«In Italia usati 13 scali per 80 voli Cia. Castelli dovrà chiarire»

«Faccio proprio fatica a pensare che un volo Cia, partito dall’Europa e atterrato a Guantanamo, sia stato effettuato a scopo turistico». L’amara riflessione di Claudio Fava, relatore della commissione d’inchiesta temporanea del Parlamento europeo sulle
cosiddette «consegne illegali», la dice lunga su quel carosello di oltre mille voli (milleottanta, per la precisione) che sono transitati sui cieli europei senza che vi fosse contezza (o forse c’era ma nessun’autorità vorrebbe ammetterlo) sulla natura di quelle missioni. Il fatto è che, a metà strada del suo percorso, la commissione guidata dal Carlos Coelho, un portoghese del Ppe che ha dimostrato un grande affiatamento con il collega relatore, puó vantare d’aver raggiunto significativi risultati per accertare, come scritto nel mandato e come ripetutamente sottolineato da Fava, la «verità» sul ruolo dei servizi americani, sulle azioni illegali per prelevare, in spregio ai più elementari diritti, persone sospettate di terrorismo, detenerle probabilmente in prigioni segrete ai fini d’interrogarle per, infine, riconsegnarle ad autorità di Stati dove vige ancora il sistema della tortura.
E sono «fatti concreti», per esempio, quelli che emergono da un corposo lavoro di ricerca fatto di 72 pagine che analizza i 1080 voli effettuali da aerei di compagnie noleggiate usualmente dalla Cia. Un’analisi che ha permesso di «incrociare» i voli, gli atterraggi, le rotte, i codici dei voli, il tipo di velivolo. Certo, come è stato scritto in modo responsabile, «non esistono prove irrefutabili» che su quegli aerei vi fossero dei prigionieri prelevati e trasportati illecitamente, tuttavia gli indizi sono molto ma molto forti. Date le rotte seguite e dati alcuni dei paesi di destinazione (Afghanistan, Iraq, Giordania, Egitto, Libia, Marocco, Uzbekistan e Guantanamo) è «logico sostenere che possa essere accaduto e in più d’una occasione». L’indagine continuerà per accertare le responsabilità di una serie di governi, cui sarà chiesto d’ora in avanti una «piena collaborazione», come ha affermato il presidente Coelho. E l’Italia, già citata nel rapporto preliminare per via dell’ormai famosa vicenda del rapimento a Milano dell’imam Abu Omar su cui sono indagati ben 22 funzionari Cia, avrà il suo bel daffare nel dover spiegare 80 voli targati Cia con tredici scali toccati, da Milano a Catania Sigonella, da Roma Ciampino a Olbia. Il relatore Fava ha già fatto sapere che la commissione nei prossimi giorni; nel redigere il programma dei lavori per la seconda parte dell’inchiesta, chiederà di ascoltare, tra gli altri, l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, che non volle trasmettere agli Usa la richiesta di estradizione degli uomini del commando Cia di Milano, l’ex sottosegretario Gianni Letta che aveva la delega dei servizi segreti e l’attuale sottosegretario Enrico Micheli che lo ha sostituito, e il prossimo presidente del comitato parlamentare, quando sarà stato indicato.
La relazione preliminare sarà votata nella sessione plenaria (3-6 luglio) sempre a Strasburgo dove l’altro ieri ha ricevuto il via libera dalla commissione parlamentare con 24 voti a favore, 14 contrari e 7 astenuti. Il voto ha messo in evidenza la spaccatura nel gruppo del Ppe: alcuni parlamentari hanno votato a favore nonostante forti pressioni. L’italiano Jas Gawronski ha annunciato una sorta di «rapporto di minoranza» perchè, ha sostenuto, «è chi accusa la Cia che deve dimostrare che su quei voli erano trasportati illegalmente dei detenuti». Fantastica teoria: il parlamentare, ammesso che lo sfiori il dubbio, aspetta che qualcuno gli porti a domicilio le prove, altrimenti ciccia. Il presidente Coelho, collega di Gawronski, è stato chiarissimo: «É improbabile che le operazioni Cia siano avvenute senza un certo livello di complicità». E Fava: «Prima di chiudere, vogliamo ascoltare i governi, non ci accontentiamo di ricevere una lettera o un questionario».