al centro di un mistero che ha molti risvolti internazionali, di quelli che fanno gola agli appassionati di noir e spy story.

L’unica certezza è che l’ingegnere aeronautico iraniano Reza Baruni è morto. Su tutto il resto aleggia un mistero assoluto. Baruni è considerato da tutti gli analisti del settore il padre dei droni della Repubblica Islamica, gli Unmanned Aerial Vehicle (Uav), cioè aerei senza pilota. Permettono di spiare gli avversari e di attaccare bersagli strategici senza rischiare un solo soldato. Baruni si occupava di questo, anche se il suo nome era noto solo ai vertici politici e militari del regime di Teheran. Viveva con la sua famiglia in una bella villa ad Ahwaz, città iraniana capoluogo della regione del Khuzestan, nei pressi del confine con l’Iraq. Il 1 agosto 2010 la sua casa è saltata in aria. Baruni è morto e nessun organo d’informazione iraniano ne ha parlato.

Il 17 agosto 2010, Debka (sito d’intelligence molto vicino ai servizi segreti israeliani) pubblica la notizia dell’avvenuta morte di Baruni e ne fornisce la sua ricostruzione: la casa dell’ingegnere iraniano è saltata in aria a causa di tre ordigni molto potenti. Baruni è stato assassinato. Le agenzie di mezzo mondo rilanciano la notizia e le autorità iraniane, senza dare comunque eccessivo risalto alla vicenda, forniscono la versione ufficiale: confermano la morte di Baruni, ma ne attribuiscono la causa a una fuga di gas che ha generato l’esplosione che ha ucciso l’ingegnere. Debka, che tante volte ha lanciato notizie di un certo peso – non tutte supportate da prove inconfutabili – insiste sulla tesi dell’assassinio mettendo sul tavolo una serie di ipotesi rispetto a chi ha messo le bombe:

– I servizi segreti dei paesi del Golfo Persico, Arabia Saudita in testa. Le ricche monarchie del Golfo sono più preoccupate degli Stati Uniti e di Israele dallo sviluppo bellico dell’Iran. La lotta secolare tra sunniti e sciiti sta vivendo una nuova stagione di tensioni e le minoranze sciite, soprattutto in Arabia e in Bahrein, subiscono il fascino (e ricevono fondi) dalla casa madre iraniana.
– I servizi segreti israeliani sempre più preoccupati dell’Iran e delle forniture di armi e tecnologia a Hezbollah in Libano
– I servizi segreti Usa, infastiditi da tempo dai voli spia iraniani (alcune fonti fissano i primi al 2006 in Iraq e Afghanistan) e premurosi di rassicurare Israele, per impedirgli un attacco all’Iran che aprirebbe scenari di guerra nella regione
– Gli indipendentisti del Khuzestan, unica regione a maggioranza araba e sunnita dell’Iran (paese governato dalla casta sciita e persiana), già supportati da Usa e Gran Bretagna in passato e che si oppongono al centralismo di Teheran.

Prove? Nessuna. Debka, per pubblicare la notizia, ha scelto il giorno in cui il ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahidi annunciava in conferenza stampa la nascita di Karrar, il nuovo drone spia iraniano, e lo sviluppo dei modelli di aerei senza pilota Rad e Nazar, in grado di compiere operazioni offensive. Gli apparecchi che il Segretario alla Difesa Usa Robert Gates, cinque mesi fa, ha definito ”una grande preoccupazione per Washington”. Gli stessi, però, che il Washington Post prima (con l’inchiesta Top Secret America) e il New York Times dopo (con l’inchiesta The Shadow War) hanno denunciato come gli strumenti chiave della ‘guerra sporca’ statunitense, grazie ai quali sono stati assassinati nemici degli Usa in Yemen e in Pakistan.

E’ in corso una guerra sporca anche con l’Iran? Difficile dirlo, ma restano almeno altri due episodi avvolti dal mistero. Il primo è quello dello scienziato iraniano Shahram Amiri, scomparso durante il suo pellegrinaggio alla Mecca nella primavera 2009 e riapparso un anno dopo in un video nel quale diceva di essere stato rapito dai servizi segreti sauditi e consegnato agli Usa. Lui, secondo la sua versione dei fatti, fornita quando si è consegnato all’ambasciata pakistana a Washington il 13 giugno 2010, si è rifiutato di fornire alla Cia i dati del programma nucleare iraniano al quale lavorava. La storia, però, lascia perplessi. Accolto come un eroe al suo ritorno in Iran, Amiri si è probabilmente consegnato spontaneamente agli Usa per ‘vendere’ i suoi segreti. Qualcosa, dopo, è andato storto e l’Iran ha girato a suo favore una fuga pericolosa, facendola passare per un atto di pirateria Usa. Ma se era stato rapito, come ha fatto Amiri a videoregistrare un messaggio e poi ad andare all’ambasciata del Pakistan?

Episodio più nebuloso, invece, è quello della morte di Massud Ali-Mohammadi, docente di fisica nucleare all’Università di Teheran, assassinato l’11 gennaio 2010 nella capitale iraniana. Il professor Ali-Mohammadi è stato ucciso dall’esplosione di una motobomba azionata a distanza nel momento in cui il docente usciva di casa per recarsi al lavoro. “L’omicidio è opera di elementi antirivoluzionari, eseguito con una bomba piazzata da agenti americani e sionisti”, afferma l’agenzia stampa Fars, vicina all’esecutivo del presidente iraniano Ahmadinejad, ma poco dopo l’attacco viene rivendicato da un gruppo rivoluzionario sconosciuto e ostile agli ayatollah.

Non è finita. Ali Mahmoudi Mimand, padre del programma missilistico dell’Iran, è morto otto anni fa in una misteriosa esplosione all’interno di un complesso militare. Nel febbraio 2007 è stato il turno del professor Ardenshir Hassenpour, ucciso da una fuga di gas radioattivo. Hassenpour era ritenuto dall’intelligence di mezzo mondo il massimo esperto iraniano nel settore della ricerca militare. Nell’agosto 2008, infine, un aereo decollato da Bishkek, capitale del Kirghizistan, e diretto a Teheran si schianta al suolo causando la morte di 44 tra ingegneri e scienziati iraniani.

Spie, complotti e morti misteriose che formano un quadro a tinte fosche dove l’unica certezza è il dubbio.