Interpellanza urgente dell’On. Alberto Burgio sulla base di Vicenza

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro degli affari esteri, il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:

le autorità militari, statunitensi hanno avviato da oltre due anni le procedure per realizzare, nella città di Vicenza, attualmente sede della 173a Brigata «Airborne», un vasto complesso infrastrutturale destinato ad ospitare nuove unità che dovranno aumentare considerevolmente le capacità operative di detta Brigata;

secondo quanto dichiarato il 7 marzo 2006 allo US Senate Armed Services Commitee dal comandante dello US European Command, generale James L. Jones, una volta completata la riorganizzazione della 173a Brigata «Airborne» in Airborne Infantry Brigade Combat Team e una volta ultimato lo scioglimento di altre unità terrestri statunitensi attualmente posizionate in territorio tedesco, la 173a Brigata «Airbone» diventerà una delle tre sole unità delle forze armate Usa stanziate in Europa;

la Brigata di stanza in Italia diverrebbe, al termine di questo processo, l’unità destinata ad interventi di proiezione della forza in tutta l’area di competenza, dello stesso comando europeo che, oltre all’Europa, comprende la zona del Caucaso e del Caspio, il Medio Oriente e tutta l’Africa, continente nel quale le truppe della 173a Brigata «Airbone» ormai da alcuni anni operano e si addestrano;

dal Construction Programs (C-1) – Department of Defense Budget FY2007, documento ufficiale stilato dal Ministero della Difesa, statunitense nel febbraio 2006, risulta che il progetto sia già finanziato con 322 milioni di dollari per l’esercizio finanziario 2007, a cui andrebbero aggiunti ulteriori 680 milioni entro il 2010;

fin dalla primavera del 2005 le autorità militari statunitensi, con l’assistenza di tecnici del, 5o Reparto infrastrutture di Padova, organo dell’Ispettorato infrastrutture dello Stato maggiore dell’Esercito italiano, hanno avviato la progettazione esecutiva degli edifici e delle installazioni che dovrebbero ospitare le nuove unità, all’interno della zona aeroportuale «Dal Molin» di Vicenza;

nello stesso periodo lo Stato maggiore dell’Aeronautica militare italiana ha disposto la chiusura o il trasferimento di tutti gli enti dislocati nel citato aeroporto (il Distaccamento aeronautico di Vicenza, il 27o Gruppo genio campale e il 10o Gruppo manutenzione elicotteri), al fine di rendere l’area libera da ogni attività militare italiana;

nella primavera del 2006, nonostante il parere contrario dei servizi tecnici del Comune di Vicenza, la Giunta comunale della città veneta ha sottoposto agli organi del Consiglio comunale il progetto esecutivo;

nell’agosto 2006 il Giornale di Vicenza ha riportato con rilievo la notizia che un secondo insediamento militare Nato starebbe per essere attivato a Longare, nelle immediate vicinanze di Vicenza;

il portavoce dell’Ambasciata statunitense a Roma, Ben Duffy, ha confermato che l’Italia avrebbe dato l’assenso a rendere disponibili, per il personale militare statunitense, le strutture dell’aeroporto «Dal Molin»;

il Comandante in carica dell’United States Army Europa, generale B. B. Bell, ha affermato che le trattative, in corso ormai da oltre due anni, starebbero per volgere ad un accordo;

esponenti dell’amministrazione del Comune di Vicenza, hanno chiarito che il progetto di insediamento di truppe militari presso l’aeroporto «Dal Molin» verrà gestito dal Ministero della Difesa italiano, essendo l’area interessata di proprietà demaniale, e che il Comune di Vicenza contribuirà al progetto con circa 40 milioni, di euro da destinare ad opere di viabilità che colleghino il «Dal Molin» con la caserma Ederle;

