Intervento di Omar Minniti

Saremmo poco sinceri se affermassimo che il risultato elettorale della Lista Comunista è solo “non positivo”. L’esito delle urne è una mannaia che si abbatte, per la seconda volta, sulle nostre teste e dobbiamo essere consapevoli che occorrerà tempo per rimarginare le ferite. Certo, il risultato non è omogeneo e ci sono anche dati in controtendenza, come quelli di Calabria, Umbria e Sardegna, ma nel complesso c’è poco da minimizzare. Per comprendere il perché di questa batosta, è opportuno interrogarsi sui nostri limiti durante la campagna elettorale. Ne intravedo alcuni: i ritardi nell’intraprendere il percorso della Lista unitaria con Pdci e Salvi, in alto mare fino ai primi di marzo; la scarsa attenzione alla composizione delle liste, che in alcuni casi ha mortificato le proposte dei territori; l’inefficacia delle nostre istanze di base in certe zone del Paese, soprattutto nelle ex roccaforti rosse del Nord. Dobbiamo essere consapevoli di questi limiti, ma nel compiere l’autocritica non va gettato il bambino assieme all’acqua sporca. Per rilanciare la nostra azione dovremmo ripartire e consolidare ciò che di buono è stato realizzato e, quindi, rafforzare il coordinamento tra Prc, Pdci e Socialismo 2000 a livello centrale e nei territori e dare vita a degli intergruppi degli eletti negli enti locali. Lo dico senza fronzoli: prendiamoci il tempo che serve e ragioniamo sulle modalità, ma va presa in seria considerazione l’ipotesi di giungere ad una riunificazione col Pdci: che senso ha mantenere due micro-partiti extraparlamentari? Quindi, va lanciato un appello unitario a tutte le forze a sinistra del Pd: nessun Arcobaleno bis, ma una consultazione continua in vista delle battaglie sociali d’autunno e, dove ci sono le condizioni, delle regionali del prossimo anno.