Ingerenza, militarismo e guerra

L’attuale situazione nei Balcani, in particolare nei paesi della ex Jugoslavia, è ricca di insegnamenti per quanto riguarda il significato della cosiddetta “Politica Europea di Sicurezza e Difesa” (PESD), vale a dire, della militarizzazione dell’Unione Europea, che la proposta di trattato dell’UE, ora denominato “di Lisbona”, pretende di istituzionalizzare, dandogli un significativo impulso.

Dopo la brutale distruzione della Jugoslavia, metodicamente promossa dagli USA e dalle grandi potenze dell’UE, con la Germania in testa – la Jugoslavia che, ricordiamo, cercava di affermare una propria via, resistendo al dominio e ai condizionamenti della NATO e dell’UE – , ci confrontiamo attualmente con un mosaico di situazioni che, sebbene con diversi livelli di “maturazione”, convergono in una sola direzione. La Slovenia è membro della NATO e dell’UE. La Croazia e la FYROM (Macedonia) hanno una partnership con la NATO e sono candidati all’UE. La Bosnia-Erzegovina è un autentico protettorato di UE/NATO. Tutti i paesi che formavano la Jugoslavia, ad eccezione della Serbia (il cui processo negoziale non è concluso), hanno attualmente ampi “accordi di associazione” all’UE, come tappa precedente una futura adesione. Durante il prossimo vertice della NATO, che si svolgerà a Bucarest, in aprile, si prevede che la Croazia e la Macedonia diventino membri e che si stabiliscano partnership con la Bosnia-Erzegovina (!) e con il Montenegro. Ciò rappresenta la “reintegrazione” di questi paesi nell’ambito del cosiddetto “asse euro-atlantico”, ossia della NATO/UE.

La “dichiarazione di indipendenza unilaterale” della provincia serba del Kosovo promossa dagli USA e dall’UE – dopo i bombardamenti della NATO in Jugoslavia, nel 1999, e nove anni di occupazione (circa l’80% delle truppe occupanti sono di paesi dell’UE, compreso il Portogallo) –, mira ad instaurare un altro protettorato della NATO e dell’UE (che “sostituisce” la missione dell’ONU) nella regione, che non ha contato, questa volta, su un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e che, al contrario, viola in forma flagrante la sua risoluzione 1244. Protettorato, eufemisticamente presentato come un’ “indipendenza vigilata” e spacciato, da qualcuno, come “un modello nuovo” che può rappresentare “un esempio”. In definitiva, un “nuovo” modello che recupera la vecchia politica delle cannoniere e il colonialismo del XIX secolo e che si traduce nella violazione del più elementare e fondamentale diritto internazionale.

Ciò che tale situazione dimostra in modo evidente è che, e sempre con la cinica e traballante scusa dell’ “inevitabilità”, gli UE/USA/NATO attraverso l’ingerenza, strumentalizzando contraddizioni e imponendo il “fatto compiuto”, e se necessario, utilizzando la più brutale aggressione – possibilmente, ma non necessariamente, con la connivenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – , cercano di affermare il loro dominio su questa nevralgica regione. I Balcani sono un esempio di qual è, infine, il reale volto della politica estera dell’UE e della sua cosiddetta “PESD”: ingerenza, guerra e dominio politico, economico e militare.

Le ambizioni imperialiste dell’UE
La politica UE per i Balcani è solo un esempio, tra i più significativi, che evidenzia le grandi ambizioni delle grandi potenze capitaliste che formano l’UE, in particolare della Germania. Ambizioni tradotte nell’attuale proposta di trattato che, se ratificato, rappresenterà un enorme passo verso la trasformazione dell’UE come blocco economico-politico-militare che desidera riequilibrare le sue relazioni con gli USA, in particolare nel quadro della NATO.

Per la loro importanza, meritano di essere analizzati gli interventi pronunciati alla 44° Conferenza di Monaco sulla Politica della Sicurezza, avendo particolarmente presente il già riferito Vertice della NATO, previsto per aprile.

In quella sede sono state rese esplicite le ansie della Germania, come pure della Francia, di procedere nel senso della “trasformazione politica e militare dell’Alleanza”, della necessità di “maggior dialogo e consultazione” e di una “maggior unità in quanto alle intenzioni” nel suo seno, dovendo la “necessaria cooperazione NATO-UE” evolvere in “termini politici”. Per la Germania o per la Francia non è sufficiente una “collaborazione pragmatica” tra la NATO e l’UE. Esse vogliono di più, vogliono assicurare la loro partecipazione nella definizione dei grandi orientamenti e decisioni dell’Alleanza, affermando e utilizzando, per questo, il ruolo dell’UE.

Per la Germania e per la Francia è arrivato il momento di cercare di recuperare il tempo perduto. Da ciò il rafforzamento del militarismo nel trattato ora proposto, da ciò la loro pressione per la formalizzazione e l’affermazione dell’UE come pilastro europeo della NATO e della sua trasformazione in “attore globale”, quasi dieci anni dopo il Vertice di Saint Malo, in cui la Francia e la Gran Bretagna decisero di iniziare la militarizzazione dell’UE, e alla vigilia dei 60 anni della NATO, che cadranno nel 2009.

Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare