Immigrati, tempo d’integrazione

La presentazione del dossier statistico sull’immigrazione realizzato dalla Caritas è da 11 anni un appuntamento significativo. Il volume è forse l’unico valido strumento informativo aggiornato, a disposizione di chi voglia realmente conoscere dati, dimensioni e articolazioni dei fenomeni migratori in Italia. La sala del Teatro Don Orione di Roma, piena di un pubblico attento e composito, ha ascoltato con distacco e freddezza le parole scontate del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Parole apparentemente super partes in cui il richiamo all’accoglienza e alla solidarietà cozzavano con la trita e ritrita campagna criminalizzatrice nei confronti dell’immigrazione clandestina che «mette a rischio la sicurezza dei cittadini». Casini ha accuratamente evitato di pronunciarsi in merito a quello che era l’argomento più urgente del dibattito: il prossimo disegno di legge che le anime più apertamente xenofobe dell’attuale governo si apprestano a presentare in Parlamento. Ne hanno invece lungamente parlato monsignor Guerino di Tora, direttore della Caritas di Roma e Franco Pittau coordinatore del “Dossier Statistico Immigrazione”. Monsignor Di Tora nel suo intervento ha domandato: «In un mondo che abbiamo voluto globalizzato per l’esportazione delle nostre merci e dei nostri servizi, perché pensare che chi viene da fuori è di per sé un pericolo?… Perché non riconoscere che molti dei problemi addebitati agli immigrati come quello della sicurezza si riferiscono ad una crisi della convivenza civile già in atto?». Ha poi espresso la sua perplessità in merito ad alcuni punti del disegno di legge Bossi-Fini: «Il collegamento eccessivamente strumentale fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, che tra l’altro mette l’immigrato in condizioni di inferiorità rispetto al datore di lavoro, la notevole restrizione dei ricongiungimenti familiari che non favorisce la stabilizzazione e l’integrazione socio-culturale, l’insufficiente potenziamento dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro, l’immediata applicazione dell’espulsione amministrativa che finisce per violare principi di rango costituzionale, l’aumento del trattenimento nei centri di permanenza temporanea». Critiche nate dal buon senso e dalla conoscenza dei fenomeni che riflettevano al di là dei toni, i punti di un volantino del “Migrant’s Social Forum” distribuito all’ingresso. Franco Pittau, illustrando il dossier 2001, ha accentuato l’importanza del sottotitolo “Il tempo dell’integrazione” cercando di evidenziare come i dati raccolti potrebbero, se sufficientemente resi noti, contribuire a sfatare tanti pericolosi luoghi comuni. Chi straparla di invasione deve fare i conti con un aumento contenuto degli arrivi regolari e irregolari (+11%), distribuito su tutto il territorio nazionale con un incidenza inferiore al 3% sulla popolazione italiana. Ben al di sotto della media europea che è del 5,2%. Tradotto in numeri, significa 1.700.000 immigrati regolari e una stima di 300.000 per gli irregolari (e il leghista Calderoli subito si «preoccupa»). Una composizione molto variegata di gruppi nazionali, la copresenza di molte fedi e una forte tendenza all’inserimento stabile sono i dati più tangibili di un fenomeno progressivo di radicamento nel tessuto sociale. Ce ne è quanto basta per definire l’immigrazione come «dimensione strutturale della nostra società, perché con essa è entrata in simbiosi come con il mondo del lavoro». Alcuni dati scomodi: da una parte l’eccessiva rilevanza data ad un fenomeno come quello dell’immigrazione clandestina, le cui dimensioni reali risultano altamente enfatizzate nei media, dall’altra, in tema di sicurezza, il fatto che in media ogni 25 ore venga commesso un atto di violenza contro un immigrato. E poi la difficoltà ad ottenere la cittadinanza, un tasso tre volte inferiore alla media europea, le difficoltà già esistenti in materia di diritto d’asilo, la vergogna delle carte di soggiorno riservate a chi vive da più di 5 anni in Italia. Soltanto 16.000 fra gli oltre 700.000 che ne avrebbero il diritto, posseggono oggi questo prezioso documento, qualche deputato ha anche avuto il coraggio di proporre che questa venga fatta pagare almeno 1.000.000. Franco Pittau, inoltre, ha parlato in maniera netta degli elementi di precarizzazione che il nuovo disegno di legge si appresta ad introdurre, di quanto sembrano prevalere criteri di chiusura più che di accoglienza. Peccato che a quel punto il presidente della Camera avesse già abbandonato la sala. La presentazione del dossier sull’immigrazione è stato l’occasione per parlare anche dell’Afghanistan e della crescente massa di afghani che tentano di scappare dal loro Paese. La Caritas non usa mezzi termini per chiedere «l’apertura delle frontiere di tutti i Paesi confinanti con l’Afghanistan e il riconoscimento dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo». Per alleviare le sofferenze del popolo afghano, la Caritas chiede altresì «che si ponga fine al più presto ai bombardamenti e che all’invio di aiuti paracadutati si prediliga l’apertura di corridoi umanitari».