Immigrati, invisibili alla politica

Immigrati, milioni di uomini e di donne di colpo spariti dalle agende della politica italiana. Invisibili fra gli invisibili nella campagna elettorale. Non votano, e quindi non servono: nessuno di loro fra le belle figurine di Veltroni. E così, salvo rare eccezioni, fra queste quella della Sinistra arcobaleno, si parla di loro solo per vantare misure di “polizia” o “calci nel sedere”. Eppure quegli uomini e donne sono gli stessi che permettono con il loro lavoro di tenere in piedi il sistema previdenziale; gli stessi che lavorano come schiavi nei cantieri edili, che rendono tale il “miracolo” di tante industrie medie e piccole, che consentono di sopperire al vuoto di assistenza verso i nostri anziani. Braccie sfruttate e dimenticate, troppo facilmente. Corpi senza diritti, in vita e in morte. Tanti gli incidenti sul lavoro che li riguardano.

A loro abbiamo voluto dedicare questa copertina, nel tentativo di scalfire il muro di gomma della politica. Abbiamo voluto – consapevolmente – partire proprio dai nostri limiti, dai ritardi di questi 24 mesi di governo. Non vogliamo nasconderci, ci prendiamo tutte le responsabilità. Crediamo però sia giunto il tempo di riannodare un filo, non spezzato ma compromesso, fra i movimenti antirazzisti, la sinistra e gli stessi cittadini stranieri. Siamo pronti a fare la nostra parte.

Iniziamo da questa campagna elettorale, dai toni insidiosi e dai risvolti pericolosissimi, lanciando il tema del voto. Un voto ai migranti per poter contare e per essere pienamente cittadini.

