Il sondaggio della svolta: ora i bolognesi hanno paura dello straniero

BOLOGNA – Le ombre sotto i portici si allungano e fanno sempre più paura. Il ritratto in cifre di Bologna trasmette la sensazione di insicurezza dei suoi abitanti.
Certo, le statistiche non sono il Verbo. Ma ogni tanto aiutano a capire, in questo caso indicano una tendenza, la direzione nella quale muove una città che comunque detiene ancora il primato di vivibilità in Italia. E’ sbagliato sostenere che Sergio Cofferati proceda a colpi di sondaggi. Ma un’occhiata allo studio preparato dal Medec, Centro demoscopico metropolitano, l’ha data, e non gli è spiaciuta. Dire «la gente è con me», lo dicono tutti. Altro è leggere i numeri, veri e bulgari. La linea della legalità inaugurata in risposta alle occupazioni abusive di alloggi trova il consenso di un’ampia maggioranza dei bolognesi, l’85% (di cui il 63% addirittura entusiasti, ovvero «molto d’accordo»), percentuale che cala di poco per i provvedimenti riguardanti l’immigrazione.
Il Medec e il suo direttore Fausto Anderlini non sono partigiani del sindaco. La struttura dipende dalla Provincia, la cui presidentessa Beatrice Draghetti (Margherita) litiga con Cofferati su ogni aspetto dello scibile umano. La ricerca che verrà pubblicata a breve – «Il problema della sicurezza nella percezione dei cittadini» – riserva sorprese. Mostra una città che sta cambiando, non in meglio. «Mi sa che la cartolina della Bologna accogliente e paciosa va stracciata», sintetizza Anderlini, bolognese figlio di un ex comandante partigiano, Pci e poi Ds «per ragioni di continuità biografica».
Gli abitanti della città «oasi», per definizione e storia, sono sempre meno contenti di viverci. In sei mesi, da marzo ad oggi, la percentuale dei «soddisfatti» è scesa dal 48,3 al 38,9 per cento. In crescita le categorie dei preoccupati, amorfi, disagiati, questi ultimi attestati su un 24,2% da record. Il motivo? Il lavoro e il carovita, come nel resto d’Italia, unito però al crescente timore delle «invasioni barbariche». La parola sicurezza significa «lotta alla criminalità» per il 57,9% dei bolognesi, e fin qui siamo alla scoperta dell’acqua calda. Ma al secondo posto c’è un 18% di cittadini che declina questo termine esclusivamente come «controllo dell’immigrazione», per chi ha pratica di statistica è un numero notevole, seguito da un 15% di «lotta al degrado».
Nella dotta Bologna, gli stereotipi xenofobi sono in crescita esponenziale, quasi raddoppiati rispetto al 2003. I bolognesi percepiscono lo straniero sempre più come «sporco», «portatore di malattie», «maleodorante». E il 58,4% di loro (?6% rispetto al 2003) si dice convinto che nella loro città la criminalità sia in aumento. I dati sui reati commessi sostengono il contrario. Ma è la percezione che conta e genera un 30% di popolazione con una forte tendenza «legge e ordine», quasi interamente dovuta alla repulsione nei confronti dello straniero.
«Quali fatti le danno fastidio nella zona in cui abita?». A Bologna la prima risposta a questa domanda è diventata (15%) «la presenza di extracomunitari», considerata molto più grave del traffico di droga (6,5%) e della prostituzione. Quelli che «gli immigrati tolgono lavoro agli italiani» sono una minoranza in crescita (dal 15 al 22%), calano i bolognesi disposti a riconoscere l’assistenza sanitaria gratuita agli extracomunitari (dal 55 al 43%). L’analisi di Anderlini: «Questi dati ci dicono chiaro che qui la linea classica di mediazione della sinistra non tiene più. Cofferati ha capito che l’idea di una occupazione territoriale della città è sempre più radicata. E si è messo in sintonia con la gente. Ma al tempo stesso, come dimostra la vicenda dei lavavetri, rischia di incrudire questo sentimento».
La sindrome da accerchiamento produce effetti stranianti, comprime l’idea di legalità in un unico stato d’animo. Da 1 a 10, la pirateria stradale (voto 9,3) e l’evasione fiscale (9) sono considerati i crimini più gravi. Ma precedono di poco reati più «leggeri» come quelli dei graffitari (8,2) e l’accattonaggio di lavavetri e consimili (6). C’era una volta la Bologna aperta, paciosa e tollerante. Adesso c’è una città dove la metà dei suoi abitanti (43,7%) ha paura del buio e di quel che c’è dentro.