In sciopero per la democrazia sindacale

Intervista a Paolo Maras, segretario del Sult. «La precettazione? Sciopereremo comunque»
Il nodo della rappresentanza resta irrisolto. La decisione dell’azienda «cancella» il sindacato maggiormente rappresentativo tra gli assistenti di volo

Per tentare un’ultima mediazione nella vicenda Alitalia il ministro del lavoro Maroni ha convocato per oggi il Sult. Alla vigilia dell’incontro, rivolgiamo qualche domanda a Paolo Maras, segretario del Sult-Trasporto aereo.

Sarà un incontro tutto pappa e ciccia, visto che Maroni dà ragione a voi e torto a Cimoli.

Apprezziamo la presa di posizione di Maroni, ma intendiamo verificarla alla luce degli atti concreti e dell’evolversi della situazione. Constatiamo che, per ora, ha prevalso la linea Cimoli: nessuna trattativa congiunta, solo incontri separati. A un atto politico di inaudita gravità, che azzera il diritto della rappresentanza, Maroni ha reagito con un atto altrettanto politico. Oggi lo ribadirà, oppure ricondurrà la vicenda a mera tecnicalità? Nel secondo caso, vorrà dire che dopo aver lanciato il sasso, ritira la mano.

Sul perchè Maroni abbia lanciato il sasso si fanno molte ipotesi. Per far dispetto ai sindacati confederali, per conquistare alla Lega gli iscritti che il Sult conta al Nord, per convincere l’Alitalia a spostare dipendenti e funzioni da Roma a Milano. La vicinanza di Maroni vi imbarazza?

Di ogni cosa si possono dare parecchie letture. Noi non facciamo dietrologia. Registriamo che Maroni ha detto ciò che dovrebbe pensare e dire ogni sincero democratico quando, di punto in bianco, 1.600 lavoratori (ai mille tesserati del Sult vanno aggiunti i 600 dell’Avia, ndr) vengono espropriati di diritti sanciti dalla Costituzione. Fa specie, scandalizza, che sia un leghista a riconoscere che questa è una barbarie? Mi preoccupano di più quelli che non sono leghisti e tacciono. O, peggio, condividono l’operato di Cimoli.

Quel che si dice una «sottile allusione» ai sindacati confederali. Tutti compattamente schierati con Alitalia, unica voce in controtendenza quella del segretario della Fiom Giorgio Cremaschi.

Quel che più mi indigna nella posizione dei confederali è che, pur di sostenere Cimoli, sostengono il falso. Come il professor Ichino, sono costretti ad attaccarsi alle bugie. Non è vero che il Sult non ha mai firmato accordi. Li abbiamo firmati tutti, eccetto l’ultimo accordo applicativo che a nostro parere non garantisce un giusto equilibrio tra l’aumento della produttività e gli indispensabili riposi.

Perché i confederali mentono?

In questo caso, le interpretazioni non si contano a dozzine. Evidentemente il Sult dà fastidio pure a loro, essendo il sindacato più rappresentativo tra gli assistenti di volo. Dei 3 mila sindacalizzati, noi ne rappresentiamo un migliaio, l’Avia 600. La Cisl ha 350 tesserati, la Uil circa 200, la Cgil non riesce a schiodarsi da quota 100. Per ribaltare la forza dei numeri, i confederali aderiscono alla linea Cimoli. Che espropria 1.600 lavoratori della libertà di scegliere il sindacato da cui vogliono essere rappresentati e conferisce all’azienda la libertà di scegliersi i sindacati che più le aggradano. Una rappresentanza fatta in casa. Questa sì che è pappa e ciccia. Invito tutti a riflettere su un precedente: la Fiom non ha firmato due contratti nazionali, ma nessun padrone, vivaddio, si è sognato di cancellare la sua esistenza con un tratto di penna.

Per lo sciopero che avete indetto per fine mese scatterà la precettazione. Come vi comporterete?

Sciopereremo comunque. Le penali le abbiamo messe in conto. E’ in ballo la democrazia. La risposta dovrà essere all’altezza della barbarie di Cimoli. Occorre coraggio e gli assistenti di volo dimostreranno d’avere coraggio e dignità.