In arrivo nuove proteste in Francia

L’intervento del primo ministro de Villepin alla televizione non è piaciuto agli studenti. Che replicano: «Dobbiamo gridare più forte»

La manifestazione spontanea, che è stata improvvisata ieri pomeriggio nei dintorni della Sorbonne, chiusa, si è conclusa verso le 17,15 con degli scontri tra studenti e polizia. Gli studenti erano riusciti ad entrare nel cortile del Collège de France, da dove sono stati espulsi senza riguardi dalle forze dell’ordine. Verso le 15,30, dopo un’assemblea che si è svolta nella facoltà di medicina, qualche centinaio di studenti è tornato di fronte alla Sorbonne, che è ormai chiusa dopo l’evacuazione di venerdì notte, perché il rettorato sta valutando i danni («speriamo che non oltrepassino il milione di euro», dicono). Un corteo improvvisato, senza meta precisa, si è formato sul boulevard Saint Michel. La circolazione è stata bloccata, tutto il quartiere latino era assediato da camionette della polizia, che hanno costruito un «perimetro di sicurezza» attorno alla Sorbonne e nelle vie adiacenti. «Ritiro del Cpe», hanno scandito i manifestanti, tra i quali c’erano anche numerosi liceali, non solo del centro parigino ma anche della banlieue, oltreché un gruppetto di insegnanti, dopo che in mattinata i professori di Parigi I avevano deciso di proclamare uno sciopero di solidarietà con la protesta degli studenti (la stessa cosa è successa a Nantes e a Tolosa), mentre sono ormai cinque i presidenti di università che hanno chiesto a Villepin il ritiro del Cpe. A Nanterre il presidente ha deciso di chiudere l’università. «Le modificazioni marginali portate da Villepin non cambiano nulla» commenta un professore di fronte alla Sorbonne. Anzi. L’intervento televisivo del primo ministro, domenica sera su Tf1, ha avuto un «effetto dinamizzante» sul movimento, ha affermato ieri mattina Bruno Julliard, presidente dell’Unef (la principale organizzazione studentesca). In place de la Sorbonne gli danno ragione. «Villepin non ci ha ascoltati, allora dobbiamo parlare ancora più forte», dice una ragazza, che promette una forte mobilitazione per tutta la settimana: già martedì sono previste azioni, poi ci sarà la giornata nazionale di manifestazioni in tutta la Francia giovedì e sabato cortei assieme ai sindacati, con i lavoratori. Villepin «ci ha dato solo delle briciole, delle noccioline, ma noi vogliamo il ritiro e basta», afferma un ragazzo.

Villepin ha difatti rifiutato di ritirare il Cpe – «la legge che è stata votata sarà applicata» ha detto – e si è limitato a promettere degli «aggiustamenti» al contratto di prova, in tre punti : 1) l’istituzione di un «tutor» per ogni assunto con il Cpe, con il compito di seguire il giovane ed indirizzarlo; 2) un complemento di remunerazione al sussidio di disoccupazione, in caso di licenziamento nei due anni di prova, in cambio dell’impegno a seguire una formazione; una «valutazione» ogni sei mesi degli effetti del Cpe sull’occupazione.

Un altro punto del discorso di Villepin che ha molto irritato è stato il tentativo fatto domenica sera di dividere gli studenti universitari, considerati dei privilegiati che avranno assunzioni a tempo indeterminato, e i ragazzi senza qualifica, costretti al precariato, ai quali il Cpe prometterebbe l’inserimento nel mondo del lavoro. «Dire che il Cpe è un mezzo per lottare contro la disoccupazione dei giovani non qualificati e che invece noi siamo destinati ad essere assunti con un contratto a tempo indeterminato è falso – dice una studentessa di Jussieu – anche noi sappiamo che cos’è la precarietà».

Bruno Julliard ha messo in guardia il governo : «E’ evidente che se il governo persiste a provocare i giovani, come ha fatto il ministro dell’educazione Gilles de Robien, dopo l’evacuazione della Sorbonne spiegando che tutti gli studenti che si mobilitano sono dei casseurs, la situazione rischia di radicalizzarsi». C’è il rischio di forti tensioni tra studenti del movimento anti-Cpe e gli altri. Ieri a Tolbiac, racconta uno studente che non vuole scioperare, «ci sono stati momenti duri. I corsi sono sospesi, ma il tempo stringe, l’anno è quasi finito, come facciamo a permetterci di perdere tutto questo tempo?».