«In Val Susa un’occupazione militare»

La commissione petizioni del Parlamento europeo ha approvato ieri il rapporto dei tre delegati, l’inglese Michael Cashman (Pse), gli spagnoli Carlos Iturgaiz Angulo (Ppe) e David Hammerstein (Verdi), inviati in val Susa il 28 e 29 novembre scorsi per incontrare i presentatori di tre petizioni contro il tunnel di base del Moncenisio (parte del progetto Torino-Lione), nonché le autorità locali (comuni, comunità montane delle Val Susa, Provincia di Torino e Regione Piemonte). Nel rapporto, oltre ad invitare la Commissione europea a «non assumere atteggiamenti paternalistici nei confronti dei cittadini autori delle petizioni o dei reclami», si sottolinea che «la trattativa avviata (tra le parti in Italia, ndr) non può che essere salutata come un progresso rispetto all’anomala situazione, altamente pregiudizievole all’esercizio dei diritti di libera circolazione di persone e di proprietà, in cui la bassa val Susa ha vissuto prima». Il riferimento è all’apertura del tavolo promosso a dicembre dal governo, che per la verità si è incontrato solo quell’unica volta a Roma. La visita della delegazione si era conclusa con gli europarlamentari picchiati dalla polizia che aveva caricato i manifestanti al sito di Venaus. «L’occupazione militare del sito di Venaus – avevano detto i tre inviati del parlamento – è un insulto all’integrità della stessa delegazione».

Monica Frassoni, eruodeputata Verde, e David Hammerstein hanno definito l’accoglimento del rapporto «un risultato importante che mostra come la mobilitazione pacifica delle persone della val Susa e l’attivo interessamento della commissione petizioni del Parlamento europeo abbiano contribuito al positivo cambio di rotta della Commissione europea, inizialmente troppo incline ad un’accettazione pressoché acritica dell’opera».

Mentre per Vittorio Agnoletto, eurodeputato della sinistra unitaria europea che durante la visita della delegazione si era preso diverse manganellate e calci, «il popolo no Tav ha vinto: il documento approvato dal Parlamento europeo non lascia spazio a dubbi: la Tav non si deve fare, almeno non ora e non con questo progetto. Non si poteva sperare in una posizione più esplicita da parte di Bruxelles. Il governo italiano – aggiunge – non solo è avvisato ma è stato posto sotto tutela. Avevamo ragione sia nel metodo che nel merito: dall’assenza del rispetto delle regole democratiche nell’assumere le decisioni, alla mancanza di una valutazione dei rischi». Per quanto riguarda l’Europa, la delegazione chiede alla Ue «di non lasciare alle autorità nazionali l’esclusiva responsabilità delle scelte… poiché queste possono di per sé ledere irreversibilmente gli interessi di tutela ambientale, oltre che diritti fondamentali quali la salute».