Maurizio Musolino

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Diritti. La prudenza della sinistra e le formule sicuritarie
A guardare le cose con occhi disincantati, non offuscati da interessi elettorali o di bottega politica, il bilancio dell’operato del governo di centrosinistra sul versante delle politiche dell’immigrazione e dell’“integrazione” è alquanto desolante. Sia sul piano fattuale, sia sul versante simbolico e culturale. Per limitarci per ora a quest’ultimo, la campagna sicuritaria, che ha accompagnato in modo martellante buona parte della legislatura, non è acqua passata: non solo perché ha lasciato un’eredità pesante in termini di misure legislative – il decreto sicurezza, approvato in extremis quasi si trattasse di salvare la patria – ma anche perché ha peggiorato il clima del paese, i suoi umori, la xenofobia serpeggiante. Si è trattato di una classica campagna populista, ma ispirata e orchestrata da ambienti democratici invocando l’“insicurezza percepita”: una formula bislacca che nasconde l’idea – condivisa o usata strumentalmente – che la plebe sia naturalmente portata ad attribuire a qualche capro espiatorio le ragioni del proprio disagio sociale e che a questa pulsione si debba rispondere con la punizione o la deportazione del capro espiatorio.
Un certo ministro, davvero persuaso d’essere sottile, ha dichiarato a suo tempo che le misure sicuritarie servono giusto a bloccare il dilagare dell’intolleranza fra la gente comune… Sul piano fattuale, a valutare le cose obiettivamente, le condizioni dei migranti sono peggiorate. La Bossi-Fini è sempre in vigore, con tutto il suo portato devastante. E il governo non può vantarsi non dico d’aver realizzato, che so, il diritto di voto o una buona legge sull’asilo e sulla cittadinanza, ma neppure ciò che il precedente governo di centrodestra osò fare: una grande sanatoria per regolarizzare e far emergere le sacche di presenze irregolari e di lavoro nero.
Oggi suona davvero infondato, perfino un po’ grottesco, l’ottimismo inconscio di quanti, nel movimento – oggi più debole che mai –, opponevano lo slogan “No alla Bossi-Fini, senza tornare alla Turco-Napolitano”: in fondo in fondo speranzosi che ci fossero le condizioni e la volontà politica non solo per realizzare il programma del governo Prodi, ma perfino per spingerlo più avanti. Anche su questo versante il programma è rimasto carta straccia. Si dice: gli equilibri parlamentari ci erano sfavorevoli, la parte “moderata” della coalizione ha rapidamente virato a destra, il governo è entrato in crisi prematuramente, i rapporti di forza erano squilibrati a nostro sfavore e così gli umori dell’opinione pubblica… Giustificazioni fondate e ragionevoli – chi lo nega? – ma si ha l’impressione che anche coloro che, per sensibilità e vocazione politica, avrebbero dovuto portare in parlamento e nel governo – e delle volte lo hanno fatto – la difesa dei diritti dei migranti, abbiano ecceduto in prudenza e subalternità.
Un tempo la sinistra, che fosse al governo o non, le battaglie parlamentari le faceva in ogni caso, anche quando era probabile che le avrebbe perse: avevano un valore educativo e politico, servivano a lanciare sassi nello stagno… Forse talvolta hanno giocato negativamente anche una certa ingenuità o qualche insipienza politico-giuridico-amministrativa. Lo dico in modo dubitativo: sarebbe stato così arduo, per esempio, proporre e ottenere la ratifica di certe convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei migranti e delle minoranze, stralciare qualche norma da far passare per via amministrativa, consegnare qualche lascito almeno simbolico? (Chi scrive aveva, a tempo debito, elaborato il progetto di un Museo nazionale dell’immigrazione: anche quest’idea, citata come ottima da un ministro di buona volontà in un libro-intervista, è rimasta nel cassetto dei sogni…).
Il fatto è che le élite politiche del paese in cui si ha la disgrazia di vivere condividono, con qualche eccezione, il pensiero, talvolta inconscio, che vuole che le questioni riguardanti le minoranze e la difesa dei loro diritti non siano, come sono, parte pregnante, decisiva, rivelatrice dello stato di una democrazia; ma, per alcuni, orpelli secondari dei quali ornarsi o liberarsi secondo il clima e le convenienze politiche, per altri, solo fastidiose incombenze imposte dagli standard dell’Unione europea. Si potrebbe obiettare che un analogo bilancio critico può farsi per ciò che riguarda in generale i diritti civili e ancor di più i diritti dei lavoratori. E’ vero, ma almeno questi temi sono enunciati e agitati nel programma politico della campagna elettorale in corso. Dalla quale sono invece spariti, come per incanto, i temi dell’immigrazione e della lotta alla discriminazione e al razzismo, così come quelli riguardanti pace e guerra. E’ un segnale preoccupante, poiché conferma che il declino, la crisi, lo spirito provinciale di questo paese hanno una corposa dimensione culturale che concorre ad aggravare la deriva della politica e della democrazia. Prenderne coscienza senza illusioni, farne un severo bilancio critico e autocritico sarebbe già un passo avanti.

Annamaria Rivera

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1) Dopo venti mesi di governo di centrosinistra da dove è utile riprendere il cammino dell’inclusione, politica e sociale degli immigrati?

2) Quali sono stati gli errori della sinistra al governo in tema di immigrazione?

3) Quali le cose che avrebbe potuto realizzare anche con una maggioranza in difficile equilibrio?

4) Quale è stato l’apporto alle istanze degli stranieri in Italia del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero?

5) Esiste una questione rom in Italia, non solo quando si parla di episodi di cronaca nera. Quali le strategie per affrontarla in maniera onesta?

6) Nel programma dell’Unione era previsto il superamento dei Cpt. Cosa si può fare contro le carceri etniche?

INTERVENTI DI
Stefano Galieni – Coordinatore Dipartimento Immigrazione Prc
Aura Hogea – romena, da un anno e mezzo in Italia
Filippo Miraglia -Responsabile immigrazione Arci
Maurizio Musolino – Responsabile Immigrazione PdCI

PRIMA LA FERMA VOLONTA’ DI ABOLIRE LA BOSSI-FINI, POI IL PACCHETTO SICUREZZA. LA SINISTRA SI INTERROGA SUL MOVIMENTO ANTIRAZZISTA IN ITALIA.

