Il video che ha aperto l’inchiesta

L’inchiesta della magistratura militare italiana sulla sparatoria in cui nostri militari colpirono un’ambulanza, su un ponte di Nassisiya, il 5 agosto del 2004, ha preso avvio dalle immagini e testimonianze filmate dal giornalista americano Micah Garen. Free-lance con una sua casa di produzione, la Four Corners Media, Garen si interessava in particolare del saccheggio del patrimonio archeologico iracheno, e in quel periodo era a Nassiriyah per preparare un servizio, per conto del New York Times, sul ben organizzato traffico di antichità in quella zona. Là Garen è stato ospite del contingente italiano, come molto altri giornalisti; ne usciva ogni giorno, però, per andare nei siti archeologici, o nel bazar della città, in cerca di «tombaroli» e trafficanti. Un lavoro rischioso, tanto che il 13 agosto Garen fu rapito, insieme al suo interprete (entrambi poi rilasciati). Ma lasciamo da parte il sequestro.

Il punto è che quel 5 agosto Garen ha assistito all’episodio della sparatoria sul ponte, e lo ha filmato. Quelle immagini girate sono andate in onda al Tg3 e poi al Tg2, la sera del 7 agosto 2004, in un servizio firmato da Agostino Mauriello: si vedeva un’ambulanza bruciata e un uomo (l’autista, sopravvissuto) raccontava che gli hanno sparato contro. C’erano anche altre testimonianze. Nel servizio parlava anche un portavoce dei militari italiani: smentiva, loro hanno sparato a un veicolo che non si era fermato all’alt, il veicolo è esploso e questo prova che era un’auto-bomba.

La cosa allora cadde nel silenzio. Eppure un seguito c’è stato, e ne parlava proprio Garen in un messaggio e-mail inviato l’11 agosto al Comitato per la protezione del giornalisti (Cpj, organizzazione con sede a New York): «Dopo la messa in onda siamo stati chiamati dalla polizia militare italiana per essere interrogati. Io sono stato trattenuto fino alle 5 del mattina», scriveva: «Volevano i miei filmati ma io gli ho dato un Cd con le interviste». Il giorno dopo è stato interrogato di nuovo, come anche il suo interprete. «A quel punto ho lasciato il campo. Anche se sono fuori dalla loro zona di responsabilità e sono un cittadino americano, ho paura che continuino a perseguitarmi in qualche modo, visto che hanno aperto un’inchiesta militare». A un amico disse che li avevano «interrogati come criminali, me e quelli della Rai».

Garen ha lasciato il campo italiano l’11 agosto (di sua volontà, precisò il portavoce del comando italiano dopo il rapimento del giornalista). E’ arrivato a Baghdad, ha inviato i messaggi e-mail che testimoniano di quanto temesse i militari italiani; nel pomeriggio del 12 agosto è tornato a Nassiriya, il 13 è stato rapito, il 22 è stato rilasciato.

Nel frattempo, la notizia dell’ambulanza è scomparsa. La Rai non ne ha parlato più: dopo la messa in onda di quel servizio il ministero della difesa aveva telefonato per congratularsi e la Rai ha deciso di tacere: dire che ha ricevuto pressioni è il minimo.