Intervista a Huang Hua Guang, Partito Comunista Cinese – TERZA PARTE

Presentiamo la terza parte dell’intervista rilasciataci dal compagno Huang Hua Guang, direttore del dipartimento per l’Europa Occidentale del dipartimento esteri del partito comunista cinese, in occasione dei sessant’anni della Repubblica Popolare. Seguono le domande sulla politica estera cinese.

D: Quali sono i cardini della politica estera cinese? 

LA POLITICA ESTERA CINESE

Huang: I cardini della politica estera cinese sono i seguenti: una politica di pace, autonomia, indipendenza, e coesistenza pacifica.
La nostra è una politica estera che mira a promuovere lo sviluppo comune di tutto il mondo.
Un ambiente internazionale pacifico infatti rappresenta una delle maggiori esigenze oggi per il mondo.
Vogliamo un mondo di pace e stabilità, perché senza la pace e la stabilità è impossibile parlare di sviluppo economico-sociale e garantire i diritti dei popoli.
Qualunque iniziativa che promuova la la pace e la stabilità del mondo, avrà sempre il sostegno della Cina.
Il secondo punto è quello relativo ad una politica di autonomia e indipendenza.
La Cina non si allea con nessun paese, non forma né alleanze politiche né militari, e intende mantenere questo ruolo autonomo e indipendente.
Non accetta alcuna interferenza politica, economica e sociale negli affari interni della Cina, per garantire la sovranità e l’integrità del territorio cinese.
Una politica estera di coesistenza pacifica vuol dire che noi vogliamo sviluppare relazioni di amicizia, sulla base del rispetto reciproco, della sovranità e del riconoscimento dell’integrità del territorio e degli interessi comuni con gli altri paesi.
Questo ci porta a parlare del processo di Globalizzazione.

LA CINA E LA GLOBALIZZAZIONE

Questo è un processo reale, che esiste realmente, e nessuno può essere estraneo a questo processo.
Una politica che promuove lo sviluppo del mondo significa che, partendo dalla constatazione che la globalizzazione comporta sia delle opportunità che delle sfide, ogni paese partecipa a questo processo sulla base della propria realtà per promuovere lo sviluppo proprio e quello del resto del mondo.
Da una parte la Cina cerca di usufruire degli aspetti positivi della Globalizzazione: la circolazione di capitale, tecnologia, know-how, condivisione di esperienze.
Dall’altra la Cina cerca di limitare i danni e gli aspetti negativi della Globalizzazione.
Dagli anni ’80 il processo di globalizzazione è stato guidato soprattutto dai paesi occidentali sviluppati. Questo ha portato ai paesi del terzo mondo delle grandi sfide e dei grandi danni. Il commercio internazionale si basa ancora sul sistema economico precedente, per questo motivo molti paesi del terzo mondo non hanno il potere di partecipare alla formazione dei prezzi delle esportazioni dei loro prodotti. Se guardiamo gli ultimi venti anni della globalizzazione, le differenze da nord e sud invece di essere diminuite si sono allargate.
La globalizzazione ha portato dei problemi nuovi, come la criminalità organizzata internazionale, la proliferazione delle armi, la proliferazione di forze estremiste e la diffusione di epidemie dovute alla libera circolazione del personale.
Dentro questo processo di globalizzazione ci sono sempre più questioni mondiali, e sfide globali poiché interessano tutto il mondo. Per risolvere questi problemi la Cina ritiene che tutti i paesi devono discutere insieme e affrontare insieme le sfide. Da parte nostra la Cina vuole vedere un mondo futuro che sia armonioso.
Questo mondo armonioso deve comprendere almeno cinque elementi essenziali secondo noi.
Il primo è quello politico: le vicende del mondo devono essere affrontate con la partecipazione di tutti i paesi, sia grandi che piccoli. Noi vogliamo una democratizzazione delle decisioni internazionali. Tutte le questioni, le sfide globali devono essere risolte con la partecipazione e la discussione di tutti i paesi del mondo.
Il secondo elemento è culturale: tra le diverse culture del mondo deve esistervi reciproco rispetto ed esse devono studiarsi reciprocamente.
Ogni paese, nazione, ha le proprie caratteristiche, ognuno ha la propria storia, cultura, tradizione. Sulla base del rispetto di questa multiculturalità si devono rispettare le scelte delle nazioni anche dal punto di vista politico, e dunque i sistemi politici delle altre nazioni. Ogni nazione deve essere libera di scegliere il proprio sistema economico, politico e sociale.
Il terzo elemento è economico: come dicevamo prima in questo processo di globalizzazione ogni paese deve ottenere dei benefici, deve essere un processo win-win, mutualmente benefico.
Ogni paese, tutti i paesi, devono svilupparsi, per questo c’è bisogno di costruire un nuovo ordine politico economico mondiale.
Il quarto elemento è quello della sicurezza. Abbiamo un nuovo elemento relativo alla sicurezza. Tutti i paesi devono rispettarsi reciprocamente e ogni paese deve rispettare le esigenze di sicurezza degli altri. Nessuno può esigere una sicurezza assoluta per un solo paese o pochi paesi.
Noi siamo per risolvere le divergenze, tra diversi paesi, ma anche a livello mondiale o regionale, in un modo pacifico, negoziale, invece di usare le armi.
Per questo motivo noi siamo stati fortemente critici verso la politica di guerra preventiva dell’amministrazione Bush.
Il quinto ed ultimo elemento riguarda lo stato ambientale del mondo: servono sforzi comuni del mondo, aiuti reciproci tra i paesi del mondo per promuovere la salvaguardia dell’ambiente e affrontare le sfide dei cambiamenti climatici.
Per come si è configurato lo sviluppo economico e sociale di tutto il mondo ma anche per i motivi storici il nostro pianeta richiede che tutte le parti collaborino insieme per risolvere questa sfida. Questi sono i principi fondamentali della nostra politica estera.

