Intervento di Bruno Steri all’assemblea di Marx 21

Care compagne e cari compagni,
vi ringraziamo dell’invito che ci avete rivolto in occasione dell’avvio di questa vostra iniziativa.
All’indomani di un processo che ha snaturato e teso a liquidare l’orientamento comunista e il carattere di classe della sinistra italiana, consideriamo importante qualsiasi passo che, in termini non rituali, punti a ripensare e approfondire i fondamenti del nostro agire politico, del nostro essere comunisti. Pensiamo altresì che il cammino in direzione di una ricomposizione della sinistra marxista sia destinato ad essere lungo e complesso. Non solo per ragioni che attengono alla oggettiva complessità dei processi storici, ma perché, nello specifico della fase attuale, oltremodo impegnativo si presenta il compito di ricostruzione (noi pensiamo di vera e propria “rifondazione”) di una teoria unitaria, dopo le sconfitte storiche della fine degli anni ’80, che hanno posto fine al cosiddetto “socialismo reale” e sancito la crisi del movimento comunista e rivoluzionario mondiale.
Il processo di ricostruzione di un’unità tra i comunisti e di ricollocazione degli stessi in una posizione di autonomia strategica dal pensiero delle classi dominanti richiederà grande pazienza e grande rigore. In tal senso, auspichiamo che l’Associazione che oggi nasce possa rappresentare un contributo costruttivo e aperto, non dogmatico: utile a tutti noi, alla Federazione della Sinistra; e che possa, per questa via, contribuire alla ricerca di un percorso unitario. In una condizione di oggettiva difficoltà per le forze anticapitaliste che operano nel nostro Paese, la costituzione di sedi di approfondimento teorico e strategico può senz’altro contribuire a consolidare un approccio più meditato e di lungo respiro alle urgenze della politica quotidiana, superando diffidenze e resistenze, generando passione e entusiasmo, supportando il processo costituente della Federazione della Sinistra e la definizione di un suo autonomo profilo.
Siamo convinti dell’urgenza di rilanciare nel nostro Paese la rifondazione comunista. Ci muoviamo oggi in un contesto caratterizzato dalla criminalizzazione del comunismo. In alcuni Paesi di quello che è stato il blocco socialista, le destre al governo hanno messo fuori legge gli stessi simboli del movimento comunista. In Italia non siamo a questo, ma si verifica un fatto altrettanto grave: a chi osa dirsi comunista, richiamare idee comuniste, negarsi a liquidazioni sommarie della propria storia, si impedisce di fatto di parlare. Non ci sono sanzioni, ma c’è una delegittimazione che mira a cancellarci dal discorso pubblico. Le nuove generazioni nulla sanno delle nostre radici.
Per questo occorre un “nuovo inizio”. E in questa fase della nostra vicenda collettiva, il lavoro culturale, il dibattito teorico sono cruciali. Se ci fermiamo alla superficie dei discorsi e delle posizioni, l’insieme delle forze della sinistra anticapitalista non potrà che restare frammentato. C’è insomma un solo modo per ricostruire un blocco sociale: andare in profondità, raggiungere uno strato sottostante il piano superficiale del dibattito giornalistico e del senso comune egemonizzato dalle ideologie dominanti; far sì che emergano le ragioni profonde, legate alle condizioni reali di vita, ai bisogni veri, al disagio sociale.
Il pensiero comunista può e deve trovare nuova forza, nel XXI° secolo, a ridosso delle grandi contraddizioni (vecchie e nuove) del nostro tempo: la crisi strutturale e mondiale del capitalismo, il declino dell’imperialismo statunitense, l’emergere sulla scena del mondo di nuove potenze regionali e il risveglio del continente latino-americano, i gravissimi guasti ambientali prodotti da questo modello di sviluppo, i focolai sempre accesi di guerra e la natura “asimmetrica” degli scontri bellici odierni, il destino sempre più incerto dell’Europa.
Al contempo, nel nostro Paese emergono insidie con cui i comunisti sono chiamati a confrontarsi. Le tossine che il pensiero e le politiche della destra non cessano di produrre penetrano nella società italiana, modellano il suo senso comune, anche a sinistra. Dobbiamo ricostruire un pensiero forte che mantenga la centralità della questione sociale ridefinendola alla luce della nuova composizione di classe, che sia un argine nei confronti di un’incipiente involuzione istituzionale (presidenzialismo, bipolarismo tendente al bipartitismo, leggi maggioritarie avviate e ampiamente avallate dal centro-sinistra), che ritematizzi gli elementi di una cultura progressiva contro il razzismo dilagante, il sessismo, l’omofobia (diffusi a piene mani dalla cultura di destra, ma anche dall’invadenza delle gerarchie cattoliche nella vita politica italiana).
Non sarà semplice, ma dobbiamo provarci. Con queste riflessioni e con questi auspici, vi auguriamo un buon lavoro.

Bruno Steri