In difesa della Costituzione Repubblicana

Se il socialismo dovesse essere introdotto in Italia senza lotte politiche violente,senza fini punitivi e,diciamo pure per gradi, la sua conciliabilità con le “norme permanenti” della Carta risulterebbe addirittura implicita e presumibilmente assoluta,anche se dovessero mostrarsi necessari alcuni adattamenti” Carlo Lavagna op.cit.1)

Con una legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18/11/2005 il Parlamento italiano ,ha approvato la revisione costituzionale della seconda parte della costituzione, quella relativa cioe’ all’ordinamento
della repubblica. La maggioranza di centro-destra che governa il paese ha modificato piu’ di 50 articoli, aggiungendone altri e cambiando radicalmente i rapporti tra Parlamento,Governo e Presidente della Repubblica, cosi’ come erano stati configurati allora dai nostri costituenti.
La Costituzione repubblicana e’ entrata in vigore il 1° gennaio
1948 ed e’ la norma fondamentale (la” grundnorm” per dirla con i
positivisti e con Kelsen) del nostro ordinamento giuridico.Essa e’ il frutto di due anni di lavoro dell’Assemblea Costituente, eletta il 2/6/1946 ,dopo la seconda guerra mondiale ed il crollo del regime fascista e contestualmente al referendum istituzionale con cui gli italiani scelsero la Repubblicana anziche’ la monarchia. Quando si dice quella frase che si sente molto spesso ripetere:”la Costituzione e’ nata dalla Resistenza” non e’ una espressione retorica.Nonostante,infatti, nell’Assemblea Costituente fossero presenti storie individuali e culture politiche differenti (si andava, infatti, dalla tradizione culturale azionista,cattolica democratica,socialista e comunista),nonostante questo c’era infatti un cemento fondamentale che era anche il cemento dell’antifascismo e della lotta della resistenza, cioe’ l’idea che il paese dovesse essere ricostruito su basi democratiche, su basi di liberta’ e democrazia sociale. La Costituzione Italiana costitui’,indubbiamente,un compromesso sociale e politico dinamico molto
avanzato sotto il profilo democratico in considerazione,soprattutto, del
particolare momento storico in cui essa venne approvata.Venne,infatti,
firmata dal presidente dell’Assemblea Umberto Terracini il 27
dicembre 1947, dopo che per oltre 18 mesi vi avevano lavorato 556 fra
parlamentari e giuristi. Prima di promulgare il testo lo passarono al vaglio autorevoli linguisti che, ripulirono la Carta dei tecnicismi, rendendola comprensibile e alla portata di tutti. La costituzione italiana e’ stata, dunque,un atto principalmente politico(volto a riaffermare i principi di libertà, partecipazione e democrazia sostanziale conculcati dalla dittatura fascista) e non solo giuridico. Prendiamo ,in tema di democrazia sociale , ad es, l’art.3, il quale al secondo comma recita:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini,impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Una societa’,dunque,in cui si realizza la piena,reale, concreta partecipazione dei lavoratori al governo dell’economia;ed in cui non esistano piu’ disuguaglianze.(1)Tale norma venne proposta,dall’on.le Lelio Basso autorevole giurista ed esponente di verice del Partito Socialista..
Si pensi,ancora, agli altri principi supremi immodificabili( i diritti inviolabili dell’uomo,l’ndivisibilità della Repubblica, il
diritto al lavoro,il diritto di sciopero ecc) e alle norme costituzionali che
vanno dall’art.41 all’art.47(dalla funzione sociale della proprietaì
privata alla collaborazione gestionale alla conduzione delle imprese).
Sotto il profilo delle culture politiche che hanno animato i promotori
di questa controriforma,non vi è dubbio che ne’ Forza Italia (forza politica liberista e monopolista al contempo), ne’ la Lega Nord (forza
secessionista) ,ne’ Alleanza Nazionale (erede di una cultura
politica nazionalista e postfascista) presentano alcuna affinità politica e
culturale con lo spirito e con i valori che caratterizzarono i lavori
dell’Assemblea Costituente.
Tale controriforma è stata approvata con un voto a maggioranza semplice, peraltro giustificato sotto il profilo metodologico dall’analogo provvedimento (legge di revisione costituzionale n3/2001)approvato con voto sempre a maggioranza non qualificata dal centro-sinistra a cinque giorni della chiusura della precedente legislatura.
