Intervento di Marco Veruggio

Dopo aver perso elezioni che per i nostri erano una prova d’appello Ferrero a un problema politico dà una risposta burocratica. Dimissioni finte e poi la fiducia al CPN per fare una nuova maggioranza. Dunque il problema non è rispondere a una crisi che disorienta la nostra gente, ma aumentare i propri numeri negli organismi. Nessun bilancio politico di quanto abbiamo fatto in un anno né del rapporto con le altre forze della lista comunista in campagna elettorale. Dunque la responsabilità non è nostra, ma di Vendola. E poco importa che i voti nostri e suoi non siano sommabili né elettoralmente (sennò l’arcobaleno avrebbe avuto l’11%) né politicamente (abbiamo detto che loro guardano al PD e noi no: o era uno scherzo?). Il successo di IDV e Lega evidenzia i nostri deficit. Partiti di un ceto medio colpito dalla crisi, compattato nel nome della legalità o della Padania, con un’identità e parole d’ordine chiare, avanzano e riescono a radicarsi anche in fabbrica. Nel vuoto di rappresentanza lasciato da una sinistra che dice di rappresentare tutti – lavoratori, “ultimi”, ecologisti, giovani alternativi, società civile – ma si rivela un (inefficiente) ufficio di collocamento per aspiranti parlamentari e assessori, che chiedono di nazionalizzare le banche e intanto sostengono giunte che chiudono gli ospedali. Qui e non altrove nasce la nostra crisi, di cui la frammentazione è un effetto, non la causa. Infine, il polo della sinistra d’alternativa, con l’unità dei comunisti dentro, è l’adattamento della linea di Chianciano alla nuova maggioranza Ferrero-Rocchi-Grassi. Una minestra riscaldata e diluita, che di fatto chiude la stagione della svolta a sinistra e segna il destino del PRC. Insomma la ricreazione è finita. E alla crisi della sinistra e alla disoccupazione che avanza il PRC risponde col reimpasto di segreteria.