il vicepresidente del Consiglio dei Ministri, On. Francesco Rutelli, nel corso della risposta ad un’interrogazione parlamentare rivoltagli dall’on. Mauro Fabris e avente per oggetto (utilizzo dell’aeroporto militare vicentino da parte delle forze armate statunitensi, ha affermato che «l’ipotesi di concessione in uso dell’area in questione è stata portata avanti dopo un esame condotto dal Ministero della Difesa, che ha visto anche il coinvolgimento delle autorità locali, dalle quali, risulta all’amministrazione non siano stati presentati particolari elementi ostativi alla realizzazione di una base. Di conseguenza, nella XIV legislatura la Difesa ha rappresentato al Governo degli Stati Uniti una disponibilità di massima a questa concessione, a condizione che l’operazione venga formalizzata con un piano preciso di transizione sulla tempistica, le azioni da compiere e i costi; un piano – aggiungo – che si rende necessario, perché l’attività deve coinvolgere tutti i livelli, innanzitutto gli enti territoriali, perché ne sia informata, ovviamente, la popolazione locale, oltre che il Governo della Repubblica, perché si possa pervenire ad una soluzione condivisa sul progetto, consentendo la continuazione senza restrizioni delle attività di volo commerciale ché insistono sull’aeroporto “Dal Molin”»;

dai risultati di un sondaggio telefonico condotto, tra il 4 e il 6 ottobre 2006, dalla società «Demos & Pi» su un campione di 1.502 persone residenti nel territorio dei Comuni di Vicenza e Caldogno, è emerso che 7 cittadini su 10 sono a conoscenza del progetto e che ben il 61 per cento degli intervistati residenti nel Comune di Vicenza e il 65 per cento di quelli residenti nel Comune di Caldogno è contrario;

il sondaggio certifica un dato già chiaramente emerso negli ultimi mesi, durante i quali sono state organizzate numerose iniziative e manifestazioni contro il progetto della nuova base Usa, ultima in ordine di tempo la manifestazione svoltasi a Vicenza il 4 dicembre scorso, che ha visto la partecipazione di oltre 30.000 persone;

negli stessi mesi sono state raccolte circa 10mila firme a sostegno di tali iniziative pubbliche avverse al progetto in questione;

l’opinione pubblica vicentina ha in più occasioni motivato la propria contrarietà al progetto con i rischi di impatto ambientale che lo stesso produrrebbe nel cuore dei quartieri residenziali di Vicenza; con le ripercussioni che il progetto avrebbe in materia di sicurezza, principalmente a causa della concentrazione di veicoli militari e armamenti in un’area densamente abitata e che ospita da oltre trent’anni strutture di utilizzo pubblico; nonché con il rifiuto nei confronti dell’ulteriore militarizzazione di un territorio che ospita già un imponente insediamento militare quale quello della caserma «Ederle»;

alla voce delle varie associazioni della società civile si è aggiunto nelle settimane scorse l’appello di un nutrito gruppo di autorevoli urbanisti che mettono in evidenza come la nuova base comporterebbe l’utilizzo di ulteriori 600mila metri cubi di cemento per la costruzione di caserme e magazzini bellici, in un territorio già notevolmente segnato dalla dispersione disordinata di insediamenti industriali, commerciali e residenziali;

risulta chiaro che, come lo stesso appello mette in rilievo, il nuovo insediamento comporterebbe un notevole incremento del potenziale bellico statunitense localizzato in Italia, a sessant’anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale, a oltre quindici anni dalla caduta del Muro di Berlino e dallo scioglimento del Patto di Varsavia, in palese contrasto con l’impegno più volte ribadito dal Governo e dal Parlamento di contribuire a costruire un’Europa di pace;

sono consistenti le implicazioni politiche conseguenti al più che raddoppio delle capacità operative della 173a Brigata «Airborne», la quale assumerebbe un ruolo centrale nella strategia militare Usa, oggi particolarmente aggressiva, in Medio Oriente, Golfo Persico e Africa -:

se il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri interpellati non ritengano che la questione sia di preminente interesse nazionale ed in quanto tale di competenza del Governo;

quali siano le valutazioni del Governo sul progettato potenziamento della presenza militare statunitense in Italia e in particolare sulla richiesta di ampliamento delle infrastrutture militari americane in provincia di Vicenza;

se siano stati raggiunti accordi tra le autorità governative o militari statunitensi e le autorità politiche o militari italiane rispetto alla realizzazione del progetto di ampliamento della base di Vicenza, come sembra evincersi dalle attività messe in atto dagli organi periferici del Genio militare e dai provvedimenti di chiusura o trasferimento dei reparti dell’Aeronautica militare italiana di stanza nell’aeroporto «Dal Molin» di Vicenza;

se i Ministri interpellati non ritengano necessario tenere nella debita considerazione i ripetuti pronunciamenti dell’opinione pubblica vicentina e quindi prendere atto in via ufficiale della contrarietà al progetto più volte espressa dalle popolazioni, recedendo dalla sua realizzazione.