Intervista a Gianni Minà: Cuba e il terrorismo degli USA

INTERVISTA A GIANNI MINA’

La notizia è di quelle che riempiono il cuore di speranza e di gioia. La sentenza di condanna emessa nel 2003 dal tribunale di Miami contro i Cuban Five, 5 agenti dell’intelligence cubana, è stata revocata l’altro ieri dalla Corte d’Appello Federale di Atlanta. Renè Gonzales, Fernando Gonzales, Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero erano stati condannati a pene pesantissime(tre ad un doppio ergastolo,altri due a 19 e 15 anni). Il giudizio del 2003 è stato, secondo i giudici della Corte d’appello federale, condizionato dalle pressioni dalla potente lobby anti-castrista dell’emigrazione cubana a Miami, che ha cercato di influenzare i giudici anche con minacce di rappresaglie. I cinque 007, che hanno ribadito la loro fedeltà alla Revolucion, una decina di anni fa si erano infiltrati negli Stati Uniti per individuare e denunciare le centrali terroristiche che dalla Florida preparavano i sanguinosi attentati contro il piccolo e vicino paese socialista. Certo all’Havana ancora non possono cantar vittoria del tutto:ci sarà un nuovo processo ai cinque e si spera che stavolta sia equo. I 5 agenti segreti dell’isola lavoravano nell’ambito della collaborazione diplomatica sotterranea allora attiva tra il governo cubano ed il presidente Clinton, grazie alla mediazione di personaggi influenti come Gabriel Garcia Marquez. Clinton e l’FBI avevano accettato la proposta di collaborare per individuare e neutralizzare questi nuclei criminali e terroristi che avevano goduto negli Stati Uniti di una tacita complicità, se non addirittura di un appoggio netto, da parte delle autorità. Clinton, rieletto per la seconda volta alla casa Bianca con il contributo economico anche della Fondazione nazionale cubano-americana di Miami aveva avuto però un ripensamento e, anziché far catturare i terroristi al momento giusto, aveva fatto arrestare i cinque agenti cubani che, raccogliendo prove ed informazioni tangibili, avevano stilato un rapporto circostanziato sulle attività eversive contro Cuba organizzate in Florida. Poi con l’avvento di Bush, per i cinque arrivò il carcere, duro, durissimo. Trentatre mesi in attesa del processo dei quali diciassette vissuti in regime di isolamento e quattro settimane passate nel “buco”:una cella di due metri per due con il neon sempre acceso nel miglior esempio di quella che viene definita “deprivazione sensoriale”. E poi ancora offese e torture carcerarie denunciate, oltre che da personalità come Noam Chomsky, anche da un Premio Nobel della letteratura come Nadine Gordimer, che ha organizzato campagne di informazione e di mobilitazione a favore dei cinque detenuti.

Abbiamo raggiunto per avere un commento sulla notizia, il giornalista e scrittore Gianni Minà, direttore di Latinoamerica.

Minà: “Più che un commento mio a riguardo credo che le cifre relative agli attentati subiti da Cuba parlino da sole: oltre 3mila morti in trent’anni. Erano pescatori, guardie di frontiera, contadini, ma non solo. Nel 1976 anche la nazionale giovanile cubana di scherma morì nell’attentato all’aereo su cui viaggiava, subito dopo uno scalo alle isole Barbados. Si conoscono da anni i nomi dei responsabili di quell’eccidio:Luìs Posada Carriles ed Orlando Bosh. Nel 1999 poi anche un giovane turista italiano, Fabio Di Celmo morì nell’esplosione avvenuta nella hall dell’hotel Copacabana di L’Havana. Un attentato che faceva parte di una più ampia strategia terroristica tesa ad atterrare il turismo cubano. Si cercava insomma di colpire una entrata significativa dell’economia dell’isola. In questo caso Luìs Posada Carriles, contattò e pagò l’esecutore, il dominicano Cruz, che mise in atto a Cuba 5/6 attentati col tritolo e ricevette 10mila dollari per l’incombenza. Ecco, per questi terroristi al soldo degli Stati Uniti, la vita umana vale solo 10mila dollari. Altrettanto grave poi è l’assenza di informazione su questi atti eversivi e sul caso dei 5 agenti dell’Intelligence cubana imprigionati alla fine degli anni 90 negli Stati Uniti. Organizzazioni come Reporters sans frontiéres, che sul loro sito web francese ammettono di ricevere fondi dal National Endowment for Democracy, agenzia della CIA, hanno sempre taciuto sugli attentati contro Cuba e sul caso dei Cuban Five, prodigandosi invece nella propaganda contro i governi che si oppongono alle politiche ed alle strategie delle multinazionali nordamericane. Molti grandi giornali USA, ma anche europei sono palesemente al servizio degli interessi del governo di Washington. Noam Chomsky ed altri intellettuali hanno dovuto comprare a proprie spese una pagina del New York Times per far conoscere ai lettori il caso dei Cuban Five e questa non può che essere considerata una sconfitta etica del giornalismo americano. Avevano ragione alcuni vecchi cronisti statunitensi che, riflettendo su come la grande stampa avesse accolto le leggi liberticide di Bush e le guerre in Afghanistan ed in Iraq, hanno commentato:”abbiamo perso la nostra dignità”. E’ davvero grottesco poi , specie in un paese come l’Italia, che solo ora si “scopra” il terrorismo USA verso Cuba. Nonostante gli attentati del 1976, del 1999 e l’azione terrorista in cui a Washington perse la vita, insieme alla sua segretaria americana, Letellier, l’ex ministro degli esteri del governo cileno di Allende è altrettanto grottesco che Luìs Posada Carriles si trovi ora libero negli Stati Uniti ed abbia chiesto asilo politico.

Ma c’è possibilità che questo privilegio venga concesso ad un simile criminale?

Sì. Già la presidentessa del Panama, Mirella Moscoso, sodale di Bush, alcuni mesi fa e prima che scadesse il suo mandato, ha liberato Posada Carriles dal carcere centroamericano dove avrebbe dovuto scontare una condanna a 9 anni. Il terrorista, che rischiava l’estradizione a Cuba per una richiesta di rogatoria internazionale, si è potuto invece rifugiare a Miami, dove vive indisturbato. Episodi come questo mettono in discussione tutta la campagna che gli Stati Uniti ostentano contro il terrorismo, se un criminale del genere, un assassino che nulla ha da invidiare a Bin Laden, può trovare rifugio in Florida.

Se Posada Carriles si trova a piede libero negli USA, è verosimile una nuova strategia di attentati contro Cuba, come già si successe nel 2003 con i dirottamenti di tre aerei e del traghetto della baia dell’Havana , nell’indifferenza dei media?

“La Repubblica”, che insieme a buona parte della sinistra italiana mantiene da anni un atteggiamento ossessivamente critico e scorretto nell’informazione su Cuba, dimenticando ciò che avviene per esempio in Colombia o in Bolivia, qualche settimana fa ha pubblicato, dopo gli attentati di Londra una cartina geografica con i paesi a rischio terrorismo nel mondo. Tra questi c’era anche Cuba. Considerato che gli attentati contro l’isola sono stati sempre compiuti da personaggi legati alla CIA, forse i colleghi di Repubblica avranno ottenuto, come nel caso Calipari, notizie di prima mano dalla CIA stessa. Battute a parte mi preme sottolineare l’ambiguità e l’ipocrisia che pervadono i giudizi sulla rivoluzione cubana, purtroppo anche da parte di chi avrebbe l’obbligo di essere equanime e chiaro.