Incidenti sul lavoro +3%. L’Inail: «è colpa della ripresa»

Ci ha messo tutto il proprio impegno, l’Inail, per dare un’immagine positiva delle statistiche sugli infortuni sul lavoro presentate ieri a Roma. Ma a risaltare non sono i dati del 2005, inferiori di un soffio a quelli dell’anno precendente, ma le previsioni per l’anno ancora in corso: nel primo trimeste del 2006 gli infortuni sono in netta crescita, tra il 3 e il 4% in più. A poco, dunque, sono valse le rassicurazioni del presidente dell’Inail Vincenzo Mugnari, che ha parlato di «trend di decrescita degli infortuni». Secondo il rapporto, infatti, «per la prima volta nella storia» le morti bianche scendono sotto quota 1300. A quanto si sostiene nei dati rilevati fino ad oggi gli incidenti mortali sono 1206. Ma il numero è destinato a crescere fino a quota 1280 con l’arrivo dei dati ancora mancanti. Certo un magro risultato, che non giustifica l’ottimismo espresso dall’Istituto. Anche i dati assoluti sugli infortuni non sono per nulla esaltanti: 940 mila casi nel 2005, il 2, 8% in meno rispetto al 2004, ma senza calcolare gli incidenti che hanno colpito i lavoratori in nero (per la Cgil si tratta di almeno 200 mila casi), nè le malattie sul lavoro, nè i migranti senza permesso di soggiorno che riempiono i cantieri delle nostre città. Se poi proviamo a scomporre i dati, emerge con evidenza come gli incidenti colpiscano sempre più duramente i settori più deboli della forza lavoro: aumentano gli incidenti delle donne (+0,5%) mentre gli extracomunitari hanno più infortuni degli italiani: tra 1,9 milioni di lavoratori stranieri ci sono stati 110 mila casi, tra cui 21 mila hanno riguardato marocchini, 14 mila albanesi e 10 mila romeni. Il più altro tributo di vittime, inoltre, lo paga proprio il paese dell’europa orientale, con 24 casi mortali.
Il dato degli incidenti, inoltre, è in ben diverso tra le macroregioni del nostro paese: dinanzi ad una più sensibile diminuizione nel centro nord (in cui risalta il -3, 9% del Nord-Est), il mezzogiorno è quasi stabile sui dati del 2004 (-1,5 nel sud, -0,5 nelle isole). Risaltano, inoltre, i dati precoccupanti della Calabria (+2, 9% di infortuni nel settore industria e servizi) e della Sardegna (+1%). Per finire, il settore delle costruzioni, con 104 mila incidenti, tra cui 263 mortali, rimane il più “pericoloso”, seguito dall’industria dei metalli (56mila incidenti).

Ma, come dicevamo, il dato più rilevante è quello che riguarda l’anno in corso, calcolato sulla base delle proiezioni degli incidenti accaduti tra gennaio e marzo. Sulla spiegazione di questa statistica l’Inail supera se stessa: la crescita degli infortuni, secondo Mugnari, sarebbe collegata ai «segnali di ripresa produttiva in atto del paese», come dimostra l’incremento del fatturato e degli ordinativi industriali». Come dire, insomma, che se cresce l’economia non possono che crescere gli incidenti: secondo questo ragionamento, cioè, non sarebbe scorretto neppure affermare che il dato positivo dello scorso anno sarebbe desumibile dalla crisi economica. «Giustificare l’aumento degli infortuni con la crescita dell’occupazione- protesta Pietro Mercandelli, presidente dell’associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro- significa dire che l’infortunio è un fatto ineludibile, che lavoro ed infortunio sono due facce della stessa medaglia: in sostanza significa negare l’importanza di misure di prevenzione». Molto netta anche la reazione della Cgil, che con Paola Agnello Modica, segretaria confederale, chiede «una rapida convocazione dei ministeri interessati per chiedere contromisure urgenti». Non fanno sconti all’Isituto neanche i confederali del pubblico impiego e le Rdb, che accusano l’ente di «non aver avviato nessuna iniziativa per il rilancio della sua funzione sociale, a causa del conflitto continuo sul bilancio che ha portato l’Inail alla «marginalità politica e gestionale».

Intanto il ministro del lavoro Damiano ha incontrato il suo collega delle Infrastrutture Antonio di Pietro per discutere sulla riforma della normativa sugli appalti. Con un’emendamento al pacchetto Bersani i due ministri si dicono pronti a varare «misure che dovranno garantire il massimo rigore», nel settore dei cantieri: dal Documento unico di regolarità contributiva all’obbligo di notifica delle assunzione un giorno prima fino all’inaspirmento delle misure sanzionatore, che potranno giungere fino al sequestro del cantieri per chi non rispetti le norme di sicurezza e impieghi lavoratori in nero.

Sarà forse questa una prima risposta ai lavoratori che, stanchi di sopportare il quotidiano elenco di vittime, hanno deciso di incorciare le braccia a Bergamo, dove lo scorso mese sono avvenuti ben 5 incidenti mortali, e a Parma, dove martedì ha preso la vita Maurizio Piteo, delegato sindacale della Cisl in un’impresa di costruzioni.