In Russia torna la stella rossa

Il simbolo dell’ex Unione Sovietica viene ripescato da Putin come emblema dell’armata russa. L’annuncio è stato dato da Ivanov ad una riunione di generali. “La stella rossa è sacra per ogni soldato”.

Chi si rivede. La Stella Rossa. Uno dei maggiori e più potenti simboli dell’Unione Sovietica, scomparso col suo crollo nel ‘91, viene ripescato da Putin come emblema dell’armata russa. L’annuncio è stato dato a una riunione di generali, trasmessa l’altra sera in Tv, dal ministro della Difesa, Sergei Ivanov, con al fianco il presidente russo, visibilmente accigliato, forse emozionato per la decisione, che su sua iniziativa sarà trasmessa alla Duma per l’approvazione. “La stella rossa è sacra per ogni soldato- ha affermato Ivanov- I nostri padri e nonni sono andati in battaglia con essa per la difesa della patria”.

Il recupero della Stella Rossa avviene esattamente due anni dopo che Putin aveva riesumato l’inno sovietico quale inno nazionale e la bandiera rossa per l’armata. In quella occasione, primi di dicembre 2000, il presidente aveva messo ordine – si fa per dire- nelle icone del potere russo-sovietico, in uno sforzo di combinare il passato zarista e comunista con la realtà post-autoritaria. Quindi: ritorno all’inno sovietico, ma con parole cambiate dallo stesso autore di quello originale, allora inneggiante a Lenin e Stalin e ora alla Grande Madre Russia; aquila bicipite ad ali spiegate, le due teste (stato e chiesa) riunite sotto la corona imperiale, quale stemma della repubblica; vessillo tricolore bianco-rosso-azzurro (libertà, dedizione alla Vergine Maria, potere) quale bandiera nazionale della Repubblica Russa; ripescaggio della bandiera rossa, nuda e cruda, senza falce e martello sormontate dalla stella rossa a cinque punte, quale vessillo dell’armata; croce di S. Andrea su fondo bianco quale vessillo per la Marina.

Adesso si riporta in auge la Stella Rossa, che l’armata potrà di nuovo esibire sulle grandi bandiere rosse per la parate. Non è un caso che l’annuncio l’abbia dato ai generali il ministro della Difesa, Ivanov, del quale molto superficialmente, quando fu nominato, molti scrissero che era il primo civile ad occupare quel posto: era infatti, come il presidente, un colonnello del KGB; uno cioè che non aveva comandato armate o divisioni, come i suoi predecessori, ma tutt’altro che un civile.

Ai generali Putin ha detto poche parole, rivolto in realtà al paese, affermando che il ritorno della Stella Rossa potrà essere di aiuto nel ricucire le lacerazioni della società, col riconoscimento dei meriti del passato sovietico, così caro a vasti settori delle vecchie generazioni. Interpretazioni più sottili vedono l’iniziativa come indicazione che il Cremlino ha rinunciato alla spinta per una riforma dell’armata: i generali si oppongono infatti ai piani di abbandonare la coscrizione obbligatoria per passare a una forza di volontari.

La Stella Rossa è stata per decenni il simbolo dell’Armata Rossa fin dalla sua fondazione fin dalla rivoluzione del ’17. Il quotidiano dell’esercito è Kraznaya Svezda, Stella Rossa, appunto. Ma la stella appariva anche sulle bandiere rosse sopra la falce e martello, e nella grafica dei notiziari televisivi nell’età sovietica. Col crollo del ’91, la stella non era completamente scomparsa: rimane su vecchi carri armati e su vecchi aerei, carrette dell’aria; e gigantesche stelle rosse hanno continuato a svettare in cima alle torri del Cremlino.

Il suo recupero non è una semplice bagattella, ma un forte segnale ai generali e alla burocrazia civile che la macchina militare sovietica rimane, con tutto il suo peso interno, e al tempo stesso una potente, potenzialmente pereoccupante indicazione al resto del paese. Il peso del simbolismo di vecchie icone è intenso anche per le nuove generazioni frustrate dal decadimento russo, terreno fertile per nuove forme di nazionalbolscevismo.

Completando l’iconostasi nazionale fatta di elementi zaristi e bolscevichi- manca ormai solo il ritorno della falce e martello- Putin, già molto popolare, va alla conquista di tutti: nostalgici del sistema sovietico, nazionalisti di stampa zarista, parte dei democratici. Fra contraddizioni e riesumazione di anticaglie, il potere recupera il passato tutto intero, senza distinzioni morali e etiche. E rivela con ciò tutta la sua ambiguità di fondo, tra aspirazioni democratiche e autoritarismo latente verso una “democrazia guidata”.