Come noto,non si puo’ accettare metodologicamente la modifica di ben 52 articoli della Costituzione senza un ampia maggioranza che rappresenti la comune condivisione delle regole che disciplinano o dovrebbero regolare la vita pubblica e il funzionamento istituzionale di una comunità. Nell’ambito del costituzionalismo comparato, va ricordato che Costituzioni come quella degli Stati Uniti (risalente al 17 settembre 1787), insieme di norme come quelle inglesi che risalgono al “Bill of Rights” del 1689, oppure la legge fondamentale tedesca del 23/5/1949 hanno avuto ,nel corso degli anni, semplici aggiiornamenti e non mutamenti sostanziali che solitamente sono imposti da eventi epocali(guerre,lotte di liberazione nazionale ecc) e non da semplici pruriti istituzionali non ratificati dai costituenti. Nella storia repubblicana il primo tentativo di riformare la nostra carta costituzionale fu ad opera della Commissione Bozzi istituita il 12/10/1983.La Commissione concluse i suoi lavori in data 29/1/1985. Tale progetto si limito’ ad individuare alcuni problemi nella prospettiva di passare dal primato del Parlamento al primato dell’esecutivo. Successivamentwe ,la commissione De Mita -Iotti nel 1992 affrontando il tema della forma di governo anticipando la prospettiva di sostituire al tuttora vigente istituto del Presidente del Consiglio,quello del premierato,con l’indicazione dell’investitura del “primo ministro” da parte del Parlamento. La commissione Bicamerale presieduta nel 1997 dall’on.le Massimo D’Alema, anticipando alcuni rilievi in ordine al rafforzamento del potere esecutivo con l’introduzione di una sorta di semipresidenzialismo alla francese (che non dispiacque ad An), alla divisione delle sezioni disciplinari all’interno del Csm fra magistratura inquirente emagistratura giudicante e ,in ultimo, configurando una sorta di “regionalismo spinto” “sino ai limiti del federalismo”.(2) . Infine , con le modifiche al titolo V della Costituzionegli articoli dal 114 al 132 sono stati modificati dal centro-sinistra nel 2001 introducendo la competenza statale in tema di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art.117 lettera m), le ulteriori competenze delle regioni in tema di legislazione concorrente(art.117 secondo comma),il principio di sussidiarietà(art 118), e il federalismo fiscale unitamente al fondo perequativo di solidarietà.(art 119). Con la controriforma del centro-destra,si e’ provveduto ad apportare significative modifiche alla “forma di governo”, tramite la
concentrazione dei poteri in capo al primo Ministro (a cui viene conferita la facolta’ di sciogliere le camere,di non sottoporsi al voto fiduciario della Camera, di nominare e revocare a suo piacimento i ministri);inoltre,il cosiddetto Senato Federale, dovra’ essere eletto su base regionale contestualmente all’elezione del Consiglio regionale,garantendo le rappresentanze regionali di tutte le Regioni.Le due caratteristiche essenziali del nuovo Senato saranno quelle di avere competenza sostanzialmente monotematica solo sulle materie “concorrenti” attribuite alle Regioni nonche’ l’assenza di un rapporto fiduciario con il governo.
Infine ,accanto alla ulteriore politicizzazione di organismi di garanzia quali la Corte Costituzionale(il giudice delle leggi) e il Consiglio Superiore della Magistratura(organo di autogoverno), il centro destra introduce la cosidetta “devolution”( attribuzione alle Regioni di alcune competenze in via esclusiva in materia di organizzazione sanitaria,organizzazione scolastica e polizia locale). La controriforma non prevede piu’,in particolare, la competenza concorrente Stato-Regioni in materia sanitaria, La competenza legislativa esclusiva ora attribuita alle Regioni in materie delicate socialmente come la salute e l’istruzione puo’ determinare la frantumazione dei sistemi sanitari e scolastici con conseguenti forti differenziazioni di prestazioni nelle diverse regioni cui potrebbero seguire diversi regimi di accesso alle prestaziioni sanitarie o agli istituti scolastici per i residenti ed i non residenti in una determinata Regione.E’ facile,dunque, prevedere la rottura dell’omogeneità dei servizi pubblici sul territorio nazionale e la crescita ulteriore dei conflitti di attribuzione avanti la Corte Costituzionale fra Regioni e Stato. Come noto,i partiti dell’opposizione parlamentare unitamente a tredici consigli regionali hanno gia’richiesto,ai sensi dell’art.138 della Costituzione,il referendum avente natura oppositiva alla legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento. Occorre contrapporre alla contoriforma costituzionale approvata dal Centro-destra, la richiesta di applicazione integrale della Costituzione del 1948.Il referendum confermativo, dovrebbe tenersi in un periodo compreso fra il prossimo giugno e il mese di novembre del 2006.Per essere valido, non richiede alcun tipo di quorum; e’,quindi,possibile che il no alla controriforma costituzionale si affermi.E’,dunque,possibile anche sul terreno istituzionale tornare a vincere!. E’ un dovere morale:lo dobbiamo,in particolare, a tutti coloro che hanno sacrificato la vita,per conquistare i diritti civili e sociali riconosciuti dalla nostra carta costituzionale.

1)Carlo Lavagna “Costituzione e Socialismo” Universale il Mulino pag.77
2)Vittorio Gioiello, “il ruolo del movimento operaio per rilanciare oggi i valori fondamentali della Costituzione”,inedito pag.13