Il rapporto dell’Onu sui rifugiati: «In aumento il numero degli sfollati»

Nove milioni in fuga per vivere

La buona notizia è che nel 2004 le persone che hanno fatto richiesta di asilo sono state 9,2 milioni, la cifra più bassa degli ultimi 25 anni. La brutta notizia è che sono ancora tanti, troppi al mondo coloro che sono costretti ad abbandonare casa e affetti per salvare la propria vita. Uomini e donne, ma anche bambini, in fuga a causa di una guerra, oppure perché perseguitati per le proprie idee religiose o politiche o perché appartenenti all’etnia sbagliata. E se non fuggono all’estero, sono costretti e migrazioni interne al proprio Paese d’origine. Cresce sempre di più, infatti, il numero degli sfollati interni (fenomeno legato anche alla crisi del Darfur) passato da 17 a 19,2 milioni di persone. Cifre che danno il polso di un dramma che si consuma ogni giorno e per spiegare il quale non basta solo la disperazione. Anche per fuggire, infatti, serve coraggio. Proprio per questo l’Unhcr – l’organismo delle Nazioni unite che si occupa dei rifugiati – ha deciso di intitolare la giornata mondiale del rifugiato che si è celebrata ieri al «Coraggio di essere rifugiato». «Sorprende l’abilità dimostrata da molti rifugiati di essere coraggiosi, spesso per la maggior parte della loro vita, se non per l’intera durata», ha spiegato Walter Irvine, delegato in Italia dell’Unhcr, mentre Antonio Guterres, Alto commissario Onu per i rifugiati, ha ricordato come «dietro ogni numero c’è un uomo». «Se da un lato possiamo rallegrarci del fatto che vi sia stata una riduzione del numero di rifugiati e un aumento in quello dei rifugiati rientrati nel proprio paese, dobbiamo allo stesso tempo ricordare che ognuno di questi 9,2 milioni di uomini, donne e bambini ha subìto il trauma dell’esodo forzato e che nel mondo vi sono ancora diversi milioni di sfollati interni che al momento non ricevono assistenza».

I rimpatri. Proprio i rimpatri a cui Guterres fa riferimento, hanno consentito l’abbassamento del numero dei rifugiati. Nel 2004 sono state 904 mila le persone che hanno fatto ritorno in Afghanistan e 194 mila in Iraq. Anche l’Africa ha visto tornare a casa un consistente numero di rifugiati: 90 mila in Angola, altrettanti in Burundi, 57 mila in Liberia, 26 mila in Sierra leone, 18 mila in Somalia, 14 mila in Ruanda e 13.800 nella repubblica Democratica del Congo. In tutto sono 27 i paesi che nel corso dell’anno hanno visto rientrare più di 1.000 persone.

L’Italia e l’Europa. I rifugiati presenti nel nostro paese sono circa 15 mila, pari a 0,27 ogni mille abitanti, ovvero un rifugiato ogni 3.600 abitanti. Un numero decisamente inferiore rispetto ad altri paesi dell’Unione europea. Sempre per quanto riguarda l’Italia, nel 2004 sono state presentate 7 mila domande di asilo, delle quali quelle accolte sono state 780. Cifre basse, specie se paragonate alla situazione esistente in altri paesi europei. In Germania, ad esempio, vi sono 876 mila rifugiati, contro i 289 mila del Regno unito, i 100 mila dei Paesi bassi e i 150 mila della Francia. Sempre Francia, Germania e Regno unito, inoltre, nel 2004 hanno ricevuto tra le 35 e le 60 mila domande di asilo ognuno. Complessivamente, le persone assistite dall’Unhcr in Europa sono 4,4 milioni, mentre in Asia sono 6,9 e in Africa 4,9.

Record europeo. Secondo l’Unhcr è la Serbia il paese europea che ospita il maggior numero di rifugiati, ovvero più di 365 mila di cui 139 mila da Bosnia e Croazia e 226 mila dal Kosovo. Fino a qualche tempo la cifra era ben più alta, e per l’Unhcr non è diminuita solo perché in tanti hanno potuto fare rientro nelle proprie case, ma anche perché molti hanno ottenuto la cittadinanza serba e altri sono emigrati verso paesi occidentali. Sempre secondo l’Unhcr, sarebbero 70 mila i serbi tornati in Bosnia, 50 mila in Croazia e in Kosovo solo 12 mila. «Tra quelli che sono tornati – ha detto però Dragisa Dabetic, responsabile serbo per i rifugiati – molti sono dovuti tornare indietro, perché non hanno trovato possibilità di lavoro o mezzi di sostentamento».