Il ruolo Usa nella «rivoluzione democratica» kirghiza

Dollari e democrazia

Dopo l’uscita di scena di Askar Akayev si conclude, con un altro punto a favore di Washington, questo nuovo round in Asia centrale. E, a giochi fatti, si scoprono le carte (truccate). «Gli Stati uniti hanno contribuito a preparare la via per l’insurrezione in Kirghizistan», titola The New York Times fornendo una serie di particolari. Dopo il crollo dell’Urss gli Stati uniti varano la «Legge per il sostegno alla libertà» (1992), sulla cui base aiutano le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale ad attuare la «transizione economica e democratica». In tale quadro affluiscono in Kirghizistan grossi finanziamenti, nell’ordine di centinaia di milioni di dollari. Vengono così attuate le «riforme economiche», ossia le privatizzazioni con cui si arricchiscono i gruppi di potere a partire da quello del presidente Askar Akayev. Contemporaneamente vengono promosse le «riforme democratiche» per sostituire il gruppo di potere di Akayev, che si barcamena tra Mosca e Washington, con uno che faccia la scelta di portare il Kirghizistan completamente nella sfera d’influenza statunitense.

Il compito di formare la nuova classe dirigente viene affidato all’Università americana in Kirghizistan, una istituzione «privata» finanziata dal governo statunitense. Nel suo campus in un parco nel centro di Bishkek, promettenti kirghisi (opportunamente selezionati) studiano economia, relazioni internazionali, giornalismo, sociologia e altre materie secondo i programmi delle università statunitensi. E, per permettere loro di acquisire pienamente «i valori della libertà e della democrazia», vengono mandati in «viaggi di istruzione» negli Stati uniti. I risultati sono ottimi: dall’Università americana in Kirghizistan escono i più capaci leader delle «organizzazioni non-governative» che organizzaranno l’«insurrezione» contro il presidente Akayev. E tra coloro che partecipano con profitto ai «viaggi di istruzione» negli Stati uniti c’è anche Kurmanbek Bakiyev che, dopo il rovesciamento di Akayev, assumerà le cariche di primo ministro e presidente.

Contemporaneamente, la Fondazione nazionale per la democrazia, «organizzazione privata non-profit» con sede a Washington, apre in Kirghizistan una ventina di centri di formazione di attivisti. La Casa della libertà, altra «organizzazione privata non-profit» con sede a Washington, si occupa invece degli strumenti mediatici. Apre una tipografia, in cui viene stampato il giornale dell’opposizione Msn, fondato da Alexander Kim con un finanziamento diretto del governo Usa. E’ questo giornale a condurre la campagna contro Akayev e a farsi portavore dei moti di piazza. E, quando il governo tenta di metterlo a tacere tagliando la corrente elettrica alla tipografia, interviene direttamente l’ambasciata americana a Bishkek, che fornisce due generatori. Ciò permette di stampare in un giorno 200000 copie di una edizione speciale, che vengono diffuse nel momento più caldo. L’«informazione» è assicurata allo stesso tempo da Radio Azattyk, succursale kirghisa di Radio Europa Libera / Radio Libertà, e da Osh Tv, emittente televisiva «indipendente», ambedue finanziate dal governo Usa.

Non c’è quindi da stupirsi che Edil Baisolov, leader di una coalizione di «organizzazioni non governative» kirghise finanziate da Washington, dichiari: «Sarebbe stato assolutamente impossibile fare tutto questo senza l’aiuto statunitense». Ma, dato che per niente Washington non fa niente, ora il Kirghizistan deve ripagare il debito, permettendo agli Stati uniti non solo di rendere permanente la grande base aerea che hanno costruito a Manas presso Bishkek, ma anche di allargare la loro presenza militare in quest’area di primaria importanza strategica. Contemporaneamente, dietro pressione di Washington, il nuovo governo kirghiso potrebbe far chiudere la base russa di Kant presente sul suo territorio. I dollari investiti da Washington nella «transizione democratica» del Kirghizistan sono stati ben spesi.