Intervento di Gualtiero Alunni

Voglio aprire questo mio intervento ricordando la gloriosa resistenza degli operai di Pomigliano e denunciare la repressione politica della Fiat con i licenziamenti a Mirafiori e a Melfi. A questi lavoratori e a tutta la classe operaia va la nostra solidarietà e il nostro incondizionato sostegno fattivo, politico e morale. Devo dire però che sono rimasto stupito quando il segretario ha dichiarato: “il voto di Pomigliano è giunto inaspettato”. Tutto ciò denota che si sottovaluta la dose di coscienza di classe operaia e si è marginali dal contesto dello scontro con la borghesia.
Le lotte ci sono, ma non dialogano, per questo va costruita una piattaforma organica che ne rafforzi le prospettive immediate e costituisca per i comunisti un laboratorio di accumulazione dal quale ripartire per ricostruire la connessione organica con i settori della classe (lavoratori italiani e immigrati, movimenti per l’ambiente e contro la guerra, studenti, lotta per la casa e contro la precarietà, ecc…).
Senza una piattaforma di lotta e un progetto di ricomposizione non si può determinare un passaggio verso la riconquista di un’autonomia politica, di indipendenza e di prospettiva da parte dei comunisti, ma si verrebbe risucchiati ancora dall’opportunismo, dall’elettoralismo e dal governismo.
La Segreteria naz.le del PRC, in forme contraddittorie e diversificate, continua a parlare di formule e alleantismo: Federazione della Sinistra, appelli spuri come “Sinistra Unita”, coalizione democratica non governativa con il PD (neodesistenza).
Come non accorgersi che i continui richiami alla costituzione dei Coordinamenti territoriali della Federazione della Sinistra e dei Comitati contro la crisi non hanno sortito alcun effetto positivo?
Ci si accinge a fare un Congresso costituivo della Federazione della Sinistra senza una tensione organizzativa e partecipativa, insomma senza nessun entusiasmo e ancor più grave senza una spina dorsale politica e culturale. Anzi, persistono gravi e pericolose contraddizioni interne, in particolare sulla questione sindacale e sui temi del lavoro, che vedono soggetti e forze interne spingere verso le posizioni concertative della CGIL e a bloccare perfino il referendum contro la legge 30. Così facendo avrà buon gioco l’operazione di Vendola che, attraverso l’appoggio di una parte della borghesia, si approccia con il potere mediatico a costruire l’alternanza compatibile con il capitale, insomma si sta costruendo l’immagine di un “Berlusconi di sinistra”.
La questione elettorale viene affrontata ambiguamente, perché si continua a lavorare contro Berlusconi in funzione di accordi subalterni al PD, senza accorgersi che in Italia ci sono due destre politiche economiche (PD/PdL) che vanno entrambe osteggiate con la costruzione di un polo alternativo, comunista e anticapitalista.
Dopo le sbagliate alleanze cosidette tecniche alle elezioni regionali, per es. con la Bresso e la Bonino, non vorrei che anche alle amministrative del prossimo anno in importanti comuni metropolitani (Milano, Torino, Napoli e Bologna) si continuassero a fare alleanze con il PD. Sarebbe l’ennesimo suicidio. E ancora, come non biasimare l’entrata del PRC nel CDA dell’ARIN (SpA acqua di Napoli)? Non regge la giustificazione, a sei mesi dalla fine del mandato, che il motivo dell’ingresso è quello di modificare l’assetto societario a favore del ritorno ad un’azienda pubblica! Se vogliamo essere coerenti con noi stessi il compagno com’è entrato deve subito uscirne, diversamente si produrrà l’ennesima rottura con i movimenti in questo caso con il forum per l’acqua pubblica e con la base comunista.
La vertenza Fiat è esplicativa dello scontro di classe in essere, ma è solo una parte anche se importante dell’attacco ai lavoratori. Come non pensare ai licenziamenti massicci nella più grande e strategica azienda delle tlc, come la Telecom? L’AD Bernabè senza alcun piano industriale, con l’arroganza che si addice al ” padrone delle ferriere” ha dichiarato e sta agendo per l’espulsione dal processo produttivo di 6.880 lavoratori! Ebbene alla manifestazione indetta il giorno dello sciopero nazionale del 9 Luglio da tutti i sindacati sotto la Regione Lazio, non era presente nessun dirigente nazionale nè tantomeno alcun consigliere regionale di PRC/PdCI, lasciando soli i nostri compagni del circolo delle tlc e informatica di Roma che si battono per la ripubblicizzazione delle telecomunicazioni, partendo in primis dalla riduzione dei dividendi degli azionisti e degli stipendi dei manager, abolizioni delle consulenze, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
La crisi ha alimentato la politica padronale dei licenziamenti, delle ristrutturazioni aziendali, dell’attacco al salario, allo sciopero, ai diritti e alla democrazia.
