«Il servizio pubblico radiotelevisivo? E’ indispensabile»

«Il 40% circa della popolazione italiana “si ciba” ancora solo di televisione». In uno scenario mediatico dominato da una grande ondata digitale, da quasi 40 milioni di utenti dei cellulari, da quasi 15 milioni di navigatori del “web”, cresciuti negli ultimi cinque anni di oltre cinque milioni, di 2 milioni di utenti della tv satellitare che si attestano a 6,5 milioni, la tv resta per quasi venti milioni di italiani la principale fonte di cultura, di informazione e di intrattenimento. Un dato di per sé scioccante. A spiegarlo è Raffaele Pastore, responsabile comunicazione del Censis. «Per questo motivo – aggiunge – bisogna stare molto attenti al tipo di servizio che si offre agli italiani perché la tv sta alla base della “dieta”. Ed ancora – precisa – in questo contesto il servizio pubblico resta fondamentale e prezioso e va irrobustito».

Nell’ultimo rapporto del Censis/Ucsis si parla una vera “ondata digitale”, la società si trasforma?

In realtà a livello collettivo non è cambiato molto.

Cosa significa?

Significa che occorre fare delle precisazioni. Per quanto ci riguarda – da sociologi – si sa ormai che se aumenta a livello individuale l’uso e la quantità del numero dei media, questo certamente incide sulla qualità della vita e sullo standard individuale. Ma se i dati si analizzano a livello collettivo è necessario dire che se si tiene conto della stratificazione della società il fatto che vi siano in circolazione quasi 18 milioni di cellulari in più, oltre a 4 milioni di nuovi utenti di computer, tutto questo non scalfisce affatto o di molto poco la struttura fondamentale della società. Nel senso che da questo impatto non vengono modificati a livello collettivo gli strati culturali della società. Le fasce deboli e povere non hanno affatto usufruito di questo cambiamento mediatico. Solo nelle classi più alte ci sono quasi 600mila persone in più che fanno uso di media. E il dato non incide affatto su quelle che sono le fasce più deboli della società su cui il “”peso”” dei media non incide.

Vale a dire che resta ancora quel “gap” mediatico nella nostra società, nonostante l’avanzata del web, del satellitare, dello stesso digitale?

Sì, naturalmente, ripeto, un conto è l’analisi a livello individuale un’altra a livello collettivo dell’uso dei nuovi media ma inviterei a riflettere anche su un’altra questione.

Quale?

Nel nostro rapporto abbiamo rilevato per esempio che nonostante internet e i nuovi media non siano più un mistero per gli italiani, i quotidiani per esempio “tengono” ancora. Subiscono è vero una flessione di 1,8 milioni di lettori, mantenendo però la barra di utenti abituali poco sotto i consolidati 20 milioni, e come utenti complessivi si mantengono sui 27 milioni e mezzo di lettori. Tiene anche la quota di circa 24 milioni di lettori di libri che flettono di pochissimo fra i lettori abituali, attestandosi sui 15,8 milioni, e crescono molto nella quota di lettori occasionali (+2,4 milioni); stesse le dinamiche articolate di tenuta che riguardano i settimanali (22 milioni di lettori complessivi) e i mensili (11,6 milioni). Eppure occorre far notare che ancora il 40% della popolazione italiana, nonostante appunto questa rivoluzione mediatica, utilizza ancora la televisione come principale fonte di informazione e di riferimento per i propri bisogni mediatici.

Vuol dire che per il 40% degli italiani la tv rappresenta ancora l’unico mezzo a disposizione?

Sì, intendo dire proprio questo. E aggiungo che proprio per questo è necessario stare molto attenti. La tv sta alla base, per dire così, della “dieta” degli italiani. Ecco perché va fatta bene. Perché inoltre a cibarsi della televisione sono le fasce più deboli, che non hanno strumenti per comprendere il mondo. E’ la parte più debole anche per livelli di istruzione. Da qui suggerisco che, ancora e a maggior ragione, è necessario rilanciare e rafforzare il servizio pubblico radiotelevisivo.

Lo ritiene anche lei indispensabile?

Assolutamente sì. Lo ritengo non solo indispensabile ma necessario e, in base alle cose che ho detto, oggi è ancora più prezioso e non può che essere irrobustito.