India, una donna contro le Grandi dighe

Nell´India tollerante e gandhiana, dove si venera il digiuno per una giusta causa, una celebre attivista dei diritti umani in lotta al fianco della tribù degli adivasi che si batte contro le dighe è stata arrestata per tentato suicidio. Per otto giorni Medha Patkar, celebre sociologa e ambientalista, non ha mangiato né bevuto in una strada della capitale indiana Delhi assieme ad alcuni altri compagni della sua organizzazione, il Narmada Bachao Andolan, Movimento per salvare il Narmada. Protestano contro le evacuazioni e le mancate compensazioni in terre e rupie per 35 mila famiglie di indigeni del distretto di Dhar e degli altri insediamenti a rischio di inondazione per l´innalzamento della più grande diga del progetto, la Sardar Sarovar.
Mercoledì notte Medha Patkar e gli altri attivisti sono stati portati in clinica sotto mandato di arresto e alimentati con sali e liquidi. Fino all´ultimo, al fianco della sua compagna di lotta è rimasta la scrittrice e attivista Arundhati Roy, che al megaprogetto idrico indiano e ai suoi retroscena ha dedicato saggi e anni di mobilitazione.
Nei giorni precedenti, secondo i testimoni, la polizia era intervenuta con modi anche brutali per interrompere la protesta pacifica in pieno centro di Delhi, davanti a dozzine di telecamere e giornalisti. Numerosi dignitari del governo, compreso il premier Manmohan Singh e il ministro delle risorse idriche, hanno fatto più volte avanti e indietro tra gli uffici del governo e Satagraha Sthal a Jantar Manta, dove la pasionaria delle dighe giaceva sul pavimento di stuoie coperto da una pensilina di tela cerata tra i 30 e i 35 gradi. Ieri tre ministri hanno annunciato che visiteranno il sito della diga.
Medha Patkar, una bella donna dai capelli mezzi bianchi che faceva la sociologa quando conobbe gli adivasi coi loro problemi, non si è fatta convincere dal governo e dalle sue promesse di verificare e risolvere i problemi delle famiglie, sotto esproprio a partire dal 30 giugno prossimo. Quando la polizia è giunta a prelevarla assieme agli altri, ha trovato un cordone di centinaia di militanti che cercavano di proteggerla. Ma alla fine hanno avuto ragione i poliziotti.
La pasionaria delle dighe e i suoi compagni sanno che non tutte le richieste possono essere accolte senza smantellare la costosa pianificazione delle 3200 dighe in parte già costruite per ottenere preziosa energia elettrica e irrigare i territori deserti lungo i 1200 chilometri del suo corso e lungo i tributari distribuiti in tre Stati, Madhya Pradesh, Gujarat e Maharasthra.
Ma per portare l´acqua e l´energia ben lontano dalle loro foreste le autorità del progetto hanno evacuato i contadini di parecchie tribù compensandoli con cifre tra le 4 e le 8mila rupie, meno di 200 dollari, oppure con terre rocciose dove non può essere coltivato niente.
Con l´innalzamento della diga, che inizialmente era di soli 80 metri, sono aumentati gli evacuati, più di 24.000 famiglie in soli 114 villaggi del Madhya Pradesh, con un incremento di 10mila persone ogni metro di innalzamento.
Gli ultimi 35mila sono entrati nell´incubo dell´inondazione dal mese scorso, quando il governo ha avviato i lavori per il prossimo innalzamento del livello del bacino idrico che toccherà quota 122 metri invece degli attuali 110, cioè a soli 14 dal livello massimo.
Per queste popolazioni, secondo le numerose denunce di Medha Patkar e di celebri personalità che l´hanno sostenuta come Arundhati Roy, invece di assistenza il governo ha spedito polizia e ruspe, lasciandoli spesso prive anche di acqua potabile, oltreché di un tetto. E a ogni minima inondazione rischiano di annegare – com´è già avvenuto in passato – migliaia di fuoricasta che vivono nelle foreste ancestrali.
Sociologa di professione, Medha Patkar negli anni ‘80 andò a conoscere gli adivasi per le sue ricerche. La sua partecipazione emotiva, unita alla sua conoscenza dei meccanismi legali e burocratici, ne fecero la figura ideale per guidare la battaglia ambientalista contro il progetto che a fase ultimata prevede ben 500 chilometri quadrati di bacino. A metà degli anni ‘80 li guidò in marce pacifiche, disciolte spesso con la forza. I suoi primi scioperi della fame negli anni ‘90 l´accomunarono a un altro celebre attivista, Sunderlal Bahuguna, che tentava di bloccare un altro progetto analogo, la diga di Tehri su un tributario del sacro Gange.
Medha Patkar e Bahuguna (fondatore del Cipko, diventato celebre perché i suoi attivisti si opponevano alle motoseghe abbracciando i grandi alberi) nel ‘91 furono entrambi salvati con l´alimentazione forzata e più volte arrestati e picchiati.