Il raid di Ramallah pesa sul vertice della pace

La “Battaglia di Ramallah” segna il «vertice della pace» di Sharm el-Sheikh. L’ombra dei quattro palestinesi uccisi in un raid israeliano nella capitale cisgiorda-
na, che ha portato all’arresto di quattro ricercati, ha condizionato negativamente il faccia a faccia tra il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente egiziano Hosni Mubarak.
La «battaglia di Ramallah». Secondo quanto riferito da fonti palestinesi, le truppe israeliane con una copertura aerea di elicotteri da combattimento, sono giunte nel centro di Ramallah a bordo di jeep, di blindati e di alcuni bulldozer. Durante gli scontri, quattro giovani palestinesi sono stati uccisi e più di venti feriti, alcuni in modo grave.
Il «vertice della delusione». Il fatto che l’incursione a Ramallah sia avvenuta poche ore prima del summit è stato sottolineato da tutti i media arabi, creando non poco imbarazzo a Mubarak. Un imbarazzo accentuato poi dal fatto che la maggior parte del raid, con le sue scene di violenza, è stato ripreso in diretta dall televisione palestinese i cui studi si trovano vicino al sito obiettivo dell’operazione.
Così, in coincidenza con l’inizio del vertice, l’agenzia di stampa egiziana Mena ha diffuso un primo dispaccio nel quale ha riferito che Mubarak ha espresso a Olmert «la condanna e l’indignazione dell’Egitto per l’operazione militare» a Ramallah. Una condanna, quella del raìs egiziano, a cui si accompagna quella, non meno dura e politicamente significativa, esternata dal presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen): il raid – denuncia Abu Mazen – dimostra che gli appelli israeliani per la pace e la sicurezza «sono falsità». Impietosa, la televisione egiziana, a sua volta, trasmette scene a distanza del colloquio in cui si vedono ma non si sentono i due statisti discutere animatamente con un grande agitare di mani. Le immagini anticipano quel nervosismo che di lì a poco prenderà corpo nelle parole pronunciate dal presidente egiziano nella conferenza stampa congiunta con il premier israeliano. Il raìs esordisce affermando che «Israele non otterrà la sicurezza in questo modo ma solo con sinceri sforzi di pace».
Olmert, che definisce «molto franco» il colloquio col presidente egiziano, dice che l’operazione di Ramallah si è sviluppata in modo diverso da come era stata programmata e ha espresso il suo rammarico per le vittime che ha causato: «Mi dolgo se a Ramallah sono rimasti coinvolti innocenti – rileva il premier israeliano – ma Israele è costretto a portare avanti operazioni per rafforzare la sua sicurezza». Nulla di fatto, dunque. Olmert era andato a Sharm el Sheikh con tre questioni centrali nella sua agenda; l’insuccesso finora degli sforzi per ottenere la liberazione del caporale Ghilad Shalit, rapito il 25 giugno scorso da un commando palestinese a Gaza, malgrado l’intensa mediazione dell’Egitto; il continuo contrabbando di armi destinata a Hamas dal Sinai alla Striscia e la necessità di rafforzare politicamente Abu Mazen nel suo aspro confronto col premier Ismail Haniyeh (Hamas). Nella conferenza stampa non sono emerse indicazioni di una prossima liberazione di Shalit. Mubarak ha ricordato che questa è legata anche alla scarcerazione di detenuti palestinesi in Israele. Sulla questione del contrabbando d’armi nella Striscia, Mubarak avrebbe promesso a Olmert un impegno ancora maggiore per prevenirlo, ricordando però al tempo stesso che «nessun confine può essere chiuso ermeticamente». C’è accordo sul sostegno al presidente dell’Anp, ma non è chiaro in che modo questa dichiarazione d’intenti dovrebbe sostanziarsi. Le armi tornano a crepitare anche a Gaza. A scontrarsi sono miliziani di al-Fatah e di Hamas. Tra i morti, c’è un alto ufficiale di uno dei servizi di sicurezza palestinesi filo al-Fatah, Mohammad Raib. E nella notte, si continua a sparare nella Striscia.