Intervista a James Petras su alcune questioni internazionali

Intervista a James Petras su alcune questioni internazionali

Efraín Chury Iridarne – CX36 Radio Centenario

Efrain Chury Iridarne dell’emittente uruguayana Radio Centenario ha intervistato il sociologo James Petras in merito ad alcune delle principali questioni internazionali del momento.

Mi hanno appena portato una notizia dell’ultima ora, anche se in continuità con quanto sta succedendo. Un dispaccio che dice “La violenza non ha fine in Afghanistan” e che il giorno seguente un attentato molto sanguinoso, è stato compiuto un altro gesto suicida, in conseguenza del quale sono morte 35 persone. Che sta succedendo alla NATO e agli Stati Uniti in Afghanistan? Controllano o no la situazione?

Non la controllano; le forze dell’opposizione, la resistenza guerrigliera, i gruppi talebani, sono tutti all’offensiva ed hanno aumentato i loro attacchi alle forze della NATO in tutto il paese e specialmente nel sud.

Ciò indica anche che le forze della resistenza non sono state sconfitte, che i 40.000 soldati della NATO non sono sufficienti. Gli USA sono molto preoccupati per il fatto che gli europei non vogliono mandare loro truppe nel sud. Per esempio i tedeschi rifiutano di adempiere alla richiesta degli USA di mandare le loro truppe nei posti più a rischio.

In tal senso credo che le forze della NATO si stiano logorando, siano insufficienti e che tutte le speranze della Casa Bianca di poter risolvere questa situazione si siano chiaramente dimostrate vane.

Credo che si presentino due possibilità: che gli Stati Uniti aumentino le loro truppe oppure che si ritirino nei bunker. Non c’è alcun segnale del fatto che gli altri paesi si apprestino ad aumentare le loro truppe di combattimento e ciò non va affatto bene agli Stati Uniti perché le loro forze sono già sovradimensionate in Iraq. Possono inviare circa 2.000 marines, ma ciò non cambierebbe i rapporti di forza in Afghanistan. Credo che stiamo andando incontro ad un periodo di logoramento, con più attacchi, e in cui le forze dei capi tribali comperati dagli USA subiranno forti pressioni.

Le bombe cadute negli ultimi giorni sono attacchi ai dirigenti tribali alleati degli USA che non sono in grado di controllare i luoghi su cui tradizionalmente esercitano il comando.

Petras, i titoli di oggi. Per la seconda volta in 18 anni il Kosovo dichiara la sua indipendenza. Cosa ne pensa?

Bene, esiste un’entità che ora si definisce paese-nazione, stato-nazione, che ha una storia infame. Il presunto presidente, il signor Thaci, era stato etichettato come terrorista da tutti i paesi, compresi i delegati nordamericani, quelli europei e gli altri, perché il signor Thaci è un gangster ed era e continua ad essere legato ai narcotrafficanti, alla tratta delle donne, è un assassino di albanesi che non sono d’accordo con le sue opinioni. Negli anni 90 era universalmente noto come il principale ganster di tutta la Jugoslavia. E in seguito, quando gli USA hanno avuto bisogno di un dirigente, una persona dotata di potere, o per meglio dire, di un’organizzazione di assassini, hanno scelto Thaci perché diventasse presidente.

Il signor Thaci accetta la principale e più grande base militare nordamericana in tutta l’Europa. E’ vero, c’è la più grande base militare nordamericana nel Kosovo.

Di più: il signor Thaci ha compiuto la peggior pulizia etnica nel Kosovo. Ha costretto 200.000 serbi ad uscire dal paese, con attacchi, violenza e assassini, mentre tutti giornali – penso a El Pais, la Republica in Uruguay – non ne parlano.

Non ne parlano affatto.

Ma se vai a sfogliare i grandi giornali degli anni 90, 95, 96, trovi proprio quello che sto commentando: che il signor Thaci è stato il più feroce gangster politico nel corso di tutto lo scontro tra lo stato jugoslavo e il Kosovo.

In ogni caso anche la Spagna ha i suoi separatisti, come pure la Grecia e la Romania… E non sono favorevoli al riconoscimento proprio per i problemi che hanno con i separatisti. E se chiedi all’opinione pubblica, i kosovari sono molto mal visti perché in tutta Europa gangster albanesi del Kosovo sono coinvolti in un grande traffico di droga, in vendita di armi, ecc. Non sono certo ben visti.

Ovviamente non tutti gli albanesi del Kosovo sono gangster, ma esistono estese reti famigliari, che vanno al di là dei vertici dello stato del Kosovo. Ci sono famiglie intere che dipendono da questi traffici. Ma ci sono anche molti albanesi nel Kosovo che hanno una grande paura che le loro figlie escano di sera per timore che vengano rapite e buttate nel mercato della prostituzione.

E’ la provincia più pericolosa di tutta l’Europa sotto l’aspetto della sicurezza personale.

Naturalmente il Kosovo è un enclave dell’occidente nella zona?

Rappresenta parte della strategia degli USA, in paesi che manifestano qualche opposizione alla NATO, fomentare il separatismo, creare mini-entità, chiamarle indipendenti e utilizzarle per qualsiasi strategia. Nel caso del Kosovo, per gli USA è in ballo una base militare importante per il controllo dei Balcani.

Il tema petrolio ha introdotto un nuovo elemento nelle ultime settimane, rappresentato dal blocco dei conti di PDVSA da parte della EXXON Mobil negli USA, che è stato oggetto di una intensa campagna giornalistica? Cosa sta succedendo in questo momento?