A CURA DI ANTONELLA DE Biasi

1) MIRAGLIA E’ necessario partire dagli errori fatti in questi due anni, cioè da come l’associazionismo della società civile e la politica hanno affrontato questo tema. E utile tener conto però anche delle cose che questi due anni ci consegnano in positivo, cioè il fatto che sia ripartito un protagonismo dei territori, per non lasciare soli gli immigrati, da contrapporre alla propaganda a mezzo stampa.
HOGEA Sarebbe utile cominciare a capire che gli italiani hanno udopinione degli immigrati sbagliata, e che non sono e non
vogliono essere informati. Io lavoro come domestica in una famiglia che
non mi conosce, non sa chi sono. Io mi sento invisibile e sono invisibile. In Romania io ho avuto amici immigrati e non h ho mai capiti. Solo adesso capisco. Penso che ci sarà sempre un Noi e un Voi, ma non mi dà fastidio.
Vorrei solo chele persone fossero più oneste con me, che vedessero come sono e che mi trattassero di conseguenza. Il secondo problema è che anche gli immigrati non sono informati. La mancanza di formazione crea paura. Nessuno di noi si aspetta di guadagnare tanto, ma è difficile vivere in una società in cui sei sempre messo da parte o sotto esame. Quando sono arrivata in Italia mi aspettavo un interesse verso la mia vita perché in Romania ho vissuto il comunismo, il postcomunismo, ma nessuno mi ha mai fatto una domanda. La mia datrice di lavoro cercava di comunicare con me e mi diceva «sai questo invero il grigio è il colore che va di moda»!
MUSOLINO Credo che almeno i rappresentanti dei’ partiti che in questi venti mesi sono stati al governo debbano farei conti col fatto di aver disatteso molte speranze. E soprattutto di non essere riusciti a tenere saldo quel legame fra un momento parlamentare e le esigenze degli immigrati. Questo filo non si è spezzato però non si è neanche rafforzato. Oggi riprendere non è facile. Ci sono stati ritardi, si poteva di sicuro fare di più, poi non c statala percezione del fatto che l’immigrazione è un problema culturale. In questi due anni è mancata la volontà di un disegno culturale diverso che però siamo obbligati a questo punto a mettere in agenda, anche perché ormai abbiamo dei pezzi di territorio e non solo grandi città m cui la percentuale dei migranti è altissima. Uno dei punti dai quali iniziare sarà sicuramente il voto, innanzitutto a livello amministrativo ma non solo,
che servirà a farli sentire cittadini e obbligherà soprattutto “gli altri” a considerarli, tali.
GALIENI Cérano grandi aspettative sul governo di centrosinistra che si sono ridotte man mano nel programma: la legge Amato-Ferrero, la legge sulla cittadinanza o quella sul diritto &asiloche non sono diventate nulla mentre invece sono state attuate forme di maggior vessazione (come il rinnovo dei permessi di soggiorno alle poste di 72 euro) che hanno aumentato la sfiducia nei confronti della politica. In contemporanea si è amplificata la percezione negativa della presenza straniera, da combattere con pacchetti sicurezza, con il controllo, con le espulsioni. Gli italiani sembrano non voler sapere che gli immigrati sono persone.
2) MIRAGLIA Il governo non è riuscito a coordinare le proprie azioni. Si potevano razionalizzare le poche risorse a disposizione, ma non in modo casuale. La dimostrazione dell’incapacità di governare questo fenomeno è che il governo è entrato in conflitto con le regioni che hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale che ha dato loro ragione, quindi nel 2008 non avremo un Fondo nazionale per Finclusione degli immigrati.
