“Io credo nella rivoluzione come posso sostenere la guerra”

Claudio Grassi è della bassa reggiana, nato e residente a Bibbiana, ex operaio metalmeccanico, invaghitosi in età giovanile di Ernesto Che Guevara. Della sua vita si conoscono pochi gesti rivoluzionari, tra questi sicuramente è da riferire la solitaria ma vittoriosa battaglia contro i motori di casa Agnelli. E´ infatti riuscito a far macinare alla sua Lancia Dedra cinquecentomila chilometri, opponendo così per anni un secco rifiuto – tuttora vigente – a rimetter piede in un autosalone Fiat. Sul voto di Grassi, uomo mite e metodico, capo degli oppositori a Bertinotti, alla guida della corrente dell´Ernesto, ora leader del team dei senatori dissenzienti, passa la vita del governo di Romano Prodi.

Se lei vota no al proseguimento della missione dell´Afghanistan conferma la sua indole rivoluzionaria ma manda a casa il governo e chiude con Rifondazione.
«Non voglio imitare tutti quei compagni che quando stanno all´opposizione ogni giorno la sparano grossa, annunci grandissimi, faremo questo e quello, poi si ritrovano al governo e si acclimatano subito al nuovo modo di pensare, al registro delle piccole cose possibili. Vorrei essere coerente».

Non sa come uscirne.
«Mi chiedo sempre se le mie ragioni hanno un senso, mi vengono in mente un sacco di pensieri, le raccomandazioni dei miei compagni di Bibbiana a non fare stupidaggini, il dovere di lealtà che ho…»

In vita sua non le era mai capitato di trovarsi tanti giornalisti intorno.
«Mi mette angoscia, perché io sono nuovo di questo mondo, tutti chiamano, vogliono sapere»

Ha paura di parlare troppo, di esagerare, di cadere nella trappola mediatica, una dichiarazione, poi un´altra
«Ci penso bene prima di dire una cosa»

Si ripassa a mente le dichiarazioni. Lo fa la sera a casa, prima di prendere sonno?
«Mi ripasso i concetti. Mi dico: noi abbiamo sempre detto no alla guerra in Afghanistan. Otto volte no. Come posso io cambiare posizione?»

L´Italia ha dei doveri internazionali, degli impegni assunti. E la missione è coperta e garantita da un deliberato dell´Onu. Ci sono trentatrè paesi impegnati a Kabul.
«Ma gli americani guidano, danno ordini e attaccano».

Il suo convincimento è questo?
«La realtà è questa».

Se è così deve rifiutare il sostegno.
«E´ così».

Però sappia che cade il governo.
«Io non voglio far cadere il governo».

La sento avvilito.
«E´ che non fanno nulla per venirci incontro! Presentano una mozione che è scritta apposta per ottenere il voto di Gianfranco Fini, non il nostro. Perché lo fanno?»

Il governo per lei sarà un´eterna via crucis.
«Cosa chiediamo in fondo? Che nella mozione scrivano che anche da lì un giorno dovremo venir via. Che siamo dal 2001 a Kabul e non possiamo restarci all´infinito».

Il senatore verde Bulgarelli, anche lui del fronte del no, dice che a volte si sente molto stupido.
«Anche lei pensa che la gente non sopporti questa tiritera dell´Afghanistan?».

Beh, lei che ne dice?
«Temo che possa stancare. Ma come faccio a cambiare idea?»

Grassi, lei crede nella rivoluzione?
«Io sì».

Lei crede che sia alle porte un governo rivoluzionario in Italia?
«Io penso che forse non è alle porte, ma che sicuramente ci sarà»

Lei lo vedrà?
«Forse io no, ma mio figlio sì. Penso che ci sarà bisogno di cambiare profondamente le regole e il regime della nostra vita».

Pensa che vincerete. Voi dell´Ernesto.
«Se non fossi convinto di quel che faccio non sarei qui».

Bertinotti è il suo leader. Dice che bisogna fermarsi.
«Anch´io voglio vedere Prodi governare cinque anni»

Con le sue idee nemmeno ai cinque mesi arriva.
«Se lui ci dà una mano, se cambia la mozione noi voteremo sì. E garantiamo il nostro appoggio anche su altri atti determinanti di governo».

Grassi, lei è senatore adesso.
«E´ cambiata la mia vita»

Anche il suo stipendio.
«Mi posso permettere più cose».

Il compagno Fausto viaggia in auto blu con la bandiera di Stato.
«Non mi suona strano. L´incarico che ricopre gli concede questi onori. E´ giusto».

Voti sì e continui a portare la croce.
«Ma le mie idee dove vanno a finire? Non sono uomo da bluff».

E allora voti no ma prepari i bagagli. Neanche al suo paese riuscirà a mettere più piede.
«Al paese non fanno altro che consigliarmi prudenza».

Non si angosci però.
«Un po´ di apprensione c´è».