Intervento del Partito Socialista dei Lavoratori di Croazia (SRP – Socijalisticka Radnicka Partija)

Cari compagni, sono molto felice di essere qui a rappresentare il mio Partito. Siamo tutti a conoscenza della difficile condizione nella quale versano i movimenti di sinistra. Nel 1989, noi europei abbiamo perduto il nostro referente politico principale, mentre la forza del socialismo negli altri continenti non è cambiata significativamente; l’America Latina sta addirittura volgendosi verso di esso, anche se è ancora lontana una sua piena attuazione.

Compagni, noi dovremmo investire tutte le nostre forze nell’educazione e nella formazione, rivolta ai giovani in particolare ai quali, sin dalla scuola elementare vengono raccontate un sacco di menzogne sul comunismo e sul socialismo. Anche le attività culturali e artistiche contribuiscono a questa propaganda. Partecipando alle manifestazioni contro il COP15 (Conferenza ONU sul clima) di Copenhagen nel dicembre scorso, ho potuto vedere in molti attivisti non soltanto una posizione anticapitalista, ma anche un dichiarato anticomunismo oppure una completa mancanza di ideali comunisti! E questo mi ha fatto capire che c’è qualcosa di gravemente sbagliato nella nostra gioventù sinistroide: qual è il loro riferimento politico se rigettano il comunismo? La risposta è il nulla, nessuna ideologia! E senza fondamenti politici non si va da nessuna parte, si è smarriti, non si possono organizzare programmi e lotte politiche coerenti.

L’anticomunsimo ha infuriato in Croazia dalla secessione dei primi anni 90, con il conseguente cambiamento del sistema politico ed economico e si è rafforzato nella stampa, nella politica, nella cultura, nella vita di ogni giorno durante la guerra civile. C’è una paura collettiva dell’ex Jugoslavia, quasi una specie di isteria. La televisione nazionale fa vedere vecchi lungometraggi chiamandoli bosniaci o croati o in qualsiasi altro modo pur di non doverli chiamare per quello che sono, ovvero jugoslavi. I partigiani vengono definiti criminali e completamente screditati. I monumenti della lotta di liberazione sono stati smantellati in quasi tutto lo Stato. Nei testi di storia per le scuole, il programma della Seconda guerra mondiale e della Rivoluzione socialista, che nei nostri territori si sono svolte contemporaneamente, sono state fortemente ridotte e sostituite da interpretazioni revanscistiche. Ho sperimentato sulla mia pelle la fuorviante revisione dei fatti storici da parte delle istituzioni educative. Purtroppo la mia educazione ha avuto inizio negli anni 90 e ricordo che ad essere indicati come i più meritevoli per la caduta dell’Asse erano quelli che sarebbero poi diventate le truppe NATO; l’Armata Rossa veniva indicata come portatrice di un contributo non decisivo e i partigiani jugoslavi erano dipinti come una piccola armata locale che non avrebbe liberato nessun territorio senza l’appoggio alleato, e senza il precedente ritiro dei tedeschi. Un mucchio di bugie! Tutti i documenti storici dimostrano che i partigiani jugoslavi crebbero durante la guerra e costituirono un’armata grande e ben organizzata, che ha goduto di un grande sostegno materiale e morale dalla maggioranza della popolazione civile. Solo un piccolo e marginale aiuto giunse da parte alleata. Questa è la ragione per cui la Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia è stato l’unico paese europeo che costruì un esperimento originale di sistema socialista completamente sovrano, mentre quasi tutti gli altri paesi europei entrarono nel campo d’influenza degli Stati Uniti d’America o dell’Unione Sovietica. Questo naturalmente non viene mai menzionato e ne è di fatto sconsigliato l’insegnamento, perché è una verità assoluta e le verità sconvenienti sono il più possibile taciute.

Ma queste fantasie selvagge spacciate per verità non si limitano al sistema educativo. I documentari storici, anche quelli che si definiscono orientati a sinistra, vogliono convincerci che il punto di svolta della Seconda guerra mondiale fu l’entrata in guerra degli USA. E Stalingrado? E la disastrosa sconfitta tedesca in Unione Sovietica? Dunque quello occidentale è stato il fronte chiave. Che menzogna! Ma sappiamo bene che una menzogna continuamente ripetuta diventa verità dopo un certo tempo e che una mezza verità è la peggior menzogna: non parlare della guerra probabilmente causerebbe alle giovani generazioni meno danni, perché sarebbe più facile per loro arrivare alla verità. In questo modo, con le loro menti disorientate, sono quasi completamente irrecuperabili, non riescono e non vogliono sentire altre versioni storiche diverse da quelle che gli sono state da sempre inculcate. Le posizioni anticomuniste sono presenti anche nelle classi medie e medio-alte: rimango basito sentendo dire che il Venezuela e la Bielorussia sono dittature violente, quando in Venezuela c’è anche troppa “libertà” se ci sono dei media che invocano colpi di stato fascisti. Quando in Bielorussia c’è probabilmente l’unico governo europeo (assieme a quello cipriota), impegnato nella difesa delle classi subalterne dalle bestie capitaliste, e dove la storia non è certo distorta come nel resto d’Europa.

