Incontro con RENATO CAPUTO

“A parere di Hegel il momento della contraddizione, del conflitto è decisivo, vero e proprio elemento propulsore del processo storico consentendone lo sviluppo. Un´epoca storica non attraversata da conflitti, in cui la lotta non metta in moto le masse ingenera una situazione di pericolo per la vita stessa dell ´intero. Una volta lasciate alla loro attività particolare, ai loro scopi singolari, le soggettività credono di poter prescindere dall´ intero e ne producono la lenta ma inesorabile implosione. Allo stesso modo la storia – che per Hegel è processo, avanza per salti qualitativi, per rotture rivoluzionarie – rischia di subire una decisa battuta di arresto. Lo spirito del popolo, invece di trasformare radicalmente l´esistente perde consapevolezza di sé, ripiega sull´empirico, scende a patti con esso. In tal modo, non innescandosi il conflitto tragico non vi è neppure possibilità d´un reale superamento, poiché il momento della conciliazione, la soluzione del destino è possibile unicamente se la tragedia ha dispiegato sino in fondo il suo aspetto negativo”
“Hegel mantiene nella sua analisi della politica un forte senso di realismo; a suo modo di vedere.. le sorti del conflitto sono i rapporti di forza reali. .La condizione di privilegio, nel corso del tempo, tende in qualche modo non solo a istituzionalizzarsi, ma a divenire una sorta di seconda natura. Il privilegio diviene così un ostacolo oggettivo ad una piena affermazione dell’Umanità, ovvero della componente universalista dell’uomo, che gli permette di pensarsi come ente generico..”
Renato Caputo si è laureato all’Università La Sapienza di Roma con una tesi dal titolo Ironia e dover essere del senso, segnalata all’interno del premio Morpurgo-Tagliabue. Ha svolto attività di ricerca, in particolare sulla filosofia classica tedesca, all’Università di Colonia, a Berlino ed all’Hegel-Archiv di Bochum. Ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia all’Università Federico II di Napoli con una tesi sul giovane Hegel. Attualmente collabora con la cattedra di Estetica (prof. P. Montani) dell’Università La Sapienza di Roma, presso la quale svolge attività didattica e di ricerca. Di recente uscita è il suo Il tragico nel primo Hegel, (Pensa multimedia, Lecce 2006, pag. 365, € 22.50) che si propone d’offrire un’esposizione organica della concezione del tragico del giovane Hegel. “…La tematica appare di rilievo in quanto costituisce uno dei primi tentativi d’interpretazione filosofica della tragedia, segnando una decisiva tappa nello sviluppo dell’opera hegeliana, mediante lo sforzo d’un superamento dialettico delle concezioni di Kant, Fichte, Schiller e Schelling. Metodologicamente si è tentato di fondere lo sguardo storico della sofferta analisi hegeliana della tragedia del proprio tempo – a partire dagli esiti drammatici della Rivoluzione francese – con la prospettiva teoretica, edificata sulla rimessa in discussione delle soluzioni dualistiche della filosofia della riflessione. Emerge in tal modo lucidamente l’attualità del pensiero di Hegel, ad oggi troppo di frequente abbandonato fra le polveri dei classici inefficaci..”

Cominciamo dall’inizio: da dove nasce l’idea di questo libro? Qual è il percorso formativo e personale che ti ha portato a scegliere Hegel e in particolare il “senso del tragico in Hegel”?
Lo studio di Hegel nasce dall’esigenza di comprendere l’epoca presente, per contribuire a mutarla radicalmente. A tale proposito il mio percorso politico m’ha condotto ad interrogare il pensiero di Marx, in particolare Il Capitale, per intenderne gli elementi essenziali allo sviluppo d’una teoria rivoluzionaria, indispensabile ad una prassi rivoluzionaria. Il confronto con Marx e con la prima parte del Capitale si rivelava tuttavia, inizialmente, uno scoglio oltremodo complesso per la mia incompleta formazione filosofica. La lettura dei Quaderni filosofici di Lenin mi ha aiutato. Il grande rivoluzionario sosteneva come fosse impossibile comprendere a fondo Il Capitale senza aver prima inteso la filosofia di Hegel,in particolare la Logica di Hegel. Del resto già Marx, nel Manifesto del partito comunista, aveva posto in luce come i migliori alleati della classe operaia, del proletariato rivoluzionario, sarebbero stati quegli intellettuali borghesi che avessero studiato a fondo la logica del processo storico. In particolare il tema del tragico, da me analizzato, nasce dalla fusione dei miei principali interessi: passione per l’arte, per l’estetica e per la filosofia storica e politica. Hegel, partendo dallo studio delle grandi tragedie greche, mostra come in ogni società storica l’apice dello sviluppo corrisponda necessariamente all’emergere di quella contraddizione reale che ne segnerà il declino e all’esigenza d’un suo superamento rivoluzionario: per esempio mentre nel mondo greco si trattava della contraddizione fra le ragioni della polis, dello stato antico –impersonate dal Creonte dell’Antigone di Sofocle – e le ragioni della famiglia, degli dei inferi impersonati dalla stessa Antigone, nel più recente mondo borghese moderno è la contraddizione fra sfera della società civile-borghese – ambito dell’individualismo – e sfera dello Stato, della volontà generale. Ognuna di tali contraddizioni non è risolvibile entro la società che l’ha generata, ma richiede il passaggio ad un’epoca più sviluppata della storia del mondo. Così la soluzione del conflitto fra società civile-borghese e Stato moderno si trova al di là dell’orizzonte storico hegeliano e rinvia alle analisi marxiane, a partire dalla Questione ebraica sino al Capitale.
Il “realismo politico di Hegel” ha un legame con l’attualità del presente?
Hegel mantiene nella sua analisi della politica un forte senso di realismo. Nei brani selezionati dal libro per presentarlo ai lettori di questa rivista si fa riferimento alla riflessione politica del giovane Hegel, analizzata nel capitolo conclusivo: si sta, infatti, affermando in diversi settori anche della sinistra radicale la concezione per cui i mezzi non possono differire in nessun modo dal fine, per cui si smarrisce ogni dialettica fra tattica e strategia; l’opinione che sia possibile trasformare radicalmente il mondo senza “sporcarsi le mani” con il potere e che, dunque, l’unico modo per non tradire il comunismo sia un assolutizzato pacifismo. Le cose non stanno purtroppo così, i privilegi costituiti non sono affatto disposti a cedere il passo senza combattere. Di qui la critica di Hegel, anticipatrice di quella di Marx, alle pie illusioni dell’anima bella che finisce per soccombere, senza vera lotta, all’uomo del corso del mondo.
Perché leggere questo libro….
Nella concezione hegeliana si trovano precorsi importanti aspetti della teoria rivoluzionaria che Marx concretizzerà materialisticamente nella contraddizione fra forze produttive e rapporti di proprietà, che conduce alla crisi d’ogni società storica, divisa in classi. Questo primo testo opera una ricostruzione del processo d’elaborazione della dialettica hegeliana da una prospettiva sinora poco esaminata, la teoria del tragico appunto, con i suoi concetti di destino, catarsi ecc., storicamente decisivi per la sua fondazione. Lo scritto tenta d’offrire, anche ai non addetti ai lavori, un’utile introduzione ad un pensiero così complesso ed ostico come quello hegeliano e di fornire un contributo originale alla comprensione della dialettica, tanto rilevante per la marxiana concezione della filosofia della prassi.

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