Intervista di Radio Città Aperta a Claudio GRASSI

Vorremo chiederti una valutazione dei risultati elettorali e in particolare di quello conseguito dal tuo partito, Rifondazione Comunista.

A me pare che una prima valutazione del risultato complessivo sia abbastanza semplice ed inequivocabile. Ci troviamo di fronte a un successo importante della coalizione di centrosinistra e a una sconfitta di Berlusconi e del suo governo. Si tratta di elezioni regionali ma, essendo il loro risultato così omogeneo su tutto il territorio nazionale, assumono obiettivamente una valenza politica.

Parlare di un referendum su Berlusconi in queste elezioni pensi sia pertinente o una forzatura?

E’ vero che elezioni politiche sono una cosa diversa, come oggi fanno notare anche molti analisti, a partire da Mannheimer, e cioè che Berlusconi riesce a mettere in campo una iniziativa politica che ha più difficoltà ad avere riscontri nell’ambito di elezioni amministrative. Ma non c’è dubbio che questo risultato segni il punto più basso del consenso e della popolarità del governo e dello stesso Berlusconi.

Però occorre dire che, dopo la vittoria del 2001, ogni volta che si è andati a una verifica elettorale – sia sul piano locale, sia alle suppletive che alle europee – la coalizione di governo ha perso.

E’ vero, come dice anche Berlusconi, che le elezioni di metà mandato penalizzano chi governa e favoriscono di solito l’opposizione; è successo anche in Germania a Schroeder nelle votazioni dei vari Land. Detto questo, l’entità del calo della Casa delle Libertà e il successo delle forze di centrosinistra del 3 e 4 aprile sono stati talmente significativi da non essere comparabili con quelli precedenti che tu prima hai citato.

E’ una sconfitta del personaggio Berlusconi, del leader politico, o è sconfitto anche il modello berlusconiano e l’esistenza di un blocco sociale che riconosce i propri interessi materiali entro il governo attuale?

Io credo ci sia il crollo della sua popolarità (il Berlusconi di oggi non è nemmeno paragonabile al Berlusconi non dico di dieci anni fa ma nemmeno di cinque anni fa) in conseguenza dei risultati indubbiamente negativi non solo per i lavoratori e per i ceti sociali più deboli ma anche per l’economia del paese nel suo complesso, e insieme credo si sia determinata se non proprio una crisi del suo blocco sociale, certamente l’ampliarsi di contraddizioni significative. Anche il riposizionamento della Confindustria, assai diverso comunque da quello di alcuni anni fa, la dice lunga sullo sgretolamento di un blocco sociale che aveva puntato su di lui negli anni passati.

Il risultato in Puglia è certamente clamoroso da questo punto di vista.

La vittoria del nostro compagno Nichi Vendola in Puglia è importantissima. Non solo perché era difficile vincere, vista la disparità dei voti, ma poiché contro la Destra era schierato un candidato comunista che – al contrario di quello che si è sempre sostenuto nel Centro Sinistra – non solo non ha fatto “fuggire” i voti moderati, ma ha motivato alla partecipazione e al voto settori della società che sono stati decisivi per vincere.

Il risultato elettorale di Rifondazione Comunista fa discutere: oggi Rina Gagliardi dedica a questo un articolo e anche tu in un comunicato stampa distingui un giudizio generale sulle elezioni da un giudizio sul risultato complessivo del tuo partito, che non si può dire soddisfacente.

Mi pare che anche la Gagliardi riconosca che il risultato del partito non è quello che ci si attendeva. E’ un risultato non soddisfacente e questo mi pare venga riconosciuto da tutti. Ci attestiamo appena sopra le precedenti elezioni regionali del 2000, ma vorrei che non si dimenticasse – tanto per stare a un tema molto caro ai compagni della maggioranza del Prc – che le precedenti elezioni regionali del 2000 sono avvenute in un’altra epoca storica perché si sono svolte prima dell’inizio della ripresa dei movimenti in Italia, prima di Genova, prima del grande movimento per la pace, prima della rinascita del conflitto sociale. Quindi si tratta di un’altra fase politico sociale del paese. Io credo che il raffronto deve essere fatto con delle elezioni più ravvicinate, in particolare con le elezioni europee del 2004.

Però se facciamo il confronto con le europee il risultato è pesante…, nel senso che il calo per il PRC è consistente.

Guarda, fosse solo questo l’aspetto principale, non sarebbe neanche così negativo, perché assistiamo a un arretramento dello 0,6-0,7% e noi abbiamo sempre scontato un risultato meno brillante nelle elezioni amministrative rispetto alle elezioni europee e politiche. L’elemento che mi porta a un ragionamento più preoccupato riguarda il fatto che in questa competizione elettorale tutte le forze di centrosinistra avanzano rispetto alle elezioni europee e solo Rifondazione Comunista arretra. Questo è il punto: si registra nella società uno spostamento a sinistra dell’elettorato che Rifondazione non intercetta. Questo mi pare l’elemento politico su cui indagare, anche perché avviene dopo un periodo in cui Rifondazione ha avuto il massimo della visibilità politico-mediatica.

Purtroppo nell’ambito dello schieramento di centrosinistra viene molto premiata la componente moderata di impostazione riformista a dimostrazione, ancora una volta, che l’analisi della maggioranza di Rifondazione che sorregge tutto l’impianto dell’attuale linea politica – e cioè che bisogna entrare nel governo perché l’elettorato del centrosinistra si è spostato a sinistra – non ha purtroppo trovato un riscontro in queste elezioni, anzi ha trovato purtroppo un riscontro opposto.

Già, infatti crescono la Margherita e l’Udeur di Mastella.

La verità è che il vero vincitore di queste elezioni è la lista Uniti nell’Ulivo.

Roma, 6 aprile 2005