D: Recentemente la Cina ha avanzato la proposta di costituzione di una moneta internazionale, diversa dal dollaro, in grado di soddisfare le esigenze dell’economia mondiale. E’ ancora in piedi questa proposta? Come pensate potrebbe essere messa in pratica? 

Huang: Per quanto riguarda la nostra idea di riforma della moneta, noi vogliamo che tutti i paesi collaborino insieme per riformare questo sistema monetario e avere un sistema monetario internazionale più stabile.
Infatti soprattutto dopo questa crisi finanziaria risulta evidente che l’attuale sistema monetario internazionale basato sul ruolo dei dollari americani, ha causato dei danni, non solo alla Cina ma anche ai paesi europei.
In questo sistema monetario internazionale i dollari americani hanno un ruolo di egemonia ma soprattutto il governo americano utilizza questo ruolo di riserva del dollaro per i pagamenti nel commercio internazionale non in modo neutrale, ma per i propri interessi esclusivi. Questo sistema va cambiato.
Gli USA utilizzano il dollaro americano per superare la crisi finanziaria ed economica, stampando moneta verde, portando l’instabilità nel sistema monetario internazionale.
Il presidente della Bank of China ha scritto un articolo sulla modifica del sistema di riserva sovranazionale in cui paventava la creazione di una moneta internazionale diversa dal dollaro basata sui Diritti Speciali di prelievo dai fondi del Fondo Monetario Internazionale. Questa è una nostra proposta e la nostra speranza. Certamente ci vorrà lungo tempo e la collaborazione di tutto il mondo per realizzarlo, perché partendo dalla realtà, pensiamo che sia molto difficile modificare o sostituire il ruolo del dollaro. Ad ora noi abbiamo chiesto al Fmi di adottare il suo ruolo di controllo in particolare verso la politica economica americana per evitare che gli Stati Uniti manipolino il dollaro per i loro interessi.

D: Negli anni 90 del secolo scorso gli americani hanno costretto la economia giapponese a rivalutare lo yen, oggi fanno pressione sui cinesi perché ripetano questa dinamica e i cinesi si facciano carico della crisi americana, dato che lo yuan a differenza dell’euro è legato al dollaro tramite un tasso sostanzialmente fisso…

Huang :Su questo assolutamente non non possiamo essere d’accordo.
Anche perché nell’ambito della politica del cambio tra dollaro e moneta cinese, già dal 2005 si è stabilito un sistema che consente la fluttuazione dello yuan. Da allora lo yuan si è già rivalutato del venti percento, una rivalutazione consistente.