In primo luogo occorre riconoscere che c’è stato da parte dei paesi petroliferi dell’OPEC un rifiuto dell’intervento nordamericano a sostegno della EXXON Mobil. Quasi tutti i paesi petroliferi stanno appoggiando la posizione del Venezuela. Anche in America Latina Chavez riceve il sostegno dell’Ecuador, il secondo paese petrolifero.

Credo che EXXON Mobil agisca quale intermediario degli USA, e spiego cosa è successo: il Venezuela voleva acquisire il controllo ed essere azionista di maggioranza. Vale a dire, pagare una compensazione alle compagnie petrolifere perché il Venezuela finalmente possa diventare il maggior azionista e avere il controllo delle imprese. Tutte le altre imprese hanno accettato l’offerta di continuare ad essere soci di minoranza dello stato del Venezuela, attraverso la vendita di parte delle loro azioni. Solo EXXON Mobil ha rifiutato l’offerta di 1.200 milioni di dollari, ed allora il governo venezuelano ha proposto di dirimere la questione mediante un arbitraggio internazionale, per trovare una transazione tra il prezzo offerto e il prezzo esagerato richiesto da EXXON Mobil, 10 volte più della proposta del Venezuela.

Mentre era in corso l’arbitraggio, improvvisamente EXXON Mobil ha intentato una causa e congelato le azioni, sebbene questo embargo non abbia alcun effetto immediato sulla vendita di petrolio e gli introiti del Venezuela. Ma costituisce una minaccia perché dietro la EXXON Mobil c’è lo stato nordamericano che, come sappiamo, da tempo sta cercando di abbattere il governo e il cui prossimo passo potrebbe essere un’altra aggressione.

Inoltre credo che il presidente Chavez capisca cosa implica questa misura, che è una misura politica. EXXON sta agendo come una forza politica e non solo per interessi economici. Il presidente ha dichiarato che taglierà la vendita di greggio a EXXON e la situazione si presenta abbastanza tesa, ma credo che in questo caso la risposta del Venezuela indica che si è disposti a rispondere colpo su colpo. Se EXXON congela, si risponderà tagliando la vendita.

Vedremo quale sarà il prossimo passo, ma è certo che le relazioni tra Venezuela e USA, in presenza di questa nuova aggressione, sono molto tese. Con un punto molto importante, rappresentato dal fatto che il Venezuela ha il sostegno dei paesi dell’OPEC, gode di un appoggio solido nel popolo unito nella difesa del petrolio, mentre l’opposizione oligarchica che naturalmente appoggia qualsiasi forza danneggi il paese, appare molto isolata, pregiudicando la sua posizione tra ampi settori della popolazione. Io direi che circa l’80% dei venezuelani è contro EXXON, e che di conseguenza questa azione ha indebolito molto la posizione degli oppositori interni che si sono schierati dalla parte della multinazionale. Credo che ciò indichi ancora una volta che questa opposizione rappresenta una quinta colonna: non è un’opposizione venezuelana quella che appoggia un’impresa totalmente sottomessa alla politica estera degli USA.

Oggi nel supplemento economico del giornale El Pais leggiamo: “i bio-combustibili causerebbero la distruzione dell’ambiente”. Si afferma anche che un’equipe scientifica ha stabilito che l’etanolo di mais quasi raddoppia le emissioni di gas serra, ma aggiunge che il tipo di etanolo la cui produzione viene promossa da Bush produce il 50% in più di emissioni. Anche l’Uruguay è impegnato nella produzione di etanolo. Che dati ci può fornire?

È un dibattito presente qui che però non circola molto. In primo luogo, qui l’uso dell’etanolo sarà molto ridotto, soprattutto perché meno dell’1% dei distributori venderebbe etanolo. E allora come verrà distribuito l’etanolo per uso automobilistico quando lo si troverà in meno dell’1% delle stazioni di servizio? E in secondo luogo, la riconversione delle auto è un obiettivo da risolvere perché al momento ci sono pochissimi produttori di auto capaci di garantire l’utilizzo dell’etanolo. La riconversione è questione risolvibile in un futuro abbastanza lontano – si dice che tra 10-15 anni qui potrebbe esserci un 10 o 12% di auto in grado di funzionare ad etanolo o con una miscela di etanolo e petrolio. Credo che l’uso dell’etanolo aumenterà qui nel prossimo decennio, ma non tanto da rappresentare una fonte alternativa.

Questo dibattito sugli effetti dell’etanolo è un dibattito tra specialisti e gli specialisti sono divisi in merito all’impatto sull’ambiente. Alcuni sostengono che diminuirà gli effetti negativi, mentre altri sostengono che li aumenterà perché il processo di generazione dell’etanolo rappresenterebbe un’altra fonte di gas nocivi. C’è anche da dire che l’etanolo non produce semplicemente effetti ma che il processo di produzione dei cereali implica anch’esso l’uso di gas nocivi.

In particolare, l’effetto negativo ha a che vedere con il trasferimento dei cereali dall’alimentazione verso le fonti di energia. I prezzi di tutti i cereali essenziali per l’alimentazione del popolo sono aumentati enormemente, generando malnutrizione e fame. I prezzi hanno superato ogni record e ciò ha arrecato molti danni alla grande maggioranza che dipende dal consumo di cereali.

(…)

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare