Intervento di Alvise Ferronato

Cari compagni e care compagne,

Siamo di fronte a un periodo difficilissimo, terribile: la società sta uscendo dalla crisi del modo di produzione capitalistico da destra, colpendo i lavoratori e i precari che perdono i loro posti di lavoro, fustigando le fasce più deboli attraverso i tagli al welfare, usando i migranti come capro espiatorio, sfruttandoli e criminalizzandoli ulteriormente. Di fronte al fallimento più totale del capitalismo però il nostro partito e la nostra organizzazione si trovano nel loro più alto momento di difficoltà, evidenziato sia dagli esiti elettorali, sia dal costante calo dei militanti. Per questo motivo credo che sia necessario ripartire subito e nel modo migliore. Ciò non significa mettere da parte le differenze, significa avviare tra tutte le anime dei GC un dibattito teorico e una pratica sociale che possano ricostruire la linea politica di un’organizzazione comunista come deve e può essere la nostra.
Alcune Federazioni dei Giovani Comunisti del Veneto, particolarmente quelle di Verona, Vicenza e Treviso, hanno approvato durante le loro Conferenze un ordine del giorno che vuole essere un contributo al documento nazionale, il primo, che ha ottenuto la maggioranza in tutte le federazioni. In particolare, tale contributo vuole approfondire quella che nel primo documento era stata definita come “La questione settentrionale”, analizzando, per sommi capi, la situazione economica, politica e culturale del Nord-Est.
Crediamo che, a livello giovanile, ci troviamo di fronte all’Americanizzazione della società. Notiamo infatti un deficit di aggregazione (l’assenza di un “sentirsi parte di”) e un deficit di informazione (la mancanza di stimoli politici e culturali, idee e conoscenze). I giovani, in questa condizione di anomia e disintegrazione sociale, sono sempre più influenzati dai mezzi di comunicazione di massa o dalle parole d’ordine di forze populiste e xenofobe come la Lega Nord, che creano sì momenti di aggregazione, ma li riempiono con contenuti razzisti e mistificatori. Dobbiamo quindi, come GC, agire sia a livello di struttura (attaccando la competizione nel lavoro e nello studio tra i giovani), sia a livello di sovrastruttura (promuovendo, con le nostre iniziative, l’informazione e il nostro punto di vista).
Dal punto di vista economico poi il Nord-Est, la cui struttura è fondata sulle piccole e medie imprese, è in estrema difficoltà. Le fabbriche, incapaci di reggere la competizione internazionale per le piccole dimensioni, chiudono o delocalizzano, i lavoratori vengono lasciati a casa. In questo contesto la Lega Nord svolge un doppio ruolo: da una parte è forza di sovversione costituzionale (vedi il federalismo fiscale), dall’altra il suo ruolo è funzionale al mantenimento dello status quo economico e sociale: opponendosi a ogni forma di regolarizzazione degli immigrati, li rende sfruttabili e ricattabili; la proposta di federalismo fiscale aumenterà le diseguaglianze interne e esterne alle regioni; la criminalizzazione dell’immigrato mina l’unità della classe lavoratrice. I Giovani Comunisti devono scontrarsi con la lega sul suo stesso terreno, ossia devono battersi per una riduzione dell’imposizione fiscale sul lavoro dipendente che sia accompagnata da una maggiore progressività nella tassazione, dall’introduzione di una tassa patrimoniale e da una feroce lotta all’evasione fiscale. Dall’altro lato è fondamentale una battaglia delle idee che contrasti l’egemonia politica e culturale leghista.
Per quel che riguarda la nostra organizzazione riteniamo che per definirci comunisti dobbiamo ottemperare a due compiti: il primo è quello di tornare a radicarci nel conflitto sociale (nei luoghi di lavoro, nella scuole, nei movimenti, nell’università), riconducendo ogni vertenza locale alla critica dell’intero sistema capitalistico e alla formulazione di una proposta alternativa. In secondo luogo dobbiamo assolutamente riprendere a studiare, è cruciale riattualizzare il marxismo e i suoi strumenti di analisi. Dobbiamo rileggere la nostra storia, la storia del movimento comunista internazionale e sottoporla, dove necessario, a una critica spietata, mentre occorre valorizzarla e utilizzarla come esempio negli altri casi. Dobbiamo capire la società italiana, la sua struttura economica e le sue dinamiche di classe. Dobbiamo porre attenzione al contesto internazionale, ai rapporti tra le potenze e alle svariate resistenze all’imperialismo. Per svolgere questa immensa operazione di analisi dobbiamo però puntare alla costruzione di un partito di quadri, fondato sulla qualità della militanza e che eviti la scissione tra l’attività teorica dei gruppi intellettuali marxisti e la pratica politica del gruppo dirigente, vero problema del nostro partito negli ultimi anni.
Dobbiamo infine mirare ad avviare un processo che punti alla ricostruzione di una forte aggregazione comunista, che intensifichi il dialogo ed il confronto teorico e pratico con la FGCI e con tutti i soggetti politici, culturali e sociali, con tutti i singoli militanti dispersi durante la grande diaspora comunista italiana, un processo di aggregazione che è fondamentale per abbattere recinti e staccati, per risvegliare passioni ed entusiasmi, per tornare a incidere nella nostra società.