Il Venezuela ospita il secondo vertice Africa-Sudamerica

Da New York, dove ha partecipato all’assemblea generale dell’Onu, il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha commentato così l’apertura del secondo vertice tra un gruppo di paesi dell’America del sud e dell’Africa, in corso nell’isola venezuelana di Margarita, e di cui sarà anfitrione insieme al presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Al vertice parteciperanno 66 paesi e una trentina di leader, tra i quali i presidenti Robert Mugabe (Zimbabwe) e Jacob Zuma (Sudafrica), Luiz Inacio Lula da Silva (Brasile) e Cristina Fernandez de Kirchner (Argentina), e il leader libico Muhammar Gheddafi, che per la prima volta ha piantato la tenda in Sudamerica. «Abbiamo un’agenda di lavoro ambiziosa, vogliamo che questo vertice tracci un sentiero per i prossimi vent’anni», ha detto ancora Chavez: in concreto, la creazione di una banca per l’America latina e l’Africa, e l’istituzione di una moneta unica per gli scambi sud-sud, due progetti-cardine per l’«avvicinamento strategico» fra i paesi dei due continenti, fuori dai ricatti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. In discussione, dunque, la crisi energetica e quella finanziaria, la sovranità alimentare e una riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu che consenta di integrare vari paesi in via di sviluppo.
Non ci sarà, invece, il presidente della Colombia Alvaro Uribe, più interessato ad accogliere le basi militari Usa che i progetti di nuovo protagonismo tra i popoli del sud, e con il quale le relazioni diplomatiche, per questa ragione sono state nuovamente congelate. Al primo vertice del 2006 in Nigeria, patrocinato dal Brasile, Chavez non c’era, ma ora cercherà di far pesare l’asse dell’Alba, l’Alleanza bolivariana per i popoli di nostra America a fronte dei più moderati Brasile e Argentina, a cui guarda il Sudafrica. In questi anni, sia il Brasile che il Venezuela si sono fatti promotori di un intenso lavoro politico-diplomatico teso a inaugurare una nuova stagione di scambi commerciali con l’Africa, ricca di risorse e materie prime altamente strategiche per lo sviluppo industriale del futuro che fanno gola ai grandi del pianeta.
Il Brasile vuole promuovere in Africa i biocarburanti, soprattutto l’etanolo, ottenuto dalla canna da zucchero che, come l’India, coltiva in gran quantità. Il Venezuela, uno dei paesi con le più grandi riserve di idrocarburi al mondo, dal 2005 ha attuato una politica di cooperazione e scambio che fornisce il petrolio a basso prezzo a 17 paesi dell’America centrale e dei Caraibi. Ai paesi africani che non hanno petrolio, come il Mali, propone invece accordi di partenariato in altri settori economici o culturali, perché si affranchinodalle tutele dei paesi ricchi.
Con quelli che il petrolio ce l’hanno, i rapporti di partenariato si svilupperanno sempre all’insegna dell’emancipazione dalla tutela delle grandi multinazionali. Chavez ha annunciato che parteciperà alla costruzione di una raffineria in Mauritania, che rifornirebbe di carburante il Mali, il Niger e il Gambia. Proposte invitanti per alcuni partner africani dell’Opep come la Nigeria o l’Angola, ma irte di ostacoli in un continente in cui per ora non sono spuntati dei Chavez, ma piuttosto governanti che poco badano alla salvaguardia, alla valorizzazione e a una ripartizione equa delle proprie risorse.