In piazza contro la Bolkestein

La Fp Cgil e la manifestazione del 15

Non credete a coloro, magari qualcuno di cui vi fidate, che cercheranno di spiegarvi che, in fondo, la direttiva europea sui servizi nel mercato interno (meglio nota come Bolkestein) potrebbe portare, se temperata, un beneficio all’economia europea. La direttiva è ancora oggi il più potente ed emblematico attacco ad un modello sociale che si basa sui diritti e sull’idea che ogni diritto è l’obiettivo di coloro che quel diritto non hanno. Non solo. La direttiva Bolkestein è il tentativo di collegare insieme tutte le politiche neoliberiste che hanno come scopo lo smantellamento dell’idea di pubblico dalla testa dei cittadini europei. Mentre le politiche della privatizzazione più selvaggia e più stupida crollano assieme agli argini del lago Pontchartrain in Europa, il Consiglio (e cioè i nostri governi, perché poi sono loro a decidere e provano, con furbizia, a fare finta che l’Europa sia una entità esterna) ed una Commissione, sconfitta più volte dal voto popolare, operano, direttiva dopo direttiva, comunicazione dopo comunicazione, assieme ad Eurostat, alla Corte di giustizia, per imporre un modello economico, quello della privatizzazione dei servizi e della applicazione della logica di mercato e della concorrenza, ad ogni società, ad ogni cittadino, ad ogni governo locale, espropriandolo della sua sovranità.
C’è nella testa di qualcuno, anche a sinistra, l’idea che l’Europa debba mettere sul mercato il proprio modello sociale (di cui i servizi pubblici sono un pilastro fondamentale) per partecipare alla competizione globale di stampo neoliberista. L’illusione che pervade anche persone normalmente di buon senso, è che la competizione nei servizi, basata sulla delocalizzazione dei diritti, sulla accettazione delle disparità come motore dell’economia, sull’idea che società e mercato siano coincidenti, metterà in moto un circolo virtuoso che colmerà le differenze. Strana idea quella che la società europea si trasformi in competitiva trattando la salute o l’assistenza agli anziani come lo sciroppo di Cassis. E pericolosa, perché l’infelice idea di considerare le liberalizzazioni come una alternativa soft alle privatizzazioni (affermazione che farebbe bocciare qualunque studente di economia nel Regno Unito e che da noi si afferma in una sorta di nuova ideologia vintage) apre la strada alla privatizzazione dell’acqua che mentre batte in ritirata in tanti paesi in via di sviluppo trova da noi un rinnovato sostegno politico.

La Funzione Pubblica Cgil (e, da anni, la sua rivista “Quale Stato” ha costituito un contributo importante) è impegnata – assieme alla politica, alle associazioni, ai movimenti – anche nel prossimo congresso della Cgil, nella realizzazione concreta di una linea politica e sindacale in grado di dare forza ad una idea di pubblico e di spazio pubblico fondante di vera alternativa politica e sociale al modello neoliberista.

Ci sarebbe bisogno di una legge europea, come richiesto, anche sulla base delle nostre pressioni, dal sindacato europeo dei servizi pubblici (FSESP), in grado di difendere i servizi pubblici dalla logica del mercato e della concorrenza. Ci sarebbe bisogno di una legge italiana sui beni comuni in grado di dare, finalmente, certezza ai cittadini che nessuno li esproprierà di beni come l’ acqua, ambiente, sanità. Ci sarebbe bisogno di un controllo della politica e della società civile, nazionale ed europea, sugli accordi generali sul commercio dei servizi (Gats) che vogliono imporre il mercato alle economie più povere del mondo. Ci sarebbe bisogno della presa di coscienza, per certi versi di un sussulto di orgoglio dei governi e delle comunità locali, che decidano di non farsi espropriare dei loro diritti di rappresentare (e soddisfare) i bisogni dei cittadini. Certo, ci sarebbe bisogno di una classe politica italiana (in senso ampio) che andasse al di là delle frasi fatte, che anziché formarsi sulle rassegne stampa e sulla lettura del Sole240re conoscesse la sterminata produzione internazionale sul fallimento dei modelli di liberalizzazione e di privatizzazione. Certo, ci sarebbe bisogno che il 15 ottobre, in tutta Europa, si vedesse con chiarezza che un ampio fronte di forze politiche e sociali non lascerà il destino del bene pubblico collettivo nelle mani della furia liberista della Commissione europea.

* responsabile ufficio
internazionale FP CGIL