Il sindacato internazionale: basta crimini in Colombia

La situazione sindacale in Colombia costituisce oggi una delle più grandi preoccupazioni del movimento sindacale internazionale. E’ questo il paese che detiene il record del maggior numero di uomini e donne uccisi per avere svolto attività sindacali, oltre 70 nel 2005. E negli ultimi quattro anni il numero di violazioni di diritti umani e sindacali è considerevolmente aumentato e i sindacalisti sono stati oggetto di rapimenti, tentati omicidi, sparizioni, minacce, detenzioni e torture. “Ammazza, che Dio ti perdona! ”, si canta nelle favelas colombiane, raccontate in un film del 1992 di Giuseppe Ferrara, dove la vita non vale più di due soldi. E ancora oggi il clima in cui si vive è di vergognosa impunità, a fronte della violenza sistematica e mirata contro i sindacalisti, siano essi dei funzionari o dei delegati di base, violenza che rimane il maggiore ostacolo all’esercizio dei diritti del lavoro.
Proprio in considerazione di questa situazione, in coincidenza con la discussione sulla politica commerciale della Colombia all’ordine del giorno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) dal 22 al 24 novembre, la Confederazione Sindacale Internazionale (Csi) ha appena pubblicato un rapporto sulle norme fondamentali del lavoro in questo paese.

La Costituzione colombiana del 1991 riconosce i diritti di formare il sindacato, di contrattare e di scioperare. Ma tutto ciò rimane di fatto lettera morta. Numerosi sono i meccanismi, illegali e persino legali, che limitano o impediscono l’esercizio di questi diritti. Nella realtà quotidiana infatti gli attacchi contro lo sciopero, la contrattazione collettiva e il tentativo di organizzare il sindacato sono molto ricorrenti. Il quadro è desolante: la contrattazione collettiva è vietata nel settore pubblico; la discriminazione nei luoghi di lavoro è fortissima, sia verso le donne che nei confronti delle minoranze indigene e degli afro-colombiani, che sono numerosi tra i disoccupati, i sottoccupati e la parte più povera della popolazione. Solo nel 2005, 15 donne sono state ammazzate, 102 minacciate di morte, 10 arrestate arbitrariamente, 15 molestate e perseguitate per attività sindacali. Nei settori di produzione non “formali”, vale a dire nell’economia che il mondo occidentale definisce sommersa, sono moltissimi i bambini al lavoro. Mezzo milione di questi lavorano nelle miniere o nelle coltivazioni di coca, di cui la Colombia è il primo produttore e esportatore mondiale. Sono atroci la pratica di lavoro forzato ed il traffico di persone, anche minori, soprattutto a fini di prostituzione. Più di diecimila bambini sono forzatamente reclutati come combattenti per i gruppi armati.

Ancora più grave, e quindi da non sottovalutare, è il ruolo che le pubbliche istituzioni assumono nel perpetrare queste violazioni di diritti umani e sindacali. Il settore dell’istruzione è uno di quelli più duramente colpiti: 44 dei 70 sindacalisti uccisi nel 2005 provenivano dalla scuola e il 72% delle azioni dirette contro l’attività sindacale nello stesso anno ha riguardato lo stesso settore.

Il Governo ha ripetutamente tentato di indebolire le forze sindacali, distruggerne l’immagine e scoraggiare i lavoratori a sindacalizzarsi. I comportamenti sindacali illegali degli imprenditori rimangono generalmente impuniti e le politiche governative di gestione delle ristrutturazioni e delle privatizzazioni vengono condotte con logiche antisindacali. La conseguenza immediata è la crescente drastica riduzione degli iscritti, che rappresentano oggi appena il 4,6% della forza lavoro.

Il Governo afferma che la violenza contro i sindacalisti è l’effetto del conflitto armato all’interno del paese, che dura da 40 anni. Alla luce dei dati del 2004, la realtà mostra, comunque, che seppure il 70% dei mandanti e degli esecutori dei delitti rimane sconosciuto, la maggior parte dei casi che vengono accertati viene attribuita a forze paramilitari per il 50%, a funzionari statali per il 40%, a delinquenti comuni per il 7% e per il 3% a gruppi ribelli.

Alcune imprese vengono accusate di servirsi del conflitto armato come copertura della violenza finalizzata ad eliminare i sindacati o ad indebolirne la capacità contrattuale. Altre sono state accusate di utilizzare forze paramilitari per allontanare i sindacati. Purtroppo il Governo della Colombia non ha voluto svolgere alcuna indagine sui possibili legami tra gruppi armati, forze armate e imprese private.

Il documento redatto dal sindacato internazionale si conclude con una lunga e dettagliata serie di richieste indirizzate al governo della Colombia ed all’Organizzazione Mondiale del Commercio, affinchè si ponga fine al clima di impunità, vengano ripristinate giustizia e legalità e sia garantito il rispetto dei diritti umani e sindacali.