Intervista ad Ahmed Sadat: “Ripartire dall’OLP per ridare forza all’ANP”

Ahmed Sadat è il segretario generale del PLFP (il fronte popolare di liberazione della palestina), storico movimento politico che è nato come partito nazionalista arabo di ispirazione marxista, durante la guerra dei sei giorni scoppiata nel 1967. Dal gennaio 2002 Sadat è rinchiuso nelle carceri palestinesi insieme ad Ahed Abu Galmin, il capo delle brigate di Abu Ali Mustafa, braccio armato del partito. Durante l’assedio israeliano della Moquata, quartiere generale di Arafat nell’aprile del 2002 gli israeliani chiesero la testa dei due leader politici del PLFP in cambio del ritiro delle truppe israeliane dalla zona circostante al palazzo presidenziale di Arafat a Ramallah. Si giunse cosi nel mese di Aprile ad un accordo tra israeliani, statunitensi, britannici da un lato e l’Anp dall’altro. Tale accordo prevedeva che sia Ahmed Sadat che Ahed Abu Galmin sarebbero stati chiusi nel carcere palestinese di Gerico, città situata ad est della Palestina a pochi chilometri dal confine con la Giordania, sotto il continuo controllo degli americani e dei britannici. Sadet rimane comunque il segretario generale del partito anche se è impossibilitato a muoversi e a svolgere le normali funzioni politiche, tuttavia riceve settimanalmente le visite di delegazioni de militanti del PLFP da tutta la Palestina. Abu Galmin nel 2002 era ricercato sia dagli israeliani che dall’ANP perché accusato di avere organizzato l’assassinio del ministro israeliano ultra conservatore Rehavam Zeevi il 17 novembre del 2001. Il capo delle brigate di Abu Ali Mustafa (storico leader del plfp vittima di un omicidio mirato da parte dei soldati israeliani) sottolinea che il PLFP e uno dei pochi partiti palestinesi laici che non ha abbandonato la resistenza armata e puntualizza “il PLFP è contrario agli attacchi dei civili. la nostra strategia è indirizzata a colpire i coloni e i soldati israeliani. Noi portiamo avanti azioni, anche armate se è necessario, che fanno avanzare la resistenza e ci avvicinano al nostro obiettivo primario che è quello di liberare la Palestina dall’occupazione israeliana e porre le basi per un futuro stato democratico.” Chiedo allora cosa pensa riguardo alla pratica degli attacchi suicidi portati avanti da Hamas. Abu Galmin mi risponde: “certo che non possiamo condannare una persona che sacrifica la propria vita per la causa palestinese ma è vero anche che non accettiamo assolutamente questa forma di lotta politica” Come a voler dire noi con Hamas non c’entriamo per nulla e Sadat aggiunge che l’Unione Europea ha commesso un grave errore politico nell’inserire il PLFP nella lista delle organizzazioni terroristiche nel giugno del 2002 al pari di Al Quaeda e di altre organizzazione islamiste, invece di riconoscere il PLFP come interlocutore politico nel conflitto israelo-palestinese. Sadat è fortemente debilitato dalla prigionia forzata sotto il formale controllo dell’ANP, formale perché in realtà il carcere di Gerico è posto sotto sorveglianza da parte degli uomini della Cia e dei servizi Britannici. Non ha ancora ricevuto alcun processo e la sua è una detenzione sine die, nel senso che la sua situazione giuridica dipenderà dall’evolversi della situazione politica della Palestina. Una situazione che rimane sospesa e sottilmente legata alle sorti del conflitto e dell’avvenire della Palestina e del suo popolo.

Dopo il ritiro di Gaza molti tra opinionisti e politici Italiani considerano Sharon come un uomo di pace. Anche larghi settori del centro sinistra italiano hanno accolto come un fatto positivo il disimpegno da Gaza del premier Israeliano. Il ritiro è un bluff o Sharon è cambiato veramente?

Sì e no, nel senso che esistono alcune novità nel conflitto. Con il ritiro da Gaza Sharon si è reso conto che è stato sconfitto, che Gaza è economicamente e militarmente un grosso sacrificio e che il gioco non vale la candela; insomma controllare Gaza non è poi cosi strategico.

Che cosa è cambiato allora?

La Cisgiordania resta sotto l’occupazione israeliana, la costruzione del Muro continua anche all’interno della Green line (linea che demarca i territori della west Bank prima dell’ occupazione nel 67 ), non c’è libertà di movimento per i palestinesi all’interno della West Bank, in altre parole cambia la tattica non la strategia che rimane inalterata. Il piano di Sharon è di indebolire materialmente la Palestina, esasperando le condizioni sociali dei palestinesi limitando lo spazio fisico di movimento, aumentando la repressione e controllando i confini. Sharon vuole prolungare ed esasperare l’occupazione per poi sedersi al tavolo dei negoziati a cose già fatte. Vuole prender più tempo per forzare ed imporre queste umilianti condizioni. Ricordo anche che Sharon è sostenuto da Bush che alla vigilia della sua seconda rielezione gli ha garantito il totale controllo su Gerusalemme e il mantenimento degli insediamenti dei coloni nella West Bank. Mentre l’Unione Europea sta solo a guardare e non fa nulla di veramente concreto.

Il PLFP si è rifiutato di fare parte dell’ Autorità Nazionale Palestinese costituitasi dopo gli accordi di Oslo. L’ANP è diventata così il solo interlocutore nelle relazioni diplomatiche. Perché tale scelta?

Se vogliamo migliorare le istituzioni dell’ANP sia dal punto di vista della democrazia interna sia dal punto di vista della forza politica dobbiamo mettere in moto l’OLP (l’organizzazione per liberazione della Palestina), che in passato era un organo plurale composto da diverse forze non omogenee ma che aveva come unico obiettivo quello di liberare la Palestina e di rendere unite tutte quelle forze che agiscono verso questo obiettivo. Gli organi interni all’OLP sono ormai svuotati di un ruolo politico effettivo, la costituzione dell’ANP e gli accordi di Oslo sono serviti a dividere le forze politiche che si battevano in maniera unitaria. Per cui il parlamento nazionale palestinese deve essere considerato come parte integrante dell’OLP. Noi non vogliamo dividere le istituzioni e le forze democratiche che le compongono come anche Al Fatah. Ma è certo che adesso l’OLP è fortemente indebolito

Come si risolve la situazione a livello internazionale visto che il PLFP non riconosce anche la Road Map ?

Come gia detto Israele continua a controllare i confini con Gaza, ma la questione più grave riguarda i confini con l’Egitto, mi chiedo quale diritto abbiano di controllare anche questi. Insomma non c’è nessun reale ritiro da Gaza e l’ONU deve intervenire a regolare con una risoluzione la questione dei confini con l’Egitto. Per quanto riguarda la Road Map, questa è funzionale agli interessi di Israele, noi come PLFP proponiamo una via alternativa: convochiamo urgentemente una conferenza internazionale che spinga Israele ad applicare le numerose risoluzione del Consiglio di Sicurezza che sono rimaste solo sulla carta, e che le loro applicazioni siano controllate da rappresentanti internazionali. Questo è per noi l’unico processo di pace da perseguire