D: Qual’è lo stato dei rapporti con la Russia e quale ruolo credete potrà svolgere l’Organizzazione di Shangai nei prossimi anni? 

Huang: La Cina ha ormai stabilito un partenariato cooperativo strategico con la Russia. Le relazioni bilaterali hanno avuto un continuo sviluppo. La Cina e la Russia condividono più di 3000 km di confine e sulla politica internazionale abbiamo molti punti in comune. Anche la cooperazione economico-commerciale tra i due paesi è di reciproco interesse e complementarietà.
Sia dal punto di vista della politica internazionale che dei rapporti bilaterali sono interessi comuni che portano frutti ad entrambe le parti, ma sono anche utili al fine di garantire la pace e la stabilità del mondo e per la stabilità e l’equilibrio delle relazioni internazionali.
L’Organizzazione di Shangai è una organizzazione di cooperazione regionale. Si è costituita su proposta di Cina, Russia e 5 paesi dell’Asia centrale. L’obiettivo iniziale di questa organizzazione è garantire pace e sicurezza nell’Asia centrale, ed è particolarmente indirizzata a combattere queste tre forze: le forze separatiste, estremiste, e terroriste.
Con la sua evoluzione si sono aggiunte nuove funzioni, come la cooperazione economica e commerciale nella regione. Favorisce gli scambi culturali e umani. Ma serve anche a promuovere stabilità politica, progresso economico e sviluppo sociale di ogni paese membro dell’organizzazione.
Questa organizzazione non è contro terzi e non è chiusa, è aperta a nuovi membri.
Attualmente non è limitata solo ai membri fondatori; anche altri paesi, come membri osservatori partecipano all’attività dell’organizzazione, come la Mongolia, l’Iran, l’Afghanistan, l’India e il Pakistan.
Noi apprezziamo la volontà di questi paesi di essere membri ufficiali di questa organizzazione, ma va stabilita una procedura specifica per accettarli con una decisione comune di tutti i membri dell’organizzazione.

D: Che giudizio date dell’integrazione europea e quale credete sarà il ruolo dell’Europa nell’ordine mondiale nei prossimi anni? 
?Huang: Noi attribuiamo molta importanza alle relazioni tra la Cina e l’Europa.
L’Unione Europea ha raggiunto il livello di integrazione più alto del mondo tra le organizzazioni regionali. Sia come potenza economica, che per il suo ruolo politico e culturale nello scenario mondiale il ruolo dell’Europa è di primo piano.
Negli ultimi cinquant’anni questo processo di integrazione europea, anche se con difficoltà, è andato sempre avanti e ha permesso all’Europa di svolgere un ruolo internazionale sempre più importante.
Spetta all’Europa decidere su quali principi di integrazione deve basarsi e come si debbano armonizzare con gli interessi dei paesi membri.
Dal punto di vista della Cina ma anche per il bene della politica internazionale desideriamo che l’Europa svolga un ruolo autonomo e positivo nello sviluppo delle relazioni internazionali.
Negli affari internazionali, per esempio sul principio di multilateralismo, o sul principio della risoluzione pacifica delle divergenze, abbiamo delle posizioni vicine a quelle dell’Europa. Siamo due parti complementari sul terreno economico, negli scambi commerciali, e quindi la nostra è una cooperazione importante per entrambe le parti.
La Cina e l’Europa hanno tutte e due un’antica storia, tradizione e cultura, e gli scambi culturali possono aiutare a promuovere il consolidamento delle relazioni. Certo, per motivi storico-culturali e politici, su alcune questioni abbiamo dei punti di vista diversi, ma noi riteniamo che dobbiamo affrontare queste divergenze sulla base del rispetto reciproco. Le due parti devono rispettare gli interessi centrali di ciascuna e rivolgere all’altra l’attenzione che merita.
Soprattutto si deve rispettare l’integrità, la sovranità del territorio, un esigenza di stabilità politica ed economica di entrambe le parti.
Sulle divergenze è importante continuare a mantenere il dialogo, ma noi non possiamo accettare un certo modo di dare lezioni alla Cina, ma anche agli altri paesi, da parte dell’Europa, basata sull’atteggiamento tipico dell’eurocentrismo. Noi vogliamo un dialogo alla pari invece che l’Europa guardi alla Cina e agli altri paesi dall’alto verso il basso.