HOGEA Io non posso comparare quello che ha fatto il governo di destra e quello di sinistra, però ci sono un mi- lione di romeni in Italia; ecco, a me piacerebbe che il primo dicembre, quando è la festa nazionale della Romania, qualcuno alla tv dicesse qualcosa, senza annoiare, penso che ciò farebbe un gran bene. E tomo a dire che bisogna rendere più efficiente il rapporto con le istituzioni. Ho dovuto fare i documenti per il permesso di soggiorno nel febbraio del 2007, sono stata fortunata perché con quattro ore di fila è stato tutto risolto. Alla fine ho ricevutola residenza in dicembre, potevo averla da febbraio, tutto perché è cambiata la legge e io non l’ho saputo. Poi mi piacerebbe che il capo del governo italiano avesse un amico inirnigrato, molti lo prenderebbero come esempio.
MUSOLINO Quest’anno ci sono state le quote per regolare l’ingresso degli immigrati nel nostro Paese e si è cercato di apportare delle novità interessanti con l’uso di intemet Credo che le quote siano sbagliate come strumento,ma nel momento in caid sono èbene cercare meccanismi che ne favoriscano la fnúbifità. 19 governo però non si è posto seriamente il problerna che-ancora una volta si chiedeva di fare quelle domande a cittadini che erano già in Italia, si continuava a far finta che dovessero arrivare dai paesi di origine. Anche in questa occasione la soluzione è stata rinviata, è mancato il coraggio. Questo è uno di quegli esempi di ritardo culturale.
GALIENI Una delle cose che si è affrontata peggio riguarda l’ingresso della Romania e della Bulgaria in Europa. Grazie all’incapacità strutturale della burocrazia, ci sono problemi anche per l’assistenza sanitaria. Esaltata anche la semplificazione delle procedure, poi non si è rimossa quella burocrazia nei ministeri che per 15 anni ha
bloccato qualsiasi forma di mutamento nelle questioni dell’immigrazione. E questo vale anche per i consolati, che in parecchi paesi sono dei fortini blindati.
3) MIRAGLIA Ho fatto parte della commissione De Mistura (istituita dal Viminale perla verifica della funzionalità dei Centri di permanenza temporanea per immigra- ti, ndr). Abbiamo consegnato il nostro lavoro al ministro dellIntemo Amato il quale si è detto d’accordo anche sui provvedimenti urgenti che si potevano attuare senza modificare la legge. Uno di ~ era la presenza nei Cpt di ex detenuti che però è rimasta lettera morta. Poi à la vicenda del trasferimento di competenze dalle questure agli enti
locali, che ha a che fare anche coni rinnovi alle poste. Queste erano cose che si potevano fare subito. Certo hanno dei costi, ma gli immigrati pagano anche le tasse.
HOGEA non ha risposto.
MUSOLINO Non c’e stato il coraggio di andare fino in fondo per colmare i ritardi che ci sono da troppo tempo in questa materia, mi auguro che qualche risposta si l’a, ma ho molti dubbi visto il vento che soffia. oggi va perla maggiore chi dice che bisogna prendere gli stranieri a calci nel sedere.
GALIENI Sono stati pochissimi gli interventi pubblici di questo governo per imporre una discontinuità con il passato; dall’altra parte quello che era un movimento antirazzista complicato, strano, particolare, si è frammentato ancora di più, come anche l’associazionismo immigrato. Il risultato è che siamo quasi all’anno zero. L’antirazzismo e una riforma dell’idea di cittadinanza devono essere nel Dna della Sinistra arcobaleno e di un modo diverso di intendere la politica. O ce questo o non esiste una politica di sinistra diversa.
4) MIRAGUA Io penso che Ferrero nel primo annodi governo abbia insistito sul terreno del dialogo con le forze sociali, in maniera innovativa rispetto al passato. Poi però non ce stata una corrispondente azione di cambiamento, capisco le difficoltà interne al governo ma per alcune cose è mancato il coraggio e anche le idee. Dall’estate del 2007 in poi, il ministero dellIntemo ha investito molto su un proprio protagonismo che non era mai stato in passato così forte, cosa che non ha fatto il ministero della Solidarietà sociale, forse Ferrero puntava a ottenere la legge e concentrava h tutti i suoi sforzi. Diciamo ha avuto la funzione unpo’ di freno
