Incredibile ma vero

Col passare del tempo risulta sempre più evidente la portata del disastro, la rovina del movimento comunista, operaio e democratico italiano, che ha causato Achille Occhetto. Segretario del Partito Comunista Italiano, al termine degli anni ’80 che avevano già visto la degenerazione in senso neoliberista, all’insegna della “modernizzazione”, del Partito Socialista Italiano, Occhetto si è inserito in questa deriva e ha fatto anche di più di Craxi: ha deciso e realizzato lo scioglimento del P.C.I. La mancanza del quale P.C.I. da quindici anni a questa parte si fa sentire per i lavoratori, i precari, i ceti meno abbienti, la democrazia, di questo Paese. Da anni, infatti, nondimeno negli ultimi quindici, in Italia a sinistra non si fa altro, in buona sostanza, che cercare di difendere le conquiste sociali e democratiche fatte in precedenza grazie soprattutto al P.C.I.

Ora – incredibile ma vero – Achille Occhetto si sente molto vicino a Rifondazione Comunista e prospetta a Bertinotti un progetto politico comune, forse addirittura un nuovo soggetto politico comune.

Ma cosa avrebbe nuovamente, dopo il crollo del muro di Berlino, fulminato il prode Achille da indurlo a quest’altro colpo a effetto? Segnatamente l’ultimo Congresso del P.R.C. e le scelte sancite quanto a stalinismo, concezione dell’alternativa di società (non come cambiamento di sistema ma come movimento “in progress”), movimenti, pacifismo, nonviolenza, incontro con altre culture.

Oggi come allora, al tempo della svolta liquidatrice della Bolognina, Occhetto dimentica la grande storia e il grande patrimonio del P.C.I.: il contributo fondamentale dei comunisti italiani alla scrittura della Costituzione repubblicana del ’48, Costituzione tra le più democratiche e avanzate del mondo, la concezione dei comunisti italiani della democrazia progressiva e il suo nesso con il socialismo, la via italiana al socialismo, l’eurocomunismo, fino all’alternativa di sinistra dei primi anni ’80.

E’ singolare che Bertinotti riconosca ad Occhetto quella che per lui sarebbe stata l’intenzione della svolta della Bolognina di “fuoriuscita da sinistra dal comunismo” (intervista al Corriere della Sera del 28 aprile). No, quella svolta non era assolutamente di sinistra ma di destra. Com’è stato ben chiaro fin dall’inizio a chi nel P.C.I. vi si oppose subito e promosse Rifondazione Comunista, a cominciare da Garavini, Cossutta, Libertini.

Oggi, più o meno come a fine anni ’80, Occhetto propone un non meglio definito “riformismo forte” da contrapporre al riformismo debole dei moderati e a supporto teorico della propria visione “innovatrice” si rifà al pensiero liberale, oggi citando Norberto Bobbio. Mentre, non a caso, tace sul sistema elettorale, che nei primi anni ’90 lui ha contribuito fortemente, fra i primi, a trasformare nell’attuale maggioritario bipolare abbattendo il proporzionale. Con questo assestando un altro colpo alla democrazia italiana. Senza proporzionale infatti non si dà democrazia piena e nemmeno si dà partito comunista di massa, e se Occhetto nulla dice per il ritorno al proporzionale, non si può non concludere, anche da questo punto di vista, che il nuovo proposito di Occhetto non è certo quello della rifondazione in Italia del partito comunista di massa.

Parma, 1/5/2005