«In piazza perché ci spaventa il futuro che ci offrite»

L’appuntamento è di buona mattina in un bar del Chitelet. Lei, Julie Coudry (27 anni) èpresidente della Confédération étudiante, una delle più importanti del movimento studentesco francese che lotta da due mesi contro il contratto primo impiego, il Cpe.
Pallida e minuta, veste come i giovani di oggi: maglione e jeans, un cappello di lana beige con visiera, che raccoglie i folti capelli castano chiaro, che la rendono immediatamente riconoscibile nei cortei. Parigina della banlieue, ha studiato psicologia e amministrazione, ed è diventata uno dei simboli della protesta universitaria contro il Governo.
Spiega, mordicchiandosi nervosa le dita, che la loro è la prima generazione in Europa, dalla fine della Seconda guerra mondiale, a non poter contare su un avvenire certo. E che questa incertezza mette a dura prova non solo la vita quotidiana, ma soprattutto il futuro. E l’angoscia nell’avvenire che spinge gli studenti alla protesta per denunciare una situazione che non può reggere e che i Governi, che si sono avvicendati negli ultimi anni, non sono stati capaci d’affrontare.
Il Cpe è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La cartina,di tornasole di un malessere diffuso (la precarietà) che ha radici profonde e che è stato all’origine tre mesi fa della rivolta delle periferie francesi. «I giovani di oggi – spiega Julie
sono lasciati soli. Se non studiano non trovano lavoro perché non hanno sufficiente formazione. Se studiano, a fatica trovano un po
sto ma a tempo determinato che non offre garanzie di durata e non
dà alcun diritto., l? entrambi i casi diventa impossibile pensare a un futuro costruito su un’occupazione stabile, una casa, una famiglia, dei figli».
Quella degli studenti francesi è la denuncia di una situazione frustrante, di una vita senza futuro. «Non vogliamo – dichiara Julie – la garanzia di una carriera, ma nemmeno vivere dell’assistenza sociale. Chiediamo di poter contare su un lavoro dignitoso che ci permetta di dare un contributo alla società».
«L’attuale posizione del Governo – dice Julie – è inaccettabile. C’è la necessità in Francia di aprire delle discussioni, degli incontri regolari tra le parti sociali in modo da arrivare alla definizione di nuovi contratti di lavoro che assicurino la continuità tra il periodo di formazione e quello dell’impiego. Che ci sia cioè al termine dell’apprendistato una valutazione del giovane che permetta di passare a un contratto a tempo indeterminato. Solo così si potrà sperare di uscire dall’ attuale situazione di precarietà».
Che il vero alleato degli studenti sia Nicolas Sarkozy? Julie risponde con un sorriso e mentre scappa, per coordinare nuove azioni, dice: «La protesta durerà fino a quando il Cpe non sarà ritirato».