Il ritorno delle banlieues

Mentre a Bagnolet e a Nanterre, dove nella notte sono stati incendiati due autobus, i trasporti erano in agitazione per protestare contro queste nuove violenze, il primo ministro Dominique de Villepin, a un anno dall’esplosione delle banlieues, ha abbandonato per un giorno gli ori dei palazzi della Repubblica e convocato la tradizionale conferenza stampa mensile in una delle cittadine della periferia parigina, a Clergy Pontoise. Per dire che «non è vero quello che sento qui e là», cioè che non è stato fatto nulla per le banlieues nell’anno trascorso: Villepin ha ricordato la «politica di rinnovamento urbano», che riguarda 2 milioni di abitanti con un finanziamento pubblico di 35 milioni di euro, le misure di incoraggiamento all’occupazione per le «zone sensibili», i 100 milioni di euro versati di nuovo, dopo la chiusura dei rubinetti avvenuta con il ritorno della destra al potere, alle associazioni di quartiere, che fanno opera di mediazione.
Ma molti sindaci, a cominciare da quello di Clichy-sous-bois (comune dove avevano avuto inizio le rivolte), denunciano l’abbandono. Tutti si rendono conto che la riabilitazione dei quartieri degradati è «l’opera di una generazione» e che non sono sufficienti dei palliativi, devoluti per di più con maggiore generosità solo perché in questi mesi si è aperta la campagna per la presidenziali. Le dichiarazioni violente del ministro degli interni Nicolas Sarkozy, che ha anche deciso che gli autori di agguati a poliziotti – fatti che si sono verificati nelle ultime settimane – saranno giudicati in corte d’assise (quindi con pene più pesanti), la forte tensione con la polizia in seguito alle aggressioni recenti, da un lato, accanto a fattori contingenti, come il ritorno massiccio dei media a causa dell’anniversario e l’inizio delle vacanze d’autunno dall’altro, possono creare un cocktail esplosivo in questi giorni.
La «concorrenza» tra quartieri, già all’opera per gli agguati ai poliziotti, nella sera di mercoledì si è concentrata sugli incendi di autobus: alle 22, a Nanterre, sulle linea 258 e all’una di notte a Bagnolet, linea 122, con armi da fuoco in pugno. Villpein ha reagito annunciando «fermezza» per trovare i colpevoli, perché «non ci possono essere nella Repubblica delle zone di non diritto». Il ministro della giustizia, Pascal Clément, parla di «molta umanità e molta fermezza» nei confronti dei giovani. La Ratp, la società dei trasporti urbani parigini, propone invece «misure preventive», un’azione di dialogo, per far capire ai giovani in rivolta l’importanza dei collegamenti per gli abitanti dei quartieri più isolati.
Mercoledì, la destra è stata molto reticente prima di accettare di ricevere all’Assemblea alcuni rappresentanti della marcia organizzata nella rive gauche dal collettivo AC le feu, dove alcuni hanno anche cantato la Marsigliese. Questo collettivo, nato dopo le rivolte a Clichy-sous-bois, ha fatto nei mesi scorsi il giro di Francia su un autobus, per raccogliere le preoccupazioni, le paure, i desideri, le speranze degli abitanti non solo dei quartieri difficili, ma anche dei comuni che si sentono abbandonati nella Francia rurale. Il risultato è uno spesso «cahier de doléances» con 20mila interventi, presentato mercoledì a tutti i gruppi parlamentari, uno ad uno («simbolicamente avremmo voluto che ci ricevessero tutti assieme – affermano a AC le feu – perché noi abbiamo lavorato tutti assieme per fare questo giro»). Nella marcia parigina c’erano i giovani di Clichy, ma anche le rappresentanti di associazioni di donne di Lione, di abitanti di diverse città. Le testimonianze rivelano, una volta di più, che i problemi principali non sono la «sicurezza» come martella Sarkozy, ma il bisogno di riconoscimento sociale, il lavoro, le prospettive per il futuro dei figli. L’associazione ha riassunto questi interventi in una ventina di proposte concrete, che riguardano le principali preoccupazioni, cioè il lavoro, le discriminazioni, le ineguaglianze. «Si tratta di un risveglio, di un appello – spiega il portavoce di AC le feu, Mohammed Mechmach – è, semplicemente, un atto di cittadinanza».