“Il Vangelo secondo Precario”, il film sul lavoro che “mobilita” l’uomo

“Aciascuno il suo tempo”, dice San Pietro a S. (nel senso di Sandro) Precario, ex pugile arrivato con trent’anni in anticipo al creatore per un disguido burocratico e incaricato di archiviare – con contratto part-time eterno e buone prospettive di carriera in paradiso – le storie di licenziamenti, stage a vita, stipendi non pagati, mobbing… che arrivano senza sosta “da sotto”, alla voce: “Aiutami signore”. Il Vangelo secondo Precario, storie di ordinaria flessibilità è destinato a diventare un caso cinematografico e politico.
La dog-sitter, in perenne stage, che svolge improbabili indagini statistiche e si libera con un bel “vaffa…” dall’idiota che insegna a fare un curriculum e dal reclutatore di capetti in cerca contratto. L’avvocato che “deve fare in modo che la gente creda in te” e quando arriverà la proposta che aspettava da anni brinderà “al mostro” in cui si è trasformato per far parte di quelli che comandano. L’operatore finanziario “out” con un portafoglio di clienti miserabili che si dibatte tra il suo mutuo, editori che gli offrono di pubblicare libri a pagamento e un matrimonio a pezzi. La ragazza che si convince allo specchio della sua normalità imposta e ricercata a costo di una quasi disabilità. Marta, Mario, Franco, Dora vivono un unico tempo di soffocamento, autocoscienza frustrata di sé, ansia del domani.

Dall’altra parte la Ixtat, la Zenzero Tv, l’avvocato Lucio Bolzoni, i cattivi che si addicono a una fantasy post tutto, così reale e così favola, come il tempo scomposto e schizofrenico dei protagonisti – segnalato nel film da un efficace montaggio a scatti – eppure così sospeso nella solitudine del loro progetto di vita. Un film quasi caricaturale e al tempo stesso reale; basta leggere le poche inchieste sul precariato o parlare con chi vive condizioni ormai perenni di lavoro-non-lavoro, per sapere che la cifra dell’esistenza precaria è proprio lo sdoppiamento tra una realtà senza alternative e le aspettative delle grandi opportunità da cogliere del nuovo mercato del lavoro. Una vita giocata sulla pelle e sui nervi, nel tempo in cui Il lavoro mobilita l’uomo (titolo della prima parte del film).

Regia e montaggio di Stefano Obino, cinque sceneggiatori e altrettanti attori protagonisti, produce la Oltre media con l’associazione “I Mostri”; dopo un anno di lavoro possono dire «di aver vinto la scommessa rivoluzionaria di creare un modello di produzione di cultura alternativo a quello attuale basato sull’intermediazione dell’industria». Non solo e non tanto perché hanno fatto un film da sala con 40mila euro. Ma perché «può rappresentare un interessante e difficilmente ignorabile contributo alla discussione sul cinema nel nostro paese». Dopo la finanziaria “ammazza cultura” ancora di più. Raccolta fondi dal basso, autoproduzione e distribuzione diretta, tutto al grido di “diffondi, finanzia, collabora”. Un film nato per essere visto, più che venduto. Forse andrà ai festival, di sicuro farà discutere. Gli autori-produttori si sono rivolti prima alla rete internet con sottoscrizioni individuali, poi hanno iniziato ad andare in giro, come in Rimini di Pier Vittorio Tondelli, a presentare il progetto in ogni dove. «Quando li abbiamo incontrati al loro stand alla fiera equa e solidale “Fa la cosa giusta” di aprile siamo rimasti colpiti», racconta Emanuele Patti, vicepresidente Arci Milano, che ci ha creduto fino in fondo. «Per una associazione culturale e politica – ha detto – è stata un’occasione unica». L’Arci ha offerto alcune delle location, sottoscrizione da 50 a 1000 euro di circoli e comitati provinciali, un impegno distributivo in proprio. «Abbiamo incontrato un modello di produzione culturale simile al nostro, orientato alla creazione di comunità consapevole, dal basso, fatto di reti sociali e partecipazione diretta», continua Patti. Si è convinto da subito anche il Nidil-Cgil con Davide Imola, poi la Camera del lavoro di Milano, le Acli, alcune società di mutuo di soccorso, Fisascat-Cisl. Come scrivono le mutue Sma, Insieme salute e Cesare Pozzo: «Nell’odierno mondo del lavoro chi ha più bisogno di mutualità e solidarietà se non i giovani la cui unica prospettiva è la precarietà?». La storia è cambiata. Anche per le istituzioni che con la Provincia di Milano, assessorati lavoro e politiche giovanili, patrocinano il film: «Il modo in cui è stato prodotto il film è già un esempio per capire come sconfiggere la precarietà – racconta Irma Dioli – cooperazione tra saperi e competenze, sostegno pubblico alle idee e all’innovazione, senza ingerenze sui contenuti».

Come in ogni storia sociale che si rispetti non sono mancate le polemiche, con i Chainworkers a stigmatizzare la partecipazione della Cgil – e anche dell’Arci – nel progetto: «Sbagliano obiettivo – risponde Patti – la produzione dal basso era aperta a tutti, noi abbiamo partecipato senza alcuna volontà e possibilità di incidere sul contenuto artistico e politico, mi sembra questo l’importante di una autoproduzione».

Di certo potrebbe riaprire una strada più volte tentata e spesso abbandonata e se volete verificarlo lunedì 24, secondo anniversario dell’entrata in vigore della legge 30 e giornata nazionale di mobilitazione del Nidil, sarà proiettato in 100 Arci sui territori, in cinema e circoli (tutte le info su www. ilvagelosecondoprecario. org).