Per dotarci degli strumenti idonei ad affrontare lo scontro di classe in atto, dobbiamo ripartire dalle Tesi di Lione e assumere con convinzione, strategia e tattica rivoluzionarie, superando le impostazioni revisioniste che ancora condizionano il pensiero e l’azione, tagliando il cordone ombelicale della collaborazione subalterna con partiti politici borghesi, ricostruire il Sindacato di classe, svuotando e battendo il sindacato dei servizi e della concertazione.
Bisogna rispondere con il protagonismo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori e dei movimenti di lotta. I comunisti devono essere in prima fila nel perseguimento di questo obiettivo. Attorno a questi interessi dobbiamo promuovere un vasto fronte democratico e popolare, con i movimenti ambientali, con il sindacalismo conflittuale e di classe per un’unità d’azione delle battaglie politiche e sociali.
Occorre ripartire dalla costruzione di un nuovo blocco sociale di riferimento attraverso un programma minimo di classe che assuma e riconnetta un progetto che sia una sorta di moderno fronte popolare anticapitalista; quindi mi trovo d’accordo con la proposta di una grande manifestazione in autunno, ma al centro di questo movimento più vasto dobbiamo mettere l’unità e l’autonomia come progetto politico dei comunisti e l’unità del fronte di lotta come unità di azione.
Da un lato le democrazie occidentali, degenerano in forme oligarchiche controllate da comitati d’affari formati dalle corporation multinazionali e dai padroni incontrastati del capitalismo bancario e finanziario. Dall’altro generano l’abbrutimento causato dall’alienazione, dalla servitù e dallo sfruttamento, l’imbarbarimento provocato dalla logica criminale del profitto, relegando miliardi di esseri umani nella condizione più abietta e intollerabile.
Per questo è necessario fare un bilancio complessivo che vada oltre la disastrosa esperienza degli ultimi due anni, che guardi a tutta l’esperienza storica del movimento operaio. Ma non è possibile costruire unità e conflitto se si rimuove il bilancio di questi due anni, ignorando il bilancio storico di tutte le esperienze di governo, continuando a governare oggi in tante città con il PD e perfino in alcuni casi con l’UDC.
L’unità della sinistra senza contenuti è una tentazione ed una scorciatoia pericolosa, foriera di una restaurazione moderata e neo-governista che affosserebbe per sempre anche l’unità della sinistra anticapitalista. Questa opzione politica, profondamente errata, tenta di far leva nel variegato popolo della sinistra appoggiandosi al clima di disillusione e di scarsa credibilità generatosi e sulle basi dei due partiti (PRC/PdCI), utilizzando la sconfitta e le pulsioni ad unirsi per superare gli sbarramenti elettorali, ma anche da questo punto di vista non risolverebbe alcun problema. Senza una linea e una prospettiva nettamente anticapitalista, quello che viene proposto altro non è che la semplice e mera sopravvivenza subalterna alle manovre di questo o quell’apparato dirigente e dirigista, senza nessuna speranza di sviluppo autonomo, affossando definitivamente qualunque ipotesi di respiro strategico.
D’altronde proprio tutto questo ha contribuito a far perdere ai comunisti l’identità ed il loro ruolo di antagonisti del capitalismo come sistema di sfruttamento economico e sociale nonché, agli occhi dei vasti settori sfruttati, la loro stessa utilità politica e sociale.
Dopo il crollo del governo Prodi (la seconda opportunità che settori di massa avevano concesso ai comunisti di governo) non è un caso che vi sia stato il tracollo dell’Arcobaleno nelle ultime elezioni politiche del 2008 e che oggi in ogni manifestazione e mobilitazione di massa di un certo rilievo (del sindacalismo di base, della FIOM, dei movimenti NOTAV e NOPonte, NO dal Molin contro le basi militari, studenteschi) il ruolo e la visibilità della presenza della Fed. Della Sx sia marginale.
In questa fase il programma minimo assolutamente necessario deve avere un carattere popolare, democratico e di resistenza sociale di massa, nel quale individuare alcune battaglie di carattere generale (riduzione d’orario a parità di salario, difesa dell’occupazione e dei diritti, nuova scala mobile, ecc…) che, permeando i differenti settori della mobilitazione, possano gettare le basi per una più vasta unità della classe. Tutto ciò permetterebbe non solo di resistere meglio, dimostrando l’utilità dell’unità nella lotta, ma anche di agire nelle contraddizioni e debolezze del fronte avversario non cedendo questo terreno all’antipolitica, al dipietrismo legalitario e populista.
Al centro della piattaforma c’è la questione sindacale, che i comunisti hanno affrontato in maniera parziale o non hanno affrontato affatto negli ultimi anni, perdendo ogni insediamento sociale ed ogni prospettiva di radicamento reale nella classe. Il tema del coordinamento e dell’azione dei comunisti nei diversi sindacati, dell’analisi della composizione di classe, della battaglia contro la concertazione sindacale per la democrazia, sono temi che non possono passare in secondo piano e devono essere affrontati sia da un punto di vista teorico che organizzativo.
Quindi compagni e compagne al lavoro e alla lotta per la costruzione di un nuovo blocco sociale, un programma minimo di classe e un moderno fronte popolare anticapitalista, unica strada irriducibilmente comunista per la trasformazione dello stato di cose presenti.