Il Pt di Lula è morto? Viva il Pt

Analisi della partecipazione di base alla elezioni interne del partito dei lavoratori del Brasile travolto dallo scandalo tangenti

Il cadavere è in buono stato di salute. Nonostante il suo funerale sia stato più volte celebrato nei titoli di prima pagina, negli editoriali, nei programmi radiofonici e nei telegiornali nelle ore di maggiore ascolto, il Partito dei lavoratori (Pt) mostra di poter raccogliere le forze di cui ha bisogno la sinistra brasiliana per rimettersi in piedi. Trecentoquindicimila militanti del partito hanno preso parte al voto nella prima tornata delle elezioni interne. Si tratta della più grande dimostrazione di forza organizzativa e politica di un partito nella storia di questo Paese, dimostrazione avvenuta nel bel mezzo della più sfrenata battaglia “bushista” contro il Pt ad opera di poteri editoriali che l’hanno compiuta scegliendo forti accenti totalitari.
Attaccano il Pt, ma non per gli errori che ha commesso. Approfittano dei suoi clamorosi errori – che richiederebbero pene esemplari non fosse altro che per l’occasione offerta su un piatto d’argento alla destra – per cercare di distruggere la sinistra attraverso il Pt, la principale forza di sinistra in Brasile. Attaccano con il rancore dell’élite che ha visti minacciati i privilegi di cui gode da sempre. A compiere l’operazione sono giornalisti e commentatori che di solito amano mostrarsi d’accordo con il potere economico. Approfittano dell’appoggio di gruppi di sinistra, ma in realtà, l’obiettivo perseguito non è combattere la corruzione: è soltanto mettere fuori gioco il Pt.

Creano nuovi personaggi mediatici, li spacciano per dissidenti del Pt dedicando loro un’attenzione enorme e ampi spazi di visibilità negati, per esempio, ai Sem terra. Mai il Movimento dei senza terra ha potuto contare su spazi televisivi vagamente paragonabili a quelli concessi ora ai detrattori del Pt per poter denunciare gli effetti del neoliberismo e le sue guerre, le banche e gli speculatori. Questi personaggi si lasciano manovrare, si fanno intervistare, accettando la condizione implicita di attaccare il Pt e di non affrontare altri argomenti. A condividere l’obiettivo di distruggere il Pt sono la destra tradizionale (consapevole che la sinistra, senza il Pt, risulterebbe indebolita per un lungo periodo) e i dissidenti (coscienti che fino a quando esisterà il Pt come partito di sinistra, lo spazio a loro disposizione rimarrà molto esiguo).

Nonostante ciò il cadavere del partito è in buono stato di salute. Magari potessero dare analoga dimostrazione di vitalità altri partiti brasiliani come il Psdb (il partito dell’ex presidente Cardoso), o il Pfl (il Fronte liberale), il Pps (popolaresocialista) o il Pdt (partito democratico del lavoro). Se queste formazioni si sottoponessero al giudizio dei militanti, come sta facendo il Pt con le elezioni interne, sarebbero costrette a misurare la reale consistenza delle loro basi, chiarire come compongono le loro liste e quali sono i meccanismi di selezione dei dirigenti. Quale partito in Brasile potrebbe resistere a una campagna tanto dura come quella lanciata contro il Pt? Un trattamento simile è sempre stato risparmiato agli altri partiti. Perché? O perché godono di una maggior fiducia da parte delle classi dominanti brasiliane o perché si guardano bene dall’infastidirle. Sarebbe bello che questi altri partiti fossero in grado di attraversare un processo – come sta facendo il Pt – che mostri quanti militanti hanno, come sono in grado di mobilitarsi, quanti sono, chi sono. Si nascondono invece dietro sigle, sostenendo gli attacchi al Pt in un largo fronte coccolato dai poteri monopolitici dell’informazione.

Il Pt affronta il secondo turno delle sue elezioni interne con il confronto tra un candidato che rappresenta la continuità con la vecchia direzione e un candidato della sinistra del partito. Per la prima volta, quest’ultima si gioca realmente la possibilità di tornare ad essere egemone nel partito. Per imporsi la sinistra avrebbe bisogno di uno sforzo di unità tra tutte le varie correnti che non si limiti a criticare i metodi della vecchia direzione, ma si batta anche contro l’adozione del modello neoliberista e la politica economica del governo.

