Il welfare non è un lusso

L’azione di governo ha finora perseguito l’obiettivo di ridurre il debito pubblico e realizzare interventi mirati a sostegno delle imprese e a favorire la ripresa economica. Una scelta che nei fatti ha impedito politiche concrete, con risorse adeguate, per offrire una vita più dignitosa e diritti certi a tutti i cittadini. Anche i tentativi, a volte più teorizzati che praticati, di maggior attenzione al Mezzogiorno non hanno inciso sulle difficoltà strutturali, anzi – almeno fino a oggi – sono tutti naufragati perché sono stati ostacolati da un’idea, sempre più diffusa e radicata, di un Sud oramai condannato dall’innata incapacità dei meridionali di costruirsi un futuro migliore e che ha avuto come conseguenza un complessivo arretramento di tutta l’area: il 7% di minore spesa pubblica, 0 4% in meno di investimenti, 0 prodotto interno lordo fermo alla metà di quello del Centro-Nord.
Tutto ciò ha inasprito le difficoltà, allargando ulteriormente le aree della povertà e della fragilità sociale: i poveri sono di più e ancora più poveri, un lavoratore su quattro è irregolare, la disoccupazione non cala e più di un milione di famiglie non può permettersi neanche una casa in affitto.
La crisi delle forme di tutele tradizionali, la precarietà di vita, di lavoro e di aspettative nel futuro, la crescente pressione economica che rende difficile l’accesso ai beni primari, la «democratizzazione» delle separazioni e dei divorzi che coinvolgono un numero sempre maggiore di famiglie prive di risorse, hanno sia divaricato la forbice tra povertà e ricchezza, sia allargato l’area della vulnerabilità sociale, rendendo ampi settori di popolazione a rischio di esclusione e devianza.
Una situazione di degrado diffuso dove, ovvio, i reati non scendono, si rompono le reti solidali, aumenta la disgregazione sociale.
Anche sulla sicurezza non c’è da stare allegri. Il dibattito politico, invece di esprimere soluzioni capaci di farsi carico della complessità dei problemi, alimenta – alla ricerca di facili consensi – solo ansie e paure collettive. Questo in modo trasversale agli schieramenti. Se prima era la destra a cavalcare l’emergenza sociale, cercando nemici su cui scaricare le colpe e reclamando «tolleranza zero», oggi una parte del centrosinistra chiede certezza della pena, più controllo e a volte militarizzazione del territorio, il pugno di ferro con i lavavetri, i writer, i posteggiatori abusivi, le popolazioni rom.
Le organizzazioni sociali e imprenditoriali si limitano a chiedere un territorio più attrezzato e sicuro: per loro – così sostengono – la questione della sicurezza è alla base dello sviluppo. Non c’è nessuno a cui sfugga la gravità della situazione, ma non ce n’è uno che associ correttamente il tema della sicurezza e della legalità anche a quello del degrado sociale. Né c’è stata mai una giusta valutazione di quanto abbia negativamente pesato sulle condizioni di difficoltà materiale il minor apporto della spesa pubblica che ha colpito innanzitutto le regioni meridionali e più in generale i sistemi locali di welfare. Che gli effetti negativi di un lento andamento della crescita possano essere attenuati dalla riduzione del welfare è cosa tutta ancora da dimostrare: al momento non si sono registrati reali benefici per l’economia riconducibili a questa scelta, mentre è sicuro che le condizioni materiali di chi vive al Sud sono peggiorate. Nel Mezzogiorno è proprio il nesso tra sviluppo e welfare il punto attorno a cui deve ruotare la costruzione di una società che da un lato deve rendere concreta la possibilità che nuove esigenze e tendenze dei cittadini possano trovare spazio e modi adeguati di risposta nell’ambito dei sistemi di interventi socio educativi e delle politiche di inclusione sociale; dall’altro – anche in relazione alla domanda di sicurezza che giustamente viene dalle persone – deve prevenire forme di disagio e di devianza, che possono maggiormente svilupparsi in ambienti così deteriorati e socialmente degradati come lo sono molte realtà del sud. Nel frattempo, invece, per continuare a parlare di sicurezza e legalità senza fare confusione, sarebbe assai utile diffondere l’idea – nelle istituzioni così come nella società – che il welfare non è un lusso, ma un importante settore di attività per fornire risposte reali alle necessità della collettività e un sistema di diritti essenziali alle persone; cioè, quello che serve a rendere l’ambiente sociale non ostile all’attività economica e a dare più sicurezza ai territori.

* presidente Gesco Campania
** Cooperativa sociale Dedalus