Infortuni sul lavoro, è scontro nell’Unione

Ieri l’ennesimo morto sul lavoro: nei cantieri dell’Alta velocità Torino-Milano un elettricista di 40 anni, Michele D’Amico, è morto folgorato. Intanto è scontro nell’Unione sul Testo unico per la sicurezza che verrà presentato domani alla Conferenza nazionale di Napoli (anticipiamo qui sotto l’ultima bozza). Testo che comunque non è stato approntato con il contributo di Rifondazione, che denuncia l’esclusione dall’elaborazione e ha presentato una sua proposta alternativa. Il sottosegretario al Lavoro Antonio Montagnino ha replicato che «il testo è stato sottoposto a una riunione di tutti i capigruppo in Commissione lavoro della Camera, compreso quello del Prc, mentre al Senato questa riunione non è stata fatta a causa delle vacanze di Natale, ma comunque abbiamo invitato i capigruppo a inviare i loro commenti, che ci sono giunti solo dal senatore Treu». Dunque il governo respinge le critiche, ma afferma che «il testo è comunque aperto a tutti i contributi e miglioramenti: il dibattito parlamentare è fatto proprio per questo».
Ma Rifondazione non accetta la replica e rilancia: «Non ci rispondano con obiezioni da notaio o da impiegati del catasto – dice il responsabile Lavoro del Prc Maurizio Zipponi – Qui stiamo parlando di un enorme problema politico, a cui non si risponde certo con un Testo unico elaborato senza un ampio dibattito, o con Conferenze-spettacolo come quella di Napoli: non sono stati invitati a parlare i veri protagonisti degli infortuni, i lavoratori e le famiglie delle vittime, è solo una vetrina. Piuttosto invitiamo il Parlamento a indire al più presto un dibattito sull’emergenza infortuni, lanciando una grande inchiesta nazionale sul lavoro, di cui la sicurezza è solo un capitolo: è necessaria anche la lotta alla precarietà, ad esempio, e rigorose politiche impositive e non premiali verso le imprese. Il vero Testo unico potrà essere partorito solo dopo questa inchiesta». Rifondazione insiste su altri temi, tutti contenuti nella sua proposta alternativa: dare un peso reale ai rappresentanti per la sicurezza, facendoli eleggere dai lavoratori e dando loro il potere di rivolgersi all’autorità giudiziaria in caso di mancato rispetto delle normative; l’obbligo del datore di lavoro di consegnare il documento dei rischi, e il diritto per i lavoratori di elaborarne e proporne uno proprio; la possibilità per il sindacato di costituirsi parte civile nei procedimenti per morti o infortuni; caricare il costo della sicurezza solo sull’azienda responsabile dei prodotti o servizi, escludendo oneri per i lavoratori; dare il diritto al lavoratore di interrompere la prestazione in caso di rischi, senza dover subire ritorsioni; il rispetto delle norme da parte delle imprese deve essere vincolante per l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici.
Ieri anche la Fiom nazionale ha espresso una «forte critica» alla conferenza di Napoli «perché – spiega il responsabile Gianfranco Tosi – non si prevede il pieno coinvolgimento dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, al contrario di quanto avvenne a Genova nel 2000». A queste obiezioni ha risposto l’assessore al Lavoro della Regione Campania, Corrado Gabriele: «Prima della Conferenza abbiamo tenuto 5 conferenze provinciali con i lavoratori, i medici delle Asl e gli addetti ai lavori, i cui risultati verranno portati sul palco da parte degli assessori. Le famiglie delle vittime sono ovviamente invitate e hanno i posti in prima fila. Inoltre interverranno alcuni magistrati che seguono le inchieste sul lavoro».