E nessuno dice che gli USA avevano forti interessi economici, con la presenza di grosse corporazioni nella Germania di Hitler. E al termine della guerra molti feroci nazisti e fascisti sono stati amnistiati e poi scandalosamente reinseriti nella società, spesso con le loro mansioni precedenti. Le divisioni partigiane vennero chiamate “bande” da parte degli Alleati occidentali e forzate a deporre le armi. Hanno inoltre subito pesanti pene detentive da parte degli stati fantocci che seguirono. In Italia ad esempio i partigiani hanno collezionato molti più anni di prigione che non i fascisti. Come chiamereste quindi gli Alleati occidentali? Liberatori? Questo è lo status ufficiale (e l’unico) che hanno. Ma io non li chiamerei in questo modo. Preferirei chiamarli invasori. Hanno combattuto i nazifascisti non per la causa dell’antifascismo, ma per il controllo dei territori; di fatto si sono in seguito alleati con i peggiori nazisti, in chiave anticomunista. Il numero di processi contro i criminali di guerra è risibile. Qualche criminale è stato processato solo negli ultimi anni, a Guerra Fredda terminata.

Gli Alleati hanno sostituito i nazifascisti con un potere imperialistico subdolo, differenziandosi principalmente per i metodi meno aggressivi ma, per questo, più difficili da sconfiggere. Non andavano devastando e uccidendo come i nazifascisti, forzando quindi la gente alla clandestinità e ad unirsi alle forze della Resistenza, ma distraendola con i media, con l’attaccamento ai beni materiali, col consumismo, con ideali e modi di vivere vuoti: distraendo dunque le masse, in particolar modo i giovani, dai problemi reali e dalle possibili soluzioni, si è dimostrato essere il modo più efficiente per mantenere passive e innocue le classi inferiori e medie.

Sono convinto che lo strumento principale utilizzato dai manipolatori della storia e della realtà sia l’ordinamento e l’organizzazione delle istituzioni formative: le università assomigliano sempre più ad istituzioni private, che agiscono come delle imprese: c’è sempre più consulenza esterna, collaborazione con grandi oligopoli, società controllate, finanziamenti privati per i progetti di ricerca. La riforma di Bologna ha ufficializzato questo andamento: il che vuol dire la creazione di un’università-impresa, privata, inserita nell’organizzazione nazionale e internazionale, non come mera produttrice di tecnici come prima, ma come figura attiva nei processi di gestione, controllando ed attuando la produzione industriale. Grossi capitali privati entrano nelle università e gli studenti sono forzati ad aderire a questi, se vogliono incrementare il loro sapere. Quest’ultimo diviene dunque non oggettivo, parziale, allineato, connesso ai risultati imposti dalla compagnia finanziatrice, piuttosto che al libero sapere, seguendo una precisa strategia al servizio del Capitale. In questo modo le risorse intellettuali sono controllate e sfruttate più rigidamente.

Sono stati, e saranno, tempi molto duri per i movimenti comunisti negli anni a venire, ma le organizzazioni di classe non mancano. In Italia ad esempio, ci sono molti movimenti e gruppi, che promuovono il comunismo seppur rimanendo al di fuori dei partiti. I comunisti sono dunque ancora vivi, anche se le giovani generazioni differiscono dalle vecchie, portando diversi metodi di lotta e forse diversi linguaggi, ma col medesimo richiamo marxista; questi devono essere supportati dai partiti comunisti, perché sono parte attiva del movimento e della lotta comunista, anche se non aderiscono ai maggiori partiti politici. Perché sono i peggiori nemici del Capitale, e sono e saranno in prima fila nelle lotte contro le ingiustizie. Non dobbiamo lasciare i giovani da soli. Dobbiamo solidarizzare con i giovani comunisti ed aiutarli a radicare il marxismo nelle menti dei giovani anticapitalisti confusi.

Vi ringrazio.