IMPARIAMO

“Imparate dall’Iraq”, ha detto con tono minaccioso il sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e la sicurezza interna John Bolton. Parlando ieri, nel corso di un’intervista collettiva, ha affermato che il suo paese spera che “molti regimi apprendano la lezione dell’Iraq”, menzionando la Siria, l’Iran e la Corea del Nord come paesi che sviluppano programmi di armamenti di distruzione di massa.
In una dichiarazione ancor più significativa, il vicepresidente degli USA Richard Cheney ha detto che quanto è accaduto all’Iraq è “un messaggio chiaro a tutti i paesi che praticano il terrorismo”. Tali dichiarazioni venivano rilasciate nel momento in cui le truppe degli aggressori nord-americani occupavano il centro della capitale irachena Baghdad e l’amministrazione imperiale profondeva gli ultimi sforzi per prendere possesso del paese arabo. Il massacro non è ancora cessato e l’imperialismo americano avanza nuove minacce e sceglie i futuri obiettivi. E, come nel caso attuale, sulla base di falsi pretesti.
Senza dubbio, c’è molto da imparare dagli episodi a cui assistiamo, gravidi di gravissime minacce alla pace mondiale, alla sicurezza dell’umanità, alla libertà, all’indipendenza di paesi e popoli.
Impariamo, dunque!
In primo luogo, dobbiamo abbandonare le illusioni in un mondo di democrazia, equilibrio e pace, illusioni coltivate a lungo negli anni ’90, quando, con la caduta dell’Unione Sovietica, l’imperialismo USA si è sentito in grado di conquistare il potere mondiale. La guerra consumata contro l’Iraq ci insegna che la superpotenza, sotto l’amministrazione ultraconservatrice di Gorge W. Bush, non è disposta a farsi trattenere da nulla e può persino commettere crimini innominabili contro l’umanità, come quelli che ha perpetrato nel corso delle ultime tre settimane. Al popolo nord-americano non sono state mostrate le immagini degli orrori compiuti dai suoi generali, ma sarà impossibile allontanare l’impressione che siano stati commessi crimini di guerra e che, se ci fosse un ordine giuridico, coloro che si considerano padroni del mondo dovrebbero essere portati davanti al Tribunale Penale Internazionale.
Impariamo che il mondo si trova di fronte al terribile ricatto, sotto la minaccia esercitata dall’amministrazione imperialista, di dover scegliere tra l’essere schiavo degli Stati Uniti o vivere sotto le macerie come in Iraq. Impariamo che una dottrina neofascista è in atto, una dottrina indirizzata a supportare l’esecuzione della strategia USA di dominazione, che permette che si sviluppino concetti come “guerra infinita” e “guerra preventiva”, in cui possa venire utilizzato ogni tipo di arma.
Impariamo che, in accordo con tale strategia, l’ONU è una finzione, la diplomazia è un inganno e il sistema multilaterale una chimera. L’ordine internazionale è travolto, ed è sulle sue rovine che l’imperialismo USA intende erigere un nuovo ordine corrispondente al suo dominio.
Impariamo che, per quelli che hanno pianificato questo ordine, non ci sarà spazio per contestazioni o per l’apparizione di altri poteri o forze regionali o globali.
Per tutte queste ragioni, impariamo come popolo e nazione a collocarci nel mondo. La costruzione di un grande paese ci richiederà il discernimento e la perspicacia per formulare e mettere in pratica un grande progetto nazionale, che includa uno sviluppo economico, una politica estera e di difesa coraggiosa e sovrana, all’interno di un sistema di alleanze internazionali che ci permetta di neutralizzare e vincere le minacce, che ci impediscono di essere liberi dall’essere etichettati, per qualche ragione, come parte dell’ “asse del male”.

* vice-presidente del Partito Comunista del Brasile – PcdoB, responsabile delle relaz. internaz.

(Traduzione di Mauro Gemma)