iff quando interveniva per correggere la linea di Amato. C’ éun po’ di delusione da parte di tutti perché abbiamo lavorato per sostenere questo governo.
HOGEA non ha risposto.
MUSOLINO Credo che Ferrero, nel suo ministero sia rimasto invischiato nelle compatibilità economiche e politiche di questi 20 mesi di governo. Lui aveva la grande opportunità di quello straordinario momento che ce stato prima delle elezioni quando le varie associazioni antirazziste hanno dato il loro contributo nella stesura del programma. C stato un bel risultato frutto di un compromesso alto. Ecco, il ministro Ferrero ha perso l’occasione di diventare la voce del gruppo di associazioni e di persone che ha dato vita a quel programma.
HOGEA I rom sono un popolo molto interessante. Io sono stata derubata in Romania da un bambino rom e capisco le persone che sono infastidite, ma penso che questo non giustifichi l’atteggiamento che i romeni in Romania e gli italiani qui hanno verso i rom. I rom hanno una cultura molto interessante, delle danze bellissime e tante cose buone, allo stesso tempo sono un popolo che ruba perché ha bisogno di mangiare, poi ci sono quelli che rubano perché sono abituati, ma anche quelli che non rubano. Ma come si fa a fare la differenza tra di loro? Mi sono chiesta: sei rom non fossero discriminati come si compor . terebbero? Sono stati sempre discriminati, dappertutto, ma penso che abbiano il diritto di avere delle opponunità. Penso chela cosa più importante sia mandare i bambini rom a scuola, se non si fa questo quando cresceranno non avranno opportunità. Fun aiuto a lungo temune. Che fare per quelli che sono qui nei campi? Io non lo so, è un problema complesso che riguarda tutta Europa. La Romania ha fallito nell’integrazione, speriamo che l’Europa non fallisca. Quello che è successo dopo l’omicidio della signora Reggiani è vergognoso. Mi sono vergognata di essere romena, di essere m Italia, di essere europea.
MUSOLINO Inserire il problema ioni all’interno del problema delle migrazioni è sbagliato. Si tratta di un altro tipo di questione e l’approccio deve essere molto diverso e deve riguardare l’Europa. Rispetto a una società sempre più strutturata, con le sue regole, le sue città, e ahimé le sue prigioni, nel senso dei sempre crescenti controlli, diventa intollerabile avere nomadi e quindi nasce un problema sociale. Bisogna capire m che modo si può consentire a questo popolo di non essere snaturato e contemporaneamente come lo si possa integrare all’interno delle nostre città- In Italia si è creato un paradosso: si è utilizzato il termine rom perli criminalizza- re anche i romeni assimilandoli, quando gstessi romeni hanno un rapporto coni ioni anche peggiore di quello che hanno gli italiariL L’approccio finora è stato sbagliato, si sono spostati i campi mentre i bambini frequen
tavano le scuole. Ma non credo sia possibile far diventare i rom cittadini stabili dando loro casa, lavoro, scuola perché equivale a dire “tu non sei
più rom. Ho Visto dei paesi in Croazia e in Slovenia dove i rom erano integrati, dove svolgevano attività di artigianato che settimanalmente andavano a vendere in città. Una dinamica diversa dalla nostra ma che potrebbe essere utilizzata, certo non da un sindaco o da un singolo stato ma dallEuropa intera.
GALIENI E’ una questione europea ma anche locale perché molti interventi sono di competenza delle amministrazioni. Lì si registrano le pratiche buone e i casi peggiori. In Italia il 9(»6 dei rom e dei sirti non sono nomadi ma stabili. Hanno un loro progetto di vita definita o stanno cercando di crearlo, che però è incompatibile con le economie delle nostre città. Per economia intendo i mestieri, l’abitare, le relazioni. Il campo aveva senso come “campo sosta Laddove esisteva il nomadismo, ma laddove il nomadismo non esiste più diventa un campo di concentramento. Quindi è un percorso lungo quello che va messo m piedi col coinvolgimento dell’associazionismo rom e sirti.
