Il Senato americano vara le leggi sulle armi

«Il voto di oggi è storico, la libertà ha prevalso». Il Senato statunitense è andato in vacanza venerdì notte regalando ai suoi cittadini una serie di brutte leggi. Una di queste protegge i costruttori di armi, che hanno salutato con gioia la scelta dei senatori. Dopo aver definito «storico» il voto, i dirigenti della Nra (National rifle association), la più potente lobby dei difensori della libera circolazione di Colt e Winchester, ringraziano gli eletti dei due partiti che si sono espressi a favore e spiegano che «l’America è un posto migliore e più sicuro dopo l’approvazione di questa legge».
Il progetto approvato porta il nome di “Protezione del commercio legale di armi” e ha come obbiettivo quello di impedire che le vittime di armi da fuoco possano rivalersi in qualche modo contro chi le produce e le vende. La questione è presto spiegata: negli Stati Uniti, dove ogni anno muoiono circa 30mila persone per ferita da arma da fuoco, succede che spesso i commercianti vendano fucili e pistole anche a persone che non ne avrebbero il diritto, potenzialmente pericolose, con precedenti penali. Questi lo fanno in parte aggirando le leggi oppure alle grandi fiere ed esposizioni dove il via vai di fucili e pistole automatiche e tale che non c’è modo di prendere con attenzione i dati di chi compra.

Fino a ieri, una persona ferita (o il parente di un ucciso) che avesse ricostruito la provenienza dell’arma che lo aveva colpito, scoprendo che era stata venduta con leggerezza, avrebbe potuto rivalersi contro il commerciante. Allo stesso modo, la lobby che si batte contro la libera circolazione di Uzi, Ak47 e 44 magnum, non potrà usare le vie legali per condurre le sue battaglie. A volte infatti, i produttori vengono citati in giudizio per aver commercializzato tipi di pallottole o fucili dalla potenza eccessiva per lo scopo per cui son concepiti. Di solito i processi si concludono con assoluzioni, ma le udienze servono a far discutere ed a portare in prima pagina il tema del gun control – la limitazione della circolazione delle armi. Da domani non se ne parla più.

A votare a favore del provvedimento sono stati quasi tutti i repubblicani (in due si sono espressi contro) e 14 democratici. Il partito di minoranza aveva tentato di introdurre qualche limite alla commercializzazione di alcuni proiettili (i cosiddetti copkiller, ammazzasbirri) e di lasciare qualche possibilità di ricorso legale. Non c’è stato niente da fare. I senatori democratici che più si sono battuti contro la nuova legge, la hanno definita un regalo alla Nra, che con il peso dei suoi quattro milioni di associati è spesso determinante per decidere il destino di un seggio parlamentare.

Il peso della lobby pro armi i democratici lo hanno sentito dopo che, nel 1994, hanno approvato il Gun control act voluto da Bill Clinton. Quella legge costò il posto a una ventina di democratici alle elezioni successive ed è finita in soffitta l’anno scorso (dopo dieci anni avrebbe dovuto essere reiterata, ma l’amministrazione Bush si è ben guardata da riproporla). Molto dura la reazione delle associazioni; la John Brady campaign, fondata da un ex membro dell’amministrazione Reagan ferito e rimasto paralizzato in seguito al tentativo di omicidio dell’ex presidente il 30 marzo 1981 spiega che «Ormai le aule di tribunali sono chiuse per le vittime delle armi da fuoco». Il portavoce della campagna sottolinea come la nuova legge renda più facile ad eventuali terroristi il procurarsi le armi («Un venditore senza scrupoli potrà denunciare di aver perso dei fucili e venderli al nero senza paura di essere perseguito»).

Per non di manica larga contro i terroristi, il Senato Usa, ha anche deciso di rendere permanenti una serie di misure contenute nel Patriot act, la legge anti terrorismo che autorizza una serie di provvedimenti restrittivi senza tutele. La legge è passata all’unanimità, dopo che i democratici hanno ottenuto che venisse inserito qualche limite (ad esempio l’Fbi avrà bisogno di un’autorizzazione del giudice per monitorare la posta elettronica dei sospetti).

Non contento di questi due colpi messi a segno grazie al sostegno del Parlamento, il presidente Bush sta pensando di approfittare della vacanza delle camere per nominare John Bolton ambasciatore all’Onu. Da mesi la proposta dell’amministrazione viene bloccata dalle commissioni parlamentari che ritengono Bolton inadatto alla mansione affidatagli. Ma quando i senatori sono in vacanza, il presidente può procedere alla nomina anche senza approvazione. Ed è questo a cui sta pensando George W.