Il Ponte tra le due mafie

Il ponte delle illusioni, il ponte del malaffare, il ponte: un’opera faraonica, inutile e dannosa. Così lo hanno definito le realtà che da oltre un decennio si battono contro la realizzazione di questa mega opera.
Associazione ambientaliste, movimenti di base, partiti politici, pezzi importanti di sindacati, centri sociali, scout, e tanti, tantissimi cittadini e cittadine, come quelli che sono scesi in piazza, a Messina, lo scorso 22 gennaio. Erano oltre diecimila, accompagnati, inoltre da un’ampia delegazione proveniente dalla Val di Susa. Si diceva una volta nord e sud uniti nella lotta ma oggi questa lotta vale molto di più.

Negli ultimi anni il consenso del movimento “No Ponte” è cresciuto in modo smisurato, all’inizio c’erano solo i soliti “addetti ai lavori”, e qualche docente universitario che già dai primi anni novanta sostenevano la tesi che non sarebbe stato il ponte a risolvere i mali atavici di questa difficile realtà meridionale. Oggi il movimento “No Ponte” è un pezzo importante del più ampio movimento globale, quel movimento che in questi anni ha riempito le strade delle città meridionali per chiedere pace, solidarietà, giustizia sociale, diritti. Già, quei diritti che il Mezzogiorno d’Italia non ha mai conosciuto, e che a gran voce dopo Scanzano, Melfi, Acerra, vengono rivendicati anche in riva allo Stretto.

Tutto questo anche grazie ai due campeggi di lotta che si sono svolti negli scorsi anni a Cannitello, popolosa frazione di Villa San Giovanni, e che hanno visto la partecipazione di centinaia di cittadini della zona e il coinvolgimento delle diversi realtà di lotta, meridionali e non solo.

Anche le Istituzioni stanno facendo la loro parte, non capita spesso. L’Amministazione comunale di Villa San Giovanni con il testa il giovane sindaco, Rocco Cassone (Margherita), già all’indomani della sua elezione prese, grazie anche alla presenza di Rifondazione Comunista all’interno della Giunta, una posizione chiara e coraggiosa: il Ponte non è una priorità, era l’autunno 2002, oggi il programma dell’Unione dice la stessa cosa.

Quando l’Unione sarà al governo saranno bloccate tutte le procedure per la realizzazione dell’eco mostro. Così come è accaduto anche in questi giorni a Bari, dove anche grazie all’impegno di Nichi Vendola si è proceduto all’abbattimento di Punta Perotti. Così come hanno già fatto Cassone e la sua Giunta, che respingendo la variante al piano regolatore che prevedeva la modifica della linea ferroviaria ha di fatto già da qualche anno messo in crisi la Stretto di Messina SpA e soci.

Il ponte costerà oltre sei miliardi di euro, ma di questi solo 2,5 sono disponibili, quelli che il governo vuole spendere attraverso la società di Stato Fintecna.

Ma soprattutto sarà il territorio ad avere la peggio, una devastazione ambientale barbara e senza precedenti voluta da Berlusconi e i suoi compari, il partito del cemento, della progettazione, migliaia di miliardi di vecchie lire date in pasto alle cosche locali che si spartirebbero gli appalti e i subappalti: dal movimento terra in poi tutto fa gola da queste parti per avere facili guadagni. Cantieri, zone di escavazione e discariche, vie di accesso e strade di servizio invaderanno la parte nord di Villa San Giovanni, Campo Calabro e Scilla.

Tante sono quindi le incognite su questa mega opera, poche invece le certezze, ma significative. La prima: se mai un giorno l’opera sarà ultimata non è vero che sarà più veloce attraversare lo “Stretto”, gli aliscafi attualmente assicurano la traversata in poco più di venti minuti, e poi che senso ha fare il Ponte se per attraversare la Calabria, quando sei fortunato, ci metti almeno tre ore per andare da Reggio a Cosenza, gli stessi che ci volevano negli anni 70? La seconda è che quest’opera non porterà nulla al territorio ma solo devastazione ambientale e speculazioni edilizie, un film già visto troppe volte in questa terrà: non darà lavoro, non darà sviluppo, sarà solo il ponte tra le due mafie. Il 9 aprile mandare a casa Berlusconi e i suoi compari vuol dire anche invertire la tendenza e dare una speranza diversa a questo territorio.