Triste ruolo sarebbe quello di quanti decidessero di abbandonano il partito in un momento come questo. Dimostrerebbero di essere stati interessati solo alla vittoria del loro candidato. Dimostrerebbero di fare un uso strumentale della democrazia, ossia si rivolgerebbero contro l’accusa che la sinistra del partito fa alla vecchia direzione. Se non rimanessero a sostenere il candidato di sinistra al secondo turno dimostrerebbero di non essere solidali con la sinistra. Dimostrerebbero di non avere spirito unitario, un’accusa che è stata regolarmente rivolta alla sinistra e che in questa elezione è stata superata in positivo grazie all’accordo di mutuo sostegno tra i candidati contro la vecchia direzione. Finirebbero per confermare una facile profezia: prima abbandonano il partito sabotando così di il candidato di sinistra e poi diranno di averlo fatto perché sapevano che non avrebbe vinto.

Assumerebbero, tra l’altro, un’odiosa posizione di bassa politica, subordinando alla scadenza elettorale la loro scelta di uscire dal Pt per potersi iscrivere a un’altra formazione e magari riuscire a farsi rieleggere in Parlamento. Renderebbero più difficile la vittoria della sinistra.

Chi esce ora dal Pt lo fa togliendo margine alla possibilità di un nuovo futuro per la sinistra. Perché ciò sia possibile serve impegno democratico e dirigenti che aggreghino e non che dividano ulteriormente, che sappiano costruire consenso a sinistra. C’è bisogno di spirito unitario, di solidarietà e di tenacia. L’etica, in politica, si persegue con dirigenti nei quali si possa avere fiducia.

E’ evidentemente possibile compiere un lavoro serio nella sinistra anche stando fuori dal Pt, ma questo presuppone che non si prenda il Pt come bersaglio prioritario, scatenando una lotta fratricida all’interno della sinistra e disperdendo con ciò quelle energie che normalmente non si impiegano contro la destra, il neoliberismo, il capitalismo, l’imperialismo. Sottrarsi alla virata che le elezioni interne del Pt in questo momento favoriscono, rivela un grave errore di valutazione dello stato della sinistra e dello scontro con la destra. La sinistra dalla distruzione del Pt non ha nulla da guadagnare. Non si costruisce in positivo qualcosa di nuovo dalle rovine di quanto esisteva. Non è stato così in Germania, non è stato così in Cile, non sarà così neanche in Brasile.

Il Pt si è rafforzato con la prima tornata elettorale interna, malgrado i suoi detrattori e malgrado tutti coloro che, anche a sinistra, ne decretavano prematuramente la morte. Questo, però, è solo il primo round della prima battaglia per il riscatto. Resuscitare il Pt non è un fine in sé, ma è sì un passo fondamentale per il riscatto della sinistra che può dirsi tale solo se costruisce un fronte anti-neoliberista e antimperialista.

E’ pur sempre un buon inizio. Una vittoria della sinistra, con l’emergere di un numero sempre crescente di militanti, può costituire la leva per fare appello a un fronte di tutti i settori di sinistra del Brasile, dentro il Pt e fuori, dentro il governo e al di fuori di esso, perché la divisione di fondo è quella tra destra e sinistra, che attraversa il governo, e non quella tra “governisti” e oppositori, che usa confondere destra e sinistra anziché indurle a polarizzarsi nettamente nella lotta contro il neoliberismo e le guerre imperiali. Un possibile percorso per questa ricomposizione è un seminario che raduni tutti, per elaborare un modello post-neoliberista e i metodi per realizzarlo, nonché l’approvazione della legge di consulta popolare tramite referendum e plebisciti, che renda possibile una consulta nel 2006 sulla politica economica desiderata dai brasiliani.

Un Pt rafforzato e rinnovato costituisce un patrimonio. Dovere della sinistra è battersi perché si raggiunga tale obiettivo nel secondo turno delle elezioni interne, come un passo in avanti nel riscatto della sinistra brasiliana e del Brasile stesso. Tante grazie per le espressioni di condoglianze premature inviate al Pt. Chi le scrive potrebbe cimentarsi anche con qualche editoriale di analisi della forza di mobilitazione del Pt. L’élite brasiliana non si libererà tanto presto del partito dei lavoratori. I suoi privilegi non sono al sicuro. La lotta di classe che produce e riproduce, che tenta di sopprimere sulla carta e di nascondere nelle immagini, le si ritorcerà fatalmente contro come un boomerang.

Traduzione dal portoghese di Titti Pierini