Intervento di Claudio Grassi

In Europa per la sinistra alternativa e comunista non c’è un trend negativo. Lo dicono i risultati positivi della Germania, Francia, Portogallo, Grecia, Cipro e Repubblica Ceca. Ciò significa che le difficoltà della sinistra in Italia non sono di fase, ma dettate da nostre vicende contingenti. C’è lo spazio per ridare credibilità al nostro progetto e per ritrovare consenso elettorale anche in Italia.
Il dato politico di queste elezioni è che Berlusconi non sfonda. Si aprono quindi crepe in un edificio che sembrava incrollabile. Il Pd perde il 7% dei voti e crolla nelle amministrative.
Chi vince? Vincono i due partiti minori che stanno nelle coalizioni: Lega Nord e Di Pietro. C’è un voto estremo che non va sulle estreme. Non è dunque la fine del bipolarismo, che fa anzi un passo avanti. Semmai è uno stop al bipartitismo. In questo contesto, il nostro voto non è positivo. E’ quindi doveroso che il gruppo dirigente rimetta il mandato. Non mi pare però un risultato paragonabile al tracollo della Sinistra Arcobaleno. Lo scorso anno, tutti insieme, abbiamo preso il 3,1%. Oggi, dopo un travagliato congresso ed una scissione la lista comunista è al 3,4% e Sinistra e Libertà il 3,1. Un dato quindi che ci consente di rimetterci in carreggiata, di continuare a lavorare e di ricostruire.
Il gruppo dirigente deve dare subito un segno di unità al partito. Vanno evitate azioni che alludano alla riapertura di uno scontro congressuale. Sarebbe lo sfascio di quel poco che con tanta fatica stiamo cercando di ricostruire. E occorre dare anche un segno di unità della lista comunista e anticapitalista. Va consolidata l’unità di queste forze costituendo subito i coordinamenti nei territori. Assieme a questo occorre avanzare subito una proposta di unità d’azione a tutte le altre forze a sinistra del Pd che hanno raccolto il 7% dei consensi: un patrimonio significativo che è importante inizi a sviluppare iniziativa politica e sociale se non vuole disperdersi.