6) MIRAGLIA Negli ultimi due anni si è accentuato un uso indiscriminato dei centri. Adesso il governo sta gesten- do il passaggio dai cosiddetti Cid (Centri per l’identificazione dei richiedenti asilo) ai Cara (Centri di accoglienza peri richiedenti úedenti asilo) — hanno cambiato nome ma sono la stessa cosa — in maniera del tutto confusa, dentro strutture più grandi, al Sud in particolare, dove vengono trattenute le persone appena sbarcate per un periodo imprecisato e con una posizione giuridica imprecisata. Sta di fatto che le persone vengono private della loro libertà per un periodo molto lungo, senza che ne capiscano la ragione, e se= una precisa procedura legislativa. Ciò è inaccettabile. Per quanto riguarda le espulsioni e l’identificazione, anche il lavoro della commissione De Mistura ha dimostrato che sono inutiIL Cioè, lo stato potrebbe fare le espulsioni, realizzare il normale controllo delle frontiere, senza ricorso alla detenzione amministrativa. Noi oggi abbiamo una situazione di proliferazione dei centri in tutta Europa, e ai suoi confini, ingiustificata se non per ragioni di propaganda. L’Italia ha siglato un accordo con la Libia durante questa legislatura, che noi abbiamo denunciato e riteniamo sia un peggioramento della condizione giuridica degli stranieri, e quindi della democram in generale.
HOGEA Prima dEl Master (Aura, oltre al lavoro di domestica, frequenta il master Immigrati e ~ti dell’università La Sapienza di Roma, ndr) non avevo mai sentito parlare di Cpt. quello che ho sentito qui mi ha spaventata. Sembra un po’ irreale che qualcuno possa avere tanto potere su qualcun almo che non ha documenti. Se io arrivo qui senza documenti e senza nessuno che mi capisce e può aiutarmi nellipotesi che io non sia romena e quindi comunitaria
mi mandano h e aspetto cosa? Di morire? Forse un pd, ma sembra qualcosa di incredibile, non è giusto. Ho sentito che ci sono state persone che sono morte dentro i Cpt! Sembra così ingiusto, inumano. Non so dire quale sia la soluzione, solo
che sembra come un film.
MUSOUNO E’un problema enor- me sul quale occorre riflettere. Oggi sarebbe complicato in quanto forze della sinistra chiedere al movimento antirazzista una lotta per chiudere i Cpt. La risposta sarebbe: siete stati due anni al governo, avreste potuto farlo voi. Una risposta simile viene anche dai nostri avversari politici che non solo vogliono tenere i
Cpt, ma renderli più duri. Fatta continua questa premessa, i Cpt con
tinuano a essere un obbrobrio giuridico e occorre tutto il nostro impegno per chiuderli. E rischio è che si vada verso una ristrutturazione di questi centri, o anche magari alla chiusura, in favore però della creazione di Cpt oltre confine. Credo che non sia più possibile semplicemente chiederne la chiusura ma smantellare quella burocrazia che li tiene aperti.
GALIENI Il problema che ben presto ci troveremo davanti è l’approvazione della direttiva europea che porterà il tempo massimo di detenzione m un Cpt a 18 mesi Questo verrà usato come un martello sulle nostre richieste. Nei programmi di Pd, Lega e della Destra & un ampliamento del’ loro numero. Perché rappresentano un business. I centri, di fitto, sono totalmente inutili rispetto allo scopo per cui sono stati realizzati,a meno che gli scopi non siano altria Come il controllo di forza lavoro o un posto pattumiera in cui mettere quelli che non servono. I Cpt sono tornati a essere un buco nero, il volto nascosto dell’Europa.