Il Prc farà le sue primarie sul governo

Si terrà in autunno, in semi-contemporanea con le primarie che incoroneranno Walter Veltroni a leader del Pd, «la consultazione vincolante e di massa sulla nostra presenza al governo». E sarà – come scrive il documento finale approvato ieri, a larghissima maggioranza (il 90,1%, che vuol dire 146 voti su 162), dal Cpn, il parlamentino di Rifondazione comunista -«vincolante».
Deciderà la consultazione (rivolta «a tutto il popolo delle sinistre», il che vuol dire che sarà presto e formalmente proposta a Sd, Pdci e Verdi) il «se» e soprattutto il «come» proseguire nella partecipazione diretta al governo. Rifondazione chiederà a elettori, iscritti e militanti se deve continuare a far parte del governo, uscirne o dare solo l’appoggio esterno. Le modalità della consultazione – che pare sia stata fortemente voluta da Fausto Bertinotti – sono ancora in mente dei, o meglio in quella dei vertici del partito. Quasi sicuramente, però, sarà rivolta «a tutti gli elettori di Rifondazione e della sinistra», spiega il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, «anche perché, se fosse rivolta ai soli iscritti, si tratterebbe di un congresso surrettizio». Il congresso, il settimo, Rifondazione lo deve ancora convocare. E sarà in ogni caso anticipato rispetto alla scadenza naturale (l’ultimo si tenne a Venezia nel 2005), per l’inizio del 2008. Quando verrà celebrato registrerà due fatti politici di rilievo. Da un lato, la minoranza trotzkista (Cannavò-Turigliatto-Malabarba) sarà già bella che uscita. “Sinistra critica”, infatti, darà luogo a una mini-scissione che avrà per tappe un’assemblea di area e poi la scissione vera e propria, in autunno. Dall’altro, le minoranze interne, che al congresso di Venezia sfio-

ravano, sommate tutte assieme, il 40% dei consensi, sono ridotte ai minimi termini. O perché hanno perso pezzi per strada (i trotzkisti al quadrato del Pel, il partito comunista dei lavoratori fondato da Marco Ferrando) o perché sono confluite nella maggioranza. Come ha fatto, proprio ieri, l’area di “Essere comunisti”, guidata dal senatore Claudio Grassi e dal deputato Alberto Burgio, seppur pagando un prezzo non di poco conto, la mini-scissione interna, dell’Ernesto (dal nome della rivista omonima), capeggiata da Gianluigi Pegolo e Fosco Giannini. I due hanno presentato, al pari dei trotzkisti e di un’altra minoranza, quella (infinitesimale) di “Falce e martello” (Claudio Bellotti), una gra-gnùola di documenti alternativi e di ordini del giorno in dissenso con la maggioranza, dal «no alla Tav» a quello alla «contro-riforma delle pensioni» fino al rifiuto delle «alleanze a sinistra» per tutte le prossime amministrative. Hanno preso un numero esiguo di voti, (tra i 12 e 16) ma hanno mandato su tutte le furie la maggioranza, che li ha giudicati «inammissibili», se non «provocatori».
Anche la maggioranza bertinottia-na, che ha per epicentro il segretario Giordano, e si regge sull’asse con il ministro Ferrerò e il capogruppo al Senato Russo-Spena da un lato e con il capogruppo alla Camera Migliore dall’altro, ha diversi guai al suo interno. Dalla fronda «di destra» (Gianni) a quella «di sinistra» (Mantovani, Barba-rossa). In ogni caso, le minoranze del Prc sono da ieri super-minoritarie. E la maggioranza potrebbe esserne più che soddisfatta, se non fosse che Giannini, proprio come Turigliatto (e Fernando Rossi, già fuoriuscito, ma dal Pdci), di mestiere fa il senatore. E la «contro-

riforma della pensioni» non ha alcuna intenzione di votarla, esattamente come Turigliatto. Vuol dire due, forse tre, voti in meno, per il governo Prodi, al Senato. Senza dire che lo “scherzetto” potrebbe palesarsi già in occasione del voto sul Dpef, calendarizzato per il 25 luglio, a palazzo Madama, in cui il governo Prodi ha inserito il via libera alle «grandi opere», Tav in testa.
Un nuovo leader che potrebbe mettere d’accordo le diverse anime delle minoranze in realtà ci sarebbe: si chiama Giorgio Cremaschi e, di mestiere, fa (per ora) il segretario nazionale della Fiom. Ha parlato sabato, poi è andato via senza nemmeno votare, ma non prima di aver incrociato le lame della
polemica con il responsabile economico del Prc Maurizio Zipponi. E quale ha difeso a spada tratta l’accordo, in via di pressoché definitiva definizione, con Prodi e Padoa-Schioppa, sulle pensioni, ed escogitato proprio da Zipponi e dal ministro Ferrerò. Per Cremaschi, si tratta invece di «un compromesso al ribasso che fa subire al partito una mutazione genetica: il Prc, alleandosi con Mussi, diventerà un Pds in sedicesimi», tuona. E liquida le proposte di Giordano, consultazione popolare compresa, con una citazione dotta, e cioè come «fumo a manovella». Solo che la citazione è di Rinaldo Scheda, antico vicesegretario nazionale della Cgil. Che la usava, guarda caso, per bollare proprio le intemperanze della Fiom, negli anni 70