Intervento di G. Toussas, eurodeputato e membro del CC del KKE a Varsavia

da Partito Comunista di Grecia – inter.kke.gr/News/2010news/2010-06-09-toussas-warsa

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cari compagni e amici,
 
Da questa tribuna intendiamo condannare ancora una volta lo sforzo di mettere al bando i simboli comunisti, di criminalizzare l’ideologia comunista e l’azione del Partito Comunista della Polonia. Esprimiamo la nostra piena solidarietà con il Partito Comunista della Polonia.
Siamo qui per offrire la solidarietà internazionalista del KKE e dei comunisti greci, la nostra presenza è espressione dell’impegno del nostro partito contro l’anticomunismo. Militanti e simpatizzanti del KKE [Partito Comunista di Grecia] e del KNE [Gioventù Comunista di Grecia] stanno manifestando in questo momento davanti all’ambasciata polacca per chiedere l’abolizione delle inaccettabili misure e divieti anticomunisti. Il nostro partito ha protestato contro l’anticomunismo anche in occasione della visita ad Atene il 3 giugno del presidente del Parlamento europeo J. Buzek.

La plutocrazia in Polonia che depreda la proprietà pubblica, le ultime conquiste e realizzazioni del socialismo nel paese, conduce oggi un grave attacco contro i lavoratori e gli strati poveri della popolazione.
 
La crisi capitalista in corso, prova emblematica dell’incapacità del capitalismo a fronteggiare persino i problemi basilari del popolo, la borghesia ha tutto l’interesse a deviare il pensiero e l’azione dei lavoratori e dei popoli dal socialismo, l’autentica via d’uscita.
 
Nel contempo, la UE, al servizio degli stessi interessi di classe, svolge un ruolo determinante nella campagna orchestrata dai centri imperialisti per riscrivere la storia. Nell’ambito di questi sforzi che mirano dritto ai movimenti delle classi lavoratrici e popolari, assistiamo all’istituzionalizzazione ufficiale dell’anticomunismo e alla diffamazione del socialismo del XX secolo. Il divieto dei simboli del comunismo in Polonia e le misure dello stesso tenore in Moldavia costituiscono un nuovo pericoloso sviluppo. Il capitale e i suoi rappresentanti politici stanno tentando di creare un quadro giuridico reazionario per criminalizzare la lotta di classe, i movimenti dei lavoratori e popolari e l’azione dei partiti comunisti.
 
Sanno bene che la politica comunista genera opposizione e le precondizioni per l’insorgenza popolare con conseguenze imprevedibili per il sistema politico dei monopoli. Per questo motivo, la UE e il Parlamento europeo, i governi borghesi, attivano e conducono una vile campagna anticomunista: promuovono la falsificazione della storia attraverso l’equiparazione del nazifascismo con il comunismo, infangano la costruzione socialista e i suoi risultati; diffamano e perseguono i partiti comunisti che non hanno abbassato le bandiere del marxismo-leninismo e criminalizzano l’ideologia comunista.
 
L’anticomunismo costituisce il presupposto necessario per passare a misure draconiane contro il popolo e assestare un colpo al movimento popolare e dei lavoratori.
 
Questo sviluppo è la prosecuzione del reazionario “memorandum anticomunista”, dei divieti, della campagna per l’equazione del comunismo con il nazismo che prova a plagiare la coscienza dei popoli e soprattutto dei giovani. L’intervento sui giovani è considerato “semplice”, perché non hanno vissuto la storia delle lotte dei popoli e dell’Unione Sovietica contro il fascismo e il periodo della costruzione socialista e il suo contributo al deciso miglioramento della vita dei popoli. Questo sviluppo segue la mozione anticomunista approvata il 2 aprile 2009 dalla sessione plenaria del Parlamento europeo e indica il 23 agosto come “Giornata europea della memoria per le vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari”. Sono convinti che le persone abbiano dimenticato la storia reale, nonostante i movimenti popolari e il movimento comunista ne rappresentino la continuità. Cercano di cancellare la coscienza dei popoli.
 
Con queste azioni i servitori dei centri capitalistici perseguono molteplici obiettivi:
 
– impedire l’arretramento del sistema di sfruttamento e consentire ai suoi rappresentanti di offendere i sacrifici di coloro che hanno battuto il mostro del nazismo, anziché assumersi la responsabilità dei crimini dell’imperialismo;
 
– giustificare l’imperialismo e i suoi crimini;
 
– consolidare il fronte degli imperialisti contro la teoria marxista-leninista, la sua ideologia e politica.
 
Ma oggi cercano qualcosa di più: rafforzare la propaganda attorno all’attacco che l’Unione europea e i suoi governi hanno lanciato contro i diritti dei lavoratori con l’obiettivo di soggiogare il popolo per battere ogni resistenza futura e salvaguardare il loro potere da prossime reazioni.
Temono il popolo, il loro potere e la prospettiva socialista, da cui non potranno nascondersi.
 
Dimostrano che l’anticomunismo in generale, e anche qui in Polonia, è sempre stato il veicolo di tutte le forze che servono la plutocrazia e l’imperialismo. Essi ammettono che l’ideologia comunista, l’intensificazione della lotta di classe, il rovesciamento del capitalismo e la costruzione del socialismo non sono solo necessarie, ma attraggono sempre più persone che costituiscono una minaccia incombente per il loro sistema di sfruttamento. Hanno ragione a preoccuparsi, perché non ci sottrarremo alla lotta.
Giù le mani dai simboli comunisti, che costituiscono una ricchezza popolare. La classe operaia e i suoi alleati non hanno intenzione di consegnarli ai loro nemici di classe. L’anticomunismo non passerà. Lo sviluppo sociale progredisce con nuove lotte per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per la prosperità dei popoli, per la costruzione